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17 Apr 2007

Intervista a tutto campo con l’Onorevole Pietro Folena

folena-h-collagew.jpgCosa potrebbe cambiare per il settore dell’arte? Molto.

 Per concessione di Eoasarte.it - pubblicato il 17.04.2007 . di PierLuigi Puglisi, foto Marica Petti

Di indagini conoscitive il Parlamento ne aveva fatte su tutto, ma non sulla situazione dell’arte e degli artisti italiani.

Poi la Commissione Cultura della Camera con le audizioni del Tavolo per l’arte contemporanea ha dato il via ad una lavoro destinato ad allargarsi. E gli infiniti e annosi problemi del nostro “popolo dell’arte” saranno così sintetizzati in un unico Documento che sarà per tutti un punto fermo da cui ripartire.

Con il Presidente Folena abbiamo avuto la possibilità di porre domande a tutto campo: dal mondo dell’arte contemporanea a quello degli antiquari e case d’asta, dalle necessità di essere competitivi anche abbassando l’Iva sulle vendite, al riutilizzo di normative che già esistono, all’idea di una Pubblicità Progresso per diffondere gli acquisti d’arte, al mondo della formazione.

Ma il Presidente Folena ha qualche idea in più, una sorta di interfaccia permanente del mondo dell’arte che impegni le istituzioni a fare rete complessivamente, includendo il mercato.

Domanda: La sua Commissione sta attuando una Indagine conoscitiva che si rivela sempre più importante per il mondo dell’arte. Fino ad ora ci sono state audizioni che hanno riguardato il mondo del contemporaneo, ma pensa che si potranno estendere a quello dell’arte antica, gli antiquari, le case d’asta, le organizzazioni delle maggiori manifestazioni del settore, in modo da avere un panorama completo della situazione? 

On. Folena: E’ in agenda di chiamare anche gli antiquari, quando lo chiederanno ufficialmente. Quindi li sentiremo anche se l’oggetto dell’indagine al momento non è rivolto all’arte in genere ma a quella contemporanea. Penso che si può decidere in futuro di allargarlo al mondo del mercato dell’arte in senso più generale, anche se come prima trance ci occuperemo del “mercato contemporaneo come grande questione” sia per la incidenza della questione fiscale, sia per gli effetti che essa può avere sul mercato e sugli artisti.

Ci occuperemo anche di come sia possibile promuovere l’arte contemporanea italiana all’estero da parte del settore pubblico e quindi di come il ministero dei beni culturali per la parte che si occupa del contemporaneo possa essere rafforzato, e degli Istituti di Cultura italiani all’estero, facendo attenzione su come possano diventare strumenti più operativi. Tutto questo al momento con l’attenzione rivolta alla questione del contemporaneo.

Domanda:  Riguardando tutti i documenti finora presentati, se dove ora si legge “arte contemporanea” si leggesse semplicemente “arte”, non si vedrebbe che i problemi i larga parte coincidono?

On. Folena: Si. Certamente coincidono dal punto di vista fiscale, economico, e di mercato, però devo dire che se la questione riguardasse solo tali aspetti, la Commissione Cultura non sarebbe competente, e sarebbe invece materia della Commissione Finanze o di quella che si occupa di Attività Produttive. Noi siamo molto interessati al contenuto delle richieste che ci vengono fatte, e la cosa infatti era partita con la formazione di un Tavolo per l’arte contemporanea, anche se poi le misure che saranno prese avranno un carattere erga omnes, cioè  per l’intero settore dell’arte. Quindi non escludo che appena terminata questa prima fase che vede al centro dell’attenzione l’arte contemporanea noi possiamo chiedere un supplemento di Indagine che non riguardi solo quella, ma anche il mondo degli antiquari ed il mercato dell’arte non contemporanea.

Domanda:  Il problema dell’arte contemporanea fu mosso qualche anno fa dall’Onorevole Enzo Carra (Margherita) anche con la proposta di abbassarne l’Iva al 4%, e ci furono fra l’altro delle interrogazioni parlamentari sull’argomento che si è rivelato di interesse trasversale. Ma ponemmo una domanda: come si farà a distinguere un pezzo contemporaneo da uno moderno? Provammo a far capire con il caso di Piero Dorazio che morì poco dopo la proposta Carra, facendo notare che abbassamento dell’Iva dal 20% al 4% se applicato solo ai pittori viventi, avrebbe quintuplicato da un giorno all’altro l’aliquota fiscale sui suoi dipinti. Non sempre si può sapere se un artista poco noto sia ancora vivente, quindi proponevamo di semplificare, abbassando l’Iva su tutta l’arte al 4% come per l’editoria, senza penalizzare nessuno, vivente o non, perchè questo permetterebbe una promozione complessiva dell’arte italiana a tutto campo e senza privilegiare nessuna epoca. 

On. Folena: Diciamo intanto che questa nostra è una Indagine di grande valore e che è la prima volta che il Parlamento si occupa di arte contemporaea. Abbiamo raccolto il grido del mondo dell’arte anche nella Finanziaria, e si è percepito che la condizione economica degli artisti, che si può estedere al mondo economico che gli ruota intorno, vive una condizione assurda, di forte disparità riguardo alla situazione dei loro colleghi europei, e che comunque lo Stato italiano considera attualmente gli artisti  alla stregua di impreditori o operatori economici, cioè sottoposti  alle medesime condizioni fiscali e legislative. Da questo punto di partenza è nata l’idea dell’Indagine.

E’ chiaro che nel corso di quest’ultima, via via che le audizioni si svolgono, se ne allarga l’ambito. Abbiamo previsto un tempo massimo per concludere i lavori, pensiamo a maggio, o forse un mese in più, ma al termine ci sarà un Documento conclusivo che darà delle indicazioni al Governo e al Parlamento.

Se, come penso, nel corso dell’Indagine e delle audizioni verrà fuori l’argomento che lei ora ha citato e sarà prevista la necessità che l’intervento fiscale sia di carattere più generale e la Commissione si convincerà della necessità e razionalità di una impostazione di questo tipo, io credo che la indicheremo i questo senso. Al termine dei nostri lavori chiederemo al Governo già in sede di Finanziaria 2008, che si presenta a settembre di quest’anno, di raccogliere queste proposte, che tra l’altro portano un gettito minore alle casse dello stato di entità limitatissima, ma di contro facendo presente che questo porterà vantaggi altissimi non solo per i singoli artisti o gallerie o mercanti d’arte, ma per tutto il settore, in modo di avere un volano e un incentivo in più.

Quindi l’obiettivo è quello di rientrare nella normativa di tipo europeo dal punto di vista fiscale, se possibile appunto di carattere generale, e che questa sia ispirata a legislazioni più convenienti come per esempio quella tedesca che è più bassa. Dunque la risposta alla sua domanda, è positiva. La nostra, ripeto, è un’Indagine sull’arte contemporanea, ma se nel corso delle audizioni viene fuori  un problema più generale del mercato dell’arte con la necessità di favorire e dinamicizzare  questo settore, non credo ci saranno troppi ostacoli a far sì che queste norme siano di carattere più generale. Conosco la proposta dell’Onorevole Carra, che non è affidata alla nostra Commissione ma alla Commissione Finanze. Ma la Relazione conclusiva della nostra indagine, che mi auguro sarà votata all’unanimità dal Parlamento, è un Documento estremamente impegnativo che spinge tutte le forze politiche, il Governo e la coalizione per la sua parte, a muoversi molto rapidamente in questa direzione. Quello che do per certo è che l’obiettivo fondamentale è di costruire un sistema il più favorevole possibile per gli  artisti e il mercato dell’arte, e che sia di tipo europeo, puntando molto su un terreno che è stato fortemente trascurato e abbandonato in questi anni.

Domanda:  Intorno allo stesso argomento, quello degli incentivi fiscali al mondo dell’arte, il senatore Guttuso agli inizi degli anni ottanta, propose e firmò la cosi detta Legge sulla Dazione, la 512 del 1982. Con questa legge, tuttora in vigore, si possono pagare per esempio anche le imposte di successione cedendo allo Stato opere d’arte invece che pagare in denaro. È usata pochissimo e oltretutto messa a dura prova dalle lungaggini burocratiche che l’hanno disincentivata. Lo scopo della legge era di stanare opere importanti dalle collezioni private delle famiglie italiane perchè potessero essere acquisite dallo Stato in cambio delle tasse. La legge esiste ma non è mai stata fatta conoscere adeguatamente, tanto che i casi noti di utilizzo sono pochi, pare una quarantina in 25 anni. Un uso maggiore potrebbe far si che le famiglie investano di più in arte, aiutandone quindi sia il commercio che l’economia, con un forte recupero dell’identità e della storia. Nell’ambito della revisione fiscale del mercato potrebbe essere incentivato un maggior utilizzo di questa Legge?

On.Folena: È una proposta molto interessante che raccolgo. Ci informeremo nei prossimi giorni sui dati ufficiali dell’applicazione di questa legge. Credo che possa essere uno strumento molto utile e si può pensare di allargare la previsione, tenendo conto che le tasse di successione sono state riviste, ma in generale credo che bisogna favorire un meccanismo fiscalmente interessante per quanto riguarda le donazioni ed anche aiutare chi vuol farle con un beneficio fiscale consistente. Quindi da un lato abbiamo il tema dell’Iva sugli artisti e sul settore, dall’altro la possibilità di favorire le donazioni e le acquisizioni delle grandi opere d’arte ad istituzioni di particolare rilievo con interessanti proposte fiscali. Io lavorerei sul termine che lei ha usato per quanto riguarda Guttusto, ” stanare” una situazione grandissima, che è cresciuta negli ultimi anni.

Domanda: Per incentivare gli acquisti d’arte in generale e quella contemporanea in particolare, si potrebbe pensare ad una  Pubblicità Progresso che per esempio dica a tutti che vale davvero la pena di acquistare arte e conservarla elle nostre case? In questo caso aiutare il mercato dell’arte significherebbe incentivare le famiglie a conservare la nostra identità culturale e familiare, perché l’oggetto d’arte che si ha in casa passa da padre a figlio e in molti casi da nonno a nipote. Incentivare tutto questo significherebbe anche dare una risposta forte ai giovani.

On Folena: Questo è uno degli  aspetti del nostro lavoro. Riguarda la Pubblicità Progresso e quindi gli strumenti della comunicazione della Presidenza del Consiglio ma anche un capitolo ancora più grosso e ambizioso, ovvero il contratto di servizio che il Governo firma con la Rai.

Un servizio pubblico che sia e resti tale, che non faccia o faccia meno reality show, come ha detto Petruccioli, e invece trasmetta programmi e messaggi che aiutino la cultura italiana in generale e l’arte in particolare. Purtroppo tenendo conto che esiste anche un mercato delle aste, che senza generalizzare, non sempre è trasparente e rispettoso dei diritti dei cittadini, dove ci sono tantissimi casi di truffe, credo che anche su questo noi vogliamo dire la nostra. Penso che il servizio pubblico in generale ed il sistema televisivo possano essere un volano che può aiutare moltissimo chi vuole comprare arte, investire in cultura, chi vuole scambiare, conoscere, che aiuti non solo i musei, le collezioni permanenti, le mostre temporanee, ma anche il sistema delle gallerie. L’incontro con il digitale moltiplicherà i canali Rai, le frequenze e di conseguenza i canali dedicati ai grandi filoni culturali e ai grandi temi artistici, che cresceranno. La crescita europea in questo senso è indicativa della potenzialità che avrebbe la televisione e la comunicazione in rapporto a questo mondo, ma in Italia manca una operazione che abbia un rilievo analogo. E’ questa è quindi una delle cose concrete che suggeriamo alle istituzioni, ciascuna per la propria competenza e indichiamo nella Relazione conclusiva.

Vorrei anche aggiungere che il mondo dei mercanti, degli antiquari, quindi un pezzo molto importate di un  problema più complesso del mondo dell’arte, ha  bisogno di far imparare alle nostre istituzioni a stare in rete. Abbiamo per esempio il ruolo del ministero dei beni culturali in cui l’arte contemporanea è il Maxi, se non si bloccheranno i lavori e si può dare un’accelerazione come Rutelli ha garantito, che può diventare il volano e vetrina principale di un mondo molto più grande. Però in proposito abbiamo bisogno di fare due interventi:

Il primo internazionale, volto ad informare e mettere in rete tutto ciò che possa diventare fonte di conoscenza e promozione, quindi i luoghi in cui l’arte italiana, non solo le mostre, le esposizioni, i musei italiani, ma anche il mercato dell’arte, che abbiano strumenti a disposizione per tutto il mondo.

L’altro, cui lei ha fatto cenno, è quello della formazione. Vorrei mettere in rete i beni culturali, il Ministero degli Esteri, dell’Università per quanto riguarda le Accademie di belle arti, il Ministero della della Pubblica Istruzione per la formazione artistica. Più che avere un solo ministero che abbia la responsabilità di tutto, va istituita una vera rete dell’arte che sia una sorta di tavolo permanente, la cui iterfaccia sia un tavolo dei soggetti, gli artisti e gli operatori, che mi auguro possa anche allargarsi e consolidarsi, che sia autonomo, della società civile, e che costringa le istituzioni a fare una politica coordinata. Quello che è mancato nel corso di questi anni è stata una capacità contrattuale del mondo dell’arte, che invece è apparso spezzato, disarticolato e diviso.

L’Indagine conoscitiva è partita certo per sensibilità nostre, ma è soprattutto da quando si è formato non un tavolo di tutti ma un nucleo aggregativo che ha incominciato a presentare un’interfaccia, che l’indagine ha preso corpo. A mio parere si avrebbe un grande risultato formando una grande rete dell’arte in Italia, e dal punto di vista istituzionale una corrispettiva rete. Va tenuto conto che abbiamo i Comuni che in questa nuova stagione spendono molto nella cultura e fanno delle politiche culturali un punto importante per la loro attività, ma anche che una parte di queste  risorse finiscono in eventi che lasciano poco di strutturale. Io ho lanciato l’idea, da perfezionare prima della fine dell’Indagine, che bisogna dare una possibilità di aiutare i giovani avendo strutture pubbliche ed usando i luoghi in dismissione, come per esempio le caserme, che vanno trasformate in officine culturali per arti visive, non solo quelle figurative ma anche videoart, il teatro, la musica, con norme che favoriscano che questi luoghi siano messi a disposizione a prezzi abbordabili. Luoghi di esposizione, luoghi di piccole fiere dove il mondo degli artisti e quello dei mercati d’arte possano esprimersi. Penso ad un grosso investimento nel corso del tempo in questo senso.

Domanda: In questa direzione alcuni assessorati alla cultura o attività produttive si muovono e già da anni in tante città d’arte si svolgono le fiere dell’antiquariato. Per esempio Arezzo è la più grande e la più antica, e diamo da anni un grande contributo all’economia ed al turismo della città, pur con tanti problemi, di mercato e normativi.

Folena:   Ho ben presente l’importanza delle fiere antiquarie in questi anni, sia per lo sviluppo di questo settore che per le connessioni con le politiche turistiche e degli eventi culturali. Proprio per questo se noi accompagniamo a queste manifestazioni, che hanno un proprio calendario, un’attività che possa essere più permanente in luoghi agibili della cultura, possiamo avere un valore aggiunto notevolissimo.

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