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28 Feb 2008

La nuova povertà, Torna il banco dei pegni

Toscana: cresciute del 10% le richieste di prestiti

Pubblicato da La Nazione, Firenze, 26.02.2008, di Olga Mugnaini

 Un tempo si diceva «evita­re di fare il passo più lungo della gamba». Un errore che pare capitare sempre più spesso, so­prattutto a chi non è abituato alla condizione di “povero”. E’ il ceto medio a scivolare piano piano nella voragine dei debiti, a fare i conti con uno stipendio che non basta più, e a vedere la fine del mese come un traguardo sempre più lontano.

Tra i tanti segnali di malessere economico che attanagliano le famiglie toscane c’è anche l’impennata di clienti al banco dei pegni. Quelli che aprono il cassetto del comò cercano la spilla d’oro ­lasciata dalla nonna o l’anello d’oro del fidanzamento col piccolo solitario e si avviano in banca sperando di raggranellare qualche centinaio di euro per fare la spesa. Quello che un tempo era l’ultima spiaggia per chi si trovava in bolletta, ora è un sistema­ di finanziamento sempre più fre­quente fui le persone “normali” che hanno bisogno di soldi per riempire il frigorifero.

La conferma viene dalle ban­che del territorio che hanno il servi­zio del monte dei pegni e che ogni giorno vedono aumentare le perso­ne che arrivano con il servizio d’ar­gento tolto dalla credenza, alla ricer­ca di contanti per pagare la rata del mutuo della casa o della macchina. Il fenomeno interessa tutte le province della regione, e mediamente vede un incremento del 10%, con punte fino al 15, come alla Cassa di Risparmio di Pisa, Lucca e Livor­no. «Se prima erano prevalentemen­te i commercianti che avevano biso­gno di liquidi - spiegano dall’uffi­cio del banco dei pegni di Pisa ­ora si rivolgono al banco un po’ tut­ti quelli che fanno parte della catego­ria dei nuovi poveri, persone che hanno bisogno anche di piccole somme per arrivare in fondo al me­se».

Nel 2007, allo sportello di Lun­garno Sonnino a Pisa sono stati più di 30.000 a varcare la soglia, conse­gnare oggetti preziosi e portarsi a ca­sa un piccolo gruzzolo, nella speran­za di rimettere insieme alla svelta i contanti necessari per riscattare i beni dati in pegno.

Il vento della crisi arriva an­che nella ripara­ta piazza del Campo a Sie­na: «Nell’ulti­mo anno ­spiega il responsabile del Monte di credito su pegno di Banca Mps, Fa­bio Broggi - movimenti e apporti sono cresciuti del 7-8 per cento, e an­che più. Ritiriamo esclusivamente oro, brillanti e pietre preziose come rubini, smeraldi, zaffiri. Fare un identikit di coloro che ricorrono al pegno non è semplice. Per lo più so­no persone che hanno problemi eco­nomici, ma ci sono anche coloro che vogliono disfarsi di alcuni gioiel­li monetizzandone il valore per otte­nere dei prestiti che, rispetto ai tassi attuali, sono convenienti».

A Prato il monte dei pegni è un ser­vizio offerto da CariPrato, e proprio il direttore generale Giampiero Ber­nardelle ha recentemente fatto il punto della situazione: «Mediamen­te abbiamo circa venti persone al giorno che necessitano di impegna­re i loro beni - afferma -. Le diffi­coltà economiche sono sempre mag­giori e credo che le banche debbano impegnarsi sempre di più per evita­re che le famiglie finiscano in mano agli usurai». Seppur a malincuore, sono soprattutto gioielli di famiglia, tra cui gli orologi d’epoca, i primi oggetti ad essere impegnati. «Nella nostra città ” continua il direttore “esiste anche il servizio Progetto Microcredito, a cui partecipiamo co­me CariPrato e a cui si rivolgono molte famiglie che si ritrovano con una spesa imprevista da sostenere: la parcella del dentista, la quota per rifare la facciata del condominio o anche il costo di un funerale, una bolletta telefonica lievitata, le rate del mutuo non più sopportabili”.

Un aumento del 3% era stato registrato dal 2006 al 2007; dal pri­mo gennaio di quest’anno ad oggi un altro salto del 3%, o forse più. E’ quanto verificato dalla Cassa di Ri­sparmio di Pistoia e Pescia, che par­la di oltre duemila pistoiesi che l’an­no scorso sono dovuti ricorrere al credito su pegno. Pistoiesi del ceto medio, che impegnano i gioielli di famiglia per circa 4-5 mesi- proro­gabili -. Quasi tutti riescono a ri­scattare i loro beni: Solo 1′1% dei preziosi finisce all’asta.

La situazione di generale difficoltà non cambia nel capoluogo toscano. Il vecchio monte dei pegni di Cari­Firenze è diventato Azienda de’ Prestiti di Banca CR Firenze», che co­me nel resto della Toscana .registra  un aumento del servizio; soprattut­to sui pegni di una- certa entità, e cioè oltre i 3.000 euro.

«Il volume d’affari del nostro banco dei pegni di Viareggio negli ultimi sei mesi è rimasto sostanzialmente uguale - spiega il responsabile del­la Banca del Monte di Lucca, a Via­reggio, Alberto Mugnani -, anche se è sicuramente cresciuto l’interes­se della gente per questo tipo di fi­nanziamento, che tra l’altro può es­sere ottenuto in maniera molto più rapida rispetto a quanto ge­neralmente avviene -recandosi in banca. La tipologia della clientela viareggina è molto varia e comprende soprattutto operai, commercianti, ma anche pensionati che spesso chiedono piccoli prestiti per arrivare in fondo al mese.  In passato accettava anche computer e macchine fotografiche­ ma adesso questi ‘oggetti non si possono più impegnare perché hanno poco mercato. Quando qualcuno non riesce a riscattare i beni impegnati  questi ultimi vèngono messi all’asta», .

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