Testata di informazione sul mercato dell'arte e la cultura
Direttore Paolo Vannini - Direttore Editoriale Pierluigi Massimo Puglisi

Articoli News Musei e Gallerie Preview Spettacolo Restauro Design Fotografia Antiquari Mercato Antiquario
Aste Europee Aste Italiane Aste Extra Europee Aste Press&Top Lots Rassegna Stampa Libri e Riviste

11 Mar 2010

I Festari fanno causa allo stato. Citati in giudizio ministero, sovrintendenze e Comune: carte malconservate e non valorizzate. “Un colpo di mano”

 La Nazione, di Salvatore Mannino -

Più che un intrigo  internazionale è un labirinto, un gioco di battute alla maniera del Pier Capponi che si studiava alle elementari, quello che oppose la famosa risposta: «Suonate pure le vostre trombe che noi risponderemo con le nostre campane».

Ecco: Equitalia (lo stato, dunque) dà un colpo di squillo con la richiesta di messa all’asta (a vuoto) dell’archivio Vasari? Gli eredi Festari e il team di professionisti e di imprenditori che li affiancano dribblano la minaccia e replicano con un’altra bordata giudiziaria: la citazione in giudizio, davanti al tribunale di Firenze, del ministero dei beni culturali, della sovrintendenza ai beni archivistici per la Toscana, della sovrintendenza ai beni culturali di Arezzo e del Comune.

Contestazione la cattiva conservazione e la mancata valorizzazione delle pregiatissime carte rinascimentali, obiettivo ottenere la gestione di una miniera di capolavori di cui i Festari sono solo tecnicamente proprietari.

In realtà, la famiglia aveva avviato la causa già da qualche settimana, in silenzio, senza enfatizzazioni, magari anche allo scopo di spianare la strada ai russi cui si è impegnata a vendere l’Archivio, ma il bando d’asta che l’entourage dei Festari è riuscito a sventare solo in extremis, grazie alla sospensiva decisa dal giudice Agnese Di Girolamo sul ricorso d’urgenza dell’avvocato Guido Cosulich, ha dato fuoco alle polveri.

L’altro avvocato degli eredi, Alberto Marchetti, che è anche uno dei protagonisti della trattativa con la «Ross engineering», è convinto che Equitalia sia stata solo una longa manus, che si sia trattato di un «un colpo di mano col quale avrebbero voluto sfilarci l’archivio al prezzo ridicolo di 2 milioni e 600 mila euro”.

E allora fuoco a volontà, anche pubblicizzando la citazione in giudizio cui l’avvocato aveva già accennato nel corso della sua improvvisata conferenza stampa-esternazione a Casa Vasari, sotto la neve.

E’ stata un po’ una scena da film. Con Marchetti e il compagno di cordata Enrico De Martino, l’immobiliarista che ha firmato il contratto moscovita per conto dei Festari, che partono da Roma per Pisa, con in tasca, raccontano loro, l’assegno da 700 mila euro per estinguere il debito-pignoramento con Equitalia. A mezza strada vengono raggiunti dalla notizia che il giudice ha sospeso tutto, girano la macchina e si dirigono verso Arezzo, dove arrivano a cose fatte ma in modo spettacolare: con la Porsche di De Martino che imbocca via XX Settembre a tutto gas e a marcia indietro. Lieto fine e colonna sonora non di musica ma di parole durissime contro “lo stato protervo”.

I profili giuridici che i legali portano davanti al tribunale di Firenze sono tre.

In primis, dicono, la sentenza d’appello che riconobbe la proprietà al conte Giovanni stabilisce anche implicitamente che la gestione tocca ai Festari e non alla sovrintendenza.

In subordine, la disponibilità del bene deve tornare agli eredi perchè lo stato lo conserva male, in un armadio, esposto al rischio di incendi e furti, e non lo valorizza affatto.

Di qui la richiesta di danni: i giudici riconoscano alla famiglia i mancati introiti di un archivio invisibile.

UNA VERA e propria dichiarazione di guerra, che rimette in discussione la sostanza del vincolo sulle carte: «Siamo stati vittime - dice Marchetti - di mesi di angherie e insinuazioni, hanno detto che era tutto un bluff, ora invece si vede che i russi ci sono. Difficile che ministero e sovrintendenze si rassegnino ai Festari, o ai russi, che un giorno bussano alla porta e dicono al custode: ora i padroni siamo noi. Più probabile che si scateni una nuova battaglia legale, che si apra anche un conflitto strisciante di cavilli e controcavilli.

Il 22 marzo scadono i termini per l’esercizio del diritto di prelazione dello stato, altrimenti l’archivio va ai russi. Ma davvero, si domanda lo stesso Marchetti, la mano pubblica si rassegnerà al passaggio di mano di un bene tanto prezioso senza ulteriori colpi di coda?

Nel riquadro: UN NETWORK ACCANTO AGLI EREDI Ormai è evidente: i Festari, formalmente proprietari unici, non portano avanti da sali l’affare Vasari. Lo ammettono anche ambienti a loro vicini: ad agire è un gruppo internazionale, un network di imprenditori e professionisti di cui fanno parte Enrico De Martino, immobiliarista, che ha già pagato in passato un pignoramento sulle carte, l’avvocato Alberto Marchetti e altri personaggi.

Share

Lascia un commento

 Gli Articoli di EOS

La Bambina nel Castello dentro il Museo, una favola dipinta da Nicoletta Ceccoli

Parma. Guttuso. Passione e Realtà.

FIMA “Per non Dimenticare l’Aquila”. Asta di Beneficenza a Cortonantiquaria

Venti di Eos. Previsioni dal 1 settembre 2010

Urbanistica. Tor Bella Monaca, Rosponi (Associazione Ce.s.a.r): “ad ottobre presentazione master plan su Corviale”

Venezia, Pier Luigi Nervi - Architettura come Sfida, Palazzo Giustinian Lolin dal 28 agosto