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2 Nov 2011

Ad Arezzo una importante “due giorni” e un libro su Spinello e il suo tempo

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E’ una vera e propria “due giorni” dedicata al pittore aretino Spinello (1350 ca-1410) quella programmata dalla Società storica aretina e da Banca Etruria per le giornate del 7 e 8 novembre.

Nel pomeriggio di lunedì 7, nella sede dell’Istituto bancario in corso Italia, viene annunciata l’uscita del volume dello storico dell’arte tedesco Stefan Weppelmann “Spinello Aretino e la pittura del Trecento in Toscana”. Si tratta dell’edizione italiana, rivista ed aggiornata, pubblicata da Polistampa di Firenze, del ponderoso saggio in lingua tedesca uscito qualche anno fa e noto in città soltanto agli specialisti. A parlare del libro saranno Angelo Tartuferi del Polo museale fiorentino ed Isabella Droandi della Società storica aretina.

Nell’intera giornata di martedì 8 si svolge, invece, il convegno internazionale “In nome di buon pittore: Spinello e il suo tempo”, organizzato dalla Società storica aretina in collaborazione con l’Archivio di Stato di Arezzo (sede dell’iniziativa) e la Soprintendenza per i beni artistici di Arezzo. Ideata da Isabella Droandi, l’iniziativa ha il patrocinio della Provincia e del Comune di Arezzo e la sponsorizzazione di Banca Etruria. La giornata di studio - in memoria dello storico dell’arte Luciano Bellosi recentemente scomparso - vedrà convergere in Arezzo, in veste di relatori, i maggiori specialisti delle tematiche spinelliane e collegate, tramite i quali sono rappresentate istituzioni culturali di prim’ordine: le Università di Firenze, Pisa e Siena, la Normale di Pisa, la Warwick University, la Temple University di Roma, per non citare che le più importanti. Numerose ed illustri anche le presenze annunciate, a cominciare da quella dello stesso Weppelmann. Presiederanno le due sessioni della giornata di studio il professor Miklòs Boskovits e la professoressa Luciana Borri Cristelli.

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Spinello di Luca (Arezzo, 1350 circa - 1410) è forse il pittore più illustre nella Toscana tra Gotico e Rinascimento. Dalla biografia vasariana - un ritratto complesso e suggestivo che ne anticipa la nascita al primo Trecento e ne segnala abilità e ingegno degni di un erede diretto di Giotto - sono derivati condizionamenti critici persistiti fino a tempi recenti.

Nonostante la larga sopravvivenza di opere e documenti, e nonostante una pittura tecnicamente tradizionale, ma gradevole e capace di narrazioni efficaci sia in tavola che in affresco, Spinello è rimasto a lungo un pittore di difficile decodificazione per la difficoltà di riconoscerne le vere radici culturali.

La recente riscoperta della pittura aretina del Trecento e della figura di Andrea di Nerio, che ne fu certamente il maestro, ha permesso di ricollocare Arezzo e Spinello in nuova relazione con le culture consentanee, stemperando la forzatura giottesca proposta da Vasari e permettendo alla critica del secondo Novecento di riproporzionare gradualmente il debito verso la cultura fiorentina orcagnesca, o la sua totale negazione in favore di una generica formazione senese. Oggi la bibliografia su Spinello e sull’arte aretina, a cui deve le origini, è vastissima, ma ancora per molti aspetti controversa, soprattutto nel discernimento dei suoi esordi al fianco di Andrea di Nerio e per la sua attività senile, coadiuvata dal figlio Parri e da altri aiuti. Dopo la biografia di Vasari, rispetto ai tanti contributi pubblicati nel Novecento (Salmi, Longhi, Bellosi, Maetzke, Boskovits, Donati, ecc.), si contano soltanto due monografie (Gombosi 1926; Weppelmann 2001, edizione aggiornata 2011).

Questa Giornata di studio si pone l’obiettivo di un confronto scientifico che faccia il punto sulle acquisizioni specialistiche contemporanee sull’argomento, proprio nella terra di Spinello, anche come omaggio troppo a lungo mancato. (Isabella Droandi)

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