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9 Mar 2010

Archivio Vasari: sospesa l’asta. E i proprietari evitano lo scippo

carte-vasarifoto-perticai.jpgdi Massimo Puglisi -

Dice lapidaria l’Ansa : -E’ stata sospesa all’ultimo momento l’asta fissata per questa mattina ad Arezzo per la vendita dell’Archivio Vasari. La decisione e’ stata presa dal giudice per le esecuzioni immobiliari di Arezzo, che ha accettato il ricorso presentato ieri dalla famiglia Festari, in merito al prezzo base fissato per l’asta. Sospeso anche il pagamento del debito dovuto dagli eredi ad Equitalia per tasse non pagate. Il prezzo base era stato fissato in 2,6 milioni di euro.  

Il rappresentante di Equitalia Paolo Bartoletti ha preso atto e controfirmato l’ordinanza di sospensiva dell’asta dell’archivio Vasari. Intanto uno degli eredi spiega: ‘Non ci hanno mai mandato il fax con il numero del conto su cui versare quanto rivendicato da Equitalia

Le parti in causa erano tutte presenti questa mattina di fronte alla Casa Vasari. I Festari, proprietari delle preziose carte, Luciano Scala dirigente del Ministero dei Beni Culturali e con delega per partecipare all’asta, l’avvocato della Società russa, che ha dichiarato l’intenzione di acquistare l’Archivio Vasari, superare il vincolo pertinenziale per poi portarlo in giro per il mondo attraverso esposizioni.

Il dottor Scala ha dichiarato che la sua presenza stava a significare che lo Stato vuol comprare l’archivio, ma si è guardato bene, giustamente, dal dire che che somma disponeva.

Se ne ricava che il giudice ha ritenuto intanto fondata l’opposizione dei proprietari in merito alla stima di 2.6 milioni di euro per l’archivio, perchè evidentemente il valore è di gran lunga superiore, cosa che a chiunque abbia avuto a che fare con le stime di beni culturali saltava subito agli occhi.

” Ma che parametri hanno usato per stimare questo archivio?” ci siamo chiesti in tanti. “Se c’è una offerta reale di 150 milioni è possibile che questo archivio sia stimato 2 milioni e seicentomila?”

Secondo: che il creditore deve rendersi reperibile dal debitore alla fine dell’estizione del debito.

Terzo: che il vincolo che si mette a un bene culturale per la sua rilevanza storico - artistica, qualsiasi esso sia, e vale anche per quello pertinenziale (sempre che sia lecito, e su questo ho qualche riserva) non può avere l’effetto di abbassarne il valore, ma casomai ha quello di alzarlo. Questo terzo punto è fondamentale, perchè un vincolo non ha e non può avere lo scopo di abbassare il valore economico di un bene di proprietà privata, che invece va stimato a valore di mercato, basta leggere il Codice Urbani (2004): ma è sempre stato così fin dalla legge Bottai (1939), passando da quella Melandri (1999).

L’ottica che l’arte debba valere poco ed essere acquisita dallo Stato a un prezzo che qualche volta dire basso è poco -con tutti i mezzi - è una cosa tutta italiana, e ci spiega anche perchè l’arte italiana ha poi un valore di mercato così basso, perchè lo stesso dipinto di Fontana, Canaletto o Guido Reni valga in Italia meno della metà di quanto realizza a Londra o New York, perchè gli artisti italiani siano degli sfigati, perchè i laureati in beni culturali siano in stragrande maggioranza disoccupati, perchè le partite IVA del popolo dell’arte siano in forte diminuzione e non abbiano ricambio generazionale, perchè i nostri restauratori, che sono i migliori del mondo, non solo non diventano certo ricchi, ma vivono la loro professione in modo precario, e anche perchè una custode può buttare fuori orchestra e spettatori dal Pantheon alle 18 e interrompere un concerto, convinta che sia a casa sua, intoccabile e garantita (speriamo la mettano a fare qualcosa di più adatto a lei).

Al momento quindi per il caso dell’Archivio Vasari, ma la cosa può allargarsi,  è sconfitta la logica del “voglio i capolavori a poco prezzo” che un paese pieno di scorie ideologiche in materia di beni culturali, della loro gestione e del loro valore economico, ancora si porta dietro.

Non è chiaro se ci sarà una prossima asta, prossima udienza il 17 marzo, o se l’aquisizione delle carte dell’Archivio da parte dello Stato sia affidata all’eventuale utilizzo del diritto di prelazione a 150 milioni di euro, cosa impensabile.

E’ chiaro che in molti si chiedono quanta forza giuridica possa avere il vincolo pertineziale, che qualcuno, allarmato, a partire dal Sindaco Fanfani, chiede di rafforzare, sempre che questo sia giuridicamente lecito e possibile e non si scontri contro la Costituzione e con il dettato europeo. Ma questo apre un altro capitolo, che ritengo che i russi e non solo loro, abbiano già indagato.

Da notare che Bondi e Fanfani, il ministro e il sindaco che parevano costretti a fare il gioco del cerino sulla questione, anzi spinti a forza da una parte della stampa e dalle segreterie politiche a contrapporsi, hanno invece entrambi retto bene e interpretato nel modo giusto il loro ruolo. Miracoli non ne possono fare.

Sia chiaro che loro sono gli incolpevoli terminali di una indifferenza nei confronti di questo archivio, iniziata ben 88 anni fa, e su cui la città di Arezzo ha qualcosa, anzi molto, da rimproverarsi, fino alla richiesta un po’ comica - Monica Guerritore - che i prorietari facciano il bel gesto di regalarlo.

Vero è che il bene non è stato mai valorizzato se non dai tanti articoli di stampa apparsi nell’ultimo anno, che almeno ci hanno detto cosa c’è nell’archivio.

Ma del resto è vero o no che per molti l’arte italiana è una cosuccia su cui vale spendere solo se porta turismo, e che grande questio di questo archivio é soltanto una specie di telenovela?

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