A SATURDAY TRIP TO THE LONDON FASHION WEEK
Lettera da Londra di Fabio Coruzzi -
E’ sabato mattina, sfinito, sono le sette, mi alzo dal letto e c’e’ un bellissimo sole sulla faccia, devo essere alla presentazione della collezione di Maria Francesca Pepe, giovane stilista che opera tra Londra, Milano e Parigi.
Ho fatto delle istallazioni su commissione, per la sua presentazione: degli alberi scarniti, neri, i rami come tentacoli scuri.
Arrivo alla Somerset House, palazzo storico sulle rive del Tamigi, ci sono tanti fotografi, un paio di loro mi fermano e chiedono di fotografare i miei guanti in pelle vintage, erano di mia mamma, li indossava piu’ di vent’anni fa. Poi fotografano i miai stivaletti in pelle comprati a pochi pounds, la mia coppola vintage comprata al mercato dell’ usato di Foggia, occhiali finti RayBan.
Mentre il fotografo si spende inutilmente verso la mia persona, mi accorgo di essere in ritardo, penso anche di sentirmi ridicolo nel mezzo dell’ entrata ad arco col sole in fronte mentre questi tizi fotografano i cosiddetti accessori.
Non resisto piu’, mi scuso e corro verso l’ingresso della palazzina dove alloggia la collezione di MariaFrancesca. Tutti hanno i badge magnetici per entrare, tranne me che ho anche dimenticato l’invito. Mi faccio avanti mentre la security mi viene incontro. Strano. Penso a una spiegazione rapida e dico tutto d’ un fiato: “sono Mr Fabio Coruzzi e sono qui per Miss Maria Francesca Pepe, stilista”.
Mi aspetto una risata in faccia, invece mi fanno passare. Forse sono stati i guanti di mamma, o forse gli occhiali del marocchino a fare bella impressione…mah! Detto tra noi, la security lasciava a desiderare.
Arrivo al primo piano, e c’e un’ altra bella ragazza, una P.R., controlla il mio nome sulla guest list. Ovviamente non c’e’. Intravedo i miei alberi nella sala attraverso l’ entrata. Istintivamente esclamo: “ecco i miei alberi!” . Manifesto emozione per le mie piccole creature, concepite, progettate e create nel mio studio di Hackney, dopo mille peripezie. Vederli li, accanto a delle modelle piu’ magre dei rami neri scarniti, sortiva un certo effetto.
Gli alberi piacciono anche alla PR che esclama: “Oh, sei tu l’ artista che li ha fatti? Sono davvero belli!”, poi mi accompagna nella sala. Meno male, perche’ il mio nome non era nemmeno nella sua lista…
E’ la prima volta che partecipo a un progetto che riguarda il mondo della moda. Di solito fashion e arte non ci azzeccano, per quanto riguarda il processo creativo e la concezione basata piu’ sullo stile che sui contenuti. C’e’ sempre una prima volta per tutti (e per tutto).
Ma la cosa che ricordero’ di piu’ saranno i fotografi, erano un ‘ esercito. Tanti fotografi che fotografavano tutto.
Anch’ io fotografavo: fotografavo i fotografi che fotografavano, loro facevano click e io li inseguivo facendo click. Poi mi fermo a far delle foto a una modella che posa accanto all’ albero. Sapro’ che ha 15 anni, magra da far impressione, alta come una doppia mazza da scopa. Una scultura semovibile dalle linee regolari, tutte le modelle sembravno sketches in 3D che seguivano gli obiettivi. Macchine della moda di una professionalita’ esasperante, perche’ il mondo della moda e’ un mondo dove si celebra il fantastico, pensavo di aver aiutato a inscenare una fiaba ma ho finito col trovarmi dentro una fiaba, una fiaba colorata, frizzante, innovativa. E’ la fiaba della moda, e’ la fiaba dove vede protagonisti i sogni di giovani di talento, tanti dei quali sono Italiani, spesso sconosciuti in patria ma apprezzatissimi all’ estero..
Sono di ritorno verso casa, c’e’ un sole fantastico e il Tamigi sembra cromato, di un argento luccicante. Decido allora di andare a piedi, lungo il fiume. Adoro camminare lunghi percorsi, sono l’occasione buona per pensare alle cose belle… pensavo all’ ultima volta che sono stato in Italia, durante il periodo natalizio. Qualche amico mi ha fatto notare che i problemi dell’ Italia erano dovuti anche a quelli che, come il sottoscritto, hanno “lasciato l’ Italia”, rimproverandomi che sono “tutti voti sottratti alla legalita’ per sconfiggere i manigordi al potere”…
Figurarsi le risate sceme che mi son fatto!
Non risposi allora, ma quel Tamigi cromato di quel sabato mattina, mi ha ispirato delle parole che adesso scrivo.
Quelli come me non hanno “lasciato l’ Italia”: innanzitutto perche’ l’ Italia e’ un paese e non una fidanzata. Aggiungo poi che quelli come me sono emigrati all’ estero ed e’ una parola ben diversa con significati e problematiche ben piu’ profonde.
Altra questione i cosiddetti “voti sottratti”. No credo piu’ al voto. Che dire: sottraggo un voto a chi mi ha “sottratto” la possibilita’ di crescere culturalmente nel luogo dove sono nato, a chi ha “sottratto” la possibilita’ di vivere in un paese dove chi non merita va avanti e chi e’ onesto e’ un coglione; a chi ha “sottratto” al mio paese memoria storica e onesta’ intellettuale per potersi rigenerare nel nuovo millennio.
So che rischio di essere un qualunquista, mi rivolgo a quei politicanti di professione che, dalle loro auto blu, si preoccupano di mantenere alta la reputazione della patria: non preoccupatevi, se dipendesse da voi, avrei gia’ chiesto asilo politico alla Birmania. Molta gente come me e’ all’ estero per poter conservare e promuovere pezzi di cultura Italiana: la cultura della creativita’e innovazione, la cultura Italiana del cosmopolitismo, della voglia di lavorare, di confrontarsi, di crescere e di aprirsi al mondo, a quello “spazio differente” del quale oggi l’ Italiano medio ha paura, manco fossimo negli anni Cinquanta.
E allora no ho pentimenti, perche’ lasciando la mia terra, ho sottratto non solo un voto ma anche un bel paio di braccia e gambe da dare in pasto al sistema mafioso che ha bisogno di giovani che il sistema considera “sbandati”, un po’ come il sottoscritto.
Quel weekend al Somerset House vi erano piccoli pezzi d’Italia, pezzi di sogni, di speranze, di sacrifici ma anche di soddisfazioni. Se l’Italia e’ amata all’estero, e’ grazie non a chi fa proclami col trapianto pilifero in ceralacca, ma grazie alla dedizione di milioni di Italiani in tutto il mondo, che ogni giorno si alzano al mattino e si fanno un mazzo cosi’.
Se cosi’ non fosse, allora Cristoforo Colombo avrebbe fatto il pescivendolo e Marco Polo lo scarparo.
PS: Ovviamente, il mio cuore Italiano si dissocia da personaggi balordi come dal CT, il Principe sfigato, il pupo biscazziere e il tenore vestito da magnaccia.
PS:Scusate il velato eufemismo, ma la canzone “Italia Amore Mio” fa veramente cagare.
Peace
F.C.

