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8 Mar 2010

Arezzo, Archivio Vasari, il lunedì della verità

 La Nazione (Arezzo), Salvatore Mannino -

Riusciranno i nostri eroi a evitare che vada all’asta l’archivio Vasari misteriosamente (mica tanto) pignorato?

Che gli eredi Festari, ed eventualmente i russi loro acquirenti, siano eroi è questione tutta da verificare, ma certo nessuno, come loro, ha interesse a evitare che l’incanto di domani a Casa Vasari, in via XX Settembre, ora fissata per l’inizio delle operazioni le dieci del mattino, si faccia davvero. Se non altro perchè hanno da rimetterci (i Festari) una barca di quattrini, ossia qualcosa come 147 milioni di euro.

Quanto ai russi vedrebbero probabilmente sfumare un affare, e un affaire, nel quale hanno già investito palate di rubli, convertiti in euro, congelati in una banca in attesa che scadano, il 20 marzo, i termini per l’esercizio del diritto di prelazione da parte dello stato. Scadenza che trasformerebbe in contratto l’opzione irrevocabile d’acquisto sottoscritta il 20 settembre a Mosca e confermata in novembre.

Ebbene, in questo mare in tempesta di manovre e contromanovre, oggi è il giorno decisivo, o i Festari pagano i 700 mila euro necessari a estinguere il pignoramento entro sera, oppure domani l’Archivio va all’asta con tutti i suoi capolavori, dal sonetto autografo di Michelangelo all’autoritratto di Giorgio Vasari, dalle lettere dei Granduchi amici del biografo principe del Rinascimento a quelle dei grandi Papi del 500.

Tertium non datur, il che, fuori dal latinorum, significa che bluff, ammesso che ce ne siano mai stati, non sono più possibili.

L’avvocato Guido Cosulich, legale degli eredi del conte Giovanni, morto prima di vedere andare in porto l’affare della vita, assicura che sarà il lunedì dei soldi che transitano dalle tasche dei Festari alle casse di Equitalia, la Spa del tesoro che ha acceso il pignoramento a garanzia di un debito col fisco che è appunto di circa 700 mila euro e che ha poi avviato l’azione esecutiva, ossia la richiesta di vendita del bene preso a pegno, cioè l’Archivio.

L’unica difficoltà, secondo fonti vicine agli eredi, è che Equitalia non ha ancora comunicato qual è la cifra esatta da pagare: 700 mila euro più spiccioli, d’accordo, ma quanto sono gli spiccioli?

Già stamani gli uomini della proprietà avvieranno il pressing per ottenere il rendiconto del debito, a costo, si dice, di chiamare i carabinieri. L’ASSEGNO circolare per Equitalia è già pronto, manca solo di scriverci l’ammontare esatto e poi di girarlo alla società creditrice.

E i soldi da dove arrivano, visto che notoriamente, in attesa di entrare in possesso dei 150 milioni, gli eredi non navigano nell’oro? I cavalieri bianchi sarebbero personaggi romani interessati al buon andamento dell’affare, legati agli ambienti romani dell’immobiliarista Enrico De Martino, il procuratore che ha sottoscritto i contratti moscoviti su delega dei Festari.

Intanto, al ministero dei beni culturali scaldano i motori: se l’asta si farà, domani a Casa Vasari ci sarà un direttore generale, pronto ad alzare il dito sulla base d’asta di 2 milioni e 600 mila euro (un’enormità in meno della cifra concordata con i russi) e su ragionevoli rialzi.

Chi l’avrà vinta, lo stato che gioca al ribasso o i Festari che difendono l’affare del secolo?

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