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12 Dic 2011

Se la memoria si ferma davanti a una soglia da varcare

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di   PierLuigi Massimo Puglisi -

Migliaia di nomi, fatti, immagini. La lunga scia di sangue che ha modificato il corso della nostra storia politica sociale, culturale, e che rischiavano di essere dimenticati, sono ora accolti in un Portale, archiviati, sistematizzati.

Si assottiglia il rischio della perdita di memoria, aumenta la possibilità  di conoscere per comprendere. La nostra identità culturale è fatta anche di questo. Non ci si può fermare davanti alla soglia, bisogna varcarla.

Per vedere quanto lunga è la scia disangue basta andare su http://www.memoria.san.beniculturali.it/

Scorro le migliaia di nomi delle vittime, servitori dello Stato, forze dell’ordine, giudici, sindacalisti, imprenditori e preti, e poi tanti, tanti cittadini inermi: dall’omicidio di Don Pessina del 18 giugno 1946 a quello di Antonio Longo del 26 marzo 2008.  

Sono 181 le Pagine di “Omicidio di…”, e oltre 10.000 i nomi di vittime di cui ci vengono date notizie biografiche.

Nella forma del work in progress, c’è la registrazione cronologica dell’insieme delle tensioni violente, dalla lotta politica al crimine organizzato, che hanno segnato la storia della Repubblica italiana. E ci sono riportati gli episodi che hanno dato luogo sia a omicidi intenzionali sia accidentali. Prime pagine di giornali, pezzi di trasmissioni radiofoniche, una documentazione ampia.

Ne risulta un elenco composito, nel quale gli attentati “mirati” (di carattere politico o mafioso) e la strage preordinata e pianificata a scopo terroristico si alternano alla morte delle tante  persone che si trovavano per caso, alla morte come conseguenza di scontri tra avversari politici, all’omicidio per scambio di persona, alla morte in seguito alla repressione di manifestazioni di piazza.

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Dietro ogni nome o foto, c’è una vita ed allora si avverte nella sezione Passato e Presente che “i familiari delle vittime potrebbero aiutarci a raccontare le vite dei loro cari così bruscamente interrotte con ogni genere di documentazione testimoniale che aiuti a cogliere la dimensione storica di ciascun episodio e dell’insieme delle tensioni che ha affrontato e ancora affronta la nostra democrazia.”

Scorrendo i nomi vediamo quanto oscura sia ancora la conoscenza profonda della nostra Repubblica., quando grande il rischio della rimozione, o addirittura dell’ignoranza assoluta delle ultime generazioni rispetto a quello che ci ha attraversato.

Operazione dunque di estrema importanza, che colma una lacuna, che toglie alibi a chi non vuol sapere.

Vi  leggiamo che “Il 12 maggio 1977, Giorgiana Masi - studentessa diciannovenne del Liceo Pasteur - fu uccisa a Roma durante una manifestazione organizzata nell’anniversario della vittoria referendaria sul divorzio. Temendo il ripetersi degli scontri con gruppi di Autonomi che il precedente 21 aprile 1977 avevano causato la morte della guardia di Pubblica Sicurezza Settimio Passamonti, le autorità di Pubblica Sicurezza avevano vietato la manifestazione e, per far rispettare il divieto, avevano disposto un nutrito servizio di ordine pubblico. Esso non servì a evitare nuovi e gravi scontri tra dimostranti e forze dell’ordine. Furono lanciati ordigni incendiari. Si sparò. Verso le 20 due ragazze e un carabiniere furono colpiti da arma da fuoco. Una delle ragazze era Giorgiana Masi che, colpita alla schiena, morì durante il trasporto in ospedale. L’inchiesta non consentirà di individuare l’autore dell’omicidio; esito sfavorevole avranno anche le ulteriori indagini successivamente compiute.”

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Troppo spesso gli assassini sono rimasti ignoti, e questo è il mistero italiano, ma nel percorso mancano i nomi dei colpevoli riconosciuti come tali,  anche quando si sanno benissimo. Sicchè troviamo molto su Aldo Moro, persino una rara foto insieme a Walter Tobagi, ma non troviamo i nomi dei brigatisti.

Un eccesso di diritto all’oblio?

Difatti anche quando questi nomi si conoscono ci si ferma sulla soglia, senza varcarla.

E così digitando “proletari armati per il comunismo”si legge “Un gruppo di militanti armati del Collettivo politico assaltò, a Milano, il 22 gennaio del 1979, una pizzeria dove in quel momento si trovava l’orefice Pierluigi Torregiani. Una persona addetta alla tutela di Torregiani sparò, uccidendo un assalitore. Nel conflitto a fuoco che ne seguì rimase ucciso anche un cliente della pizzeria. Il successivo 16 febbraio, il gruppo eversivo di sinistra Proletari armati per il Comunismo compì una rapina nella gioielleria di Torregiani. Alla reazione di questi, i rapinatori spararono, uccidendo il gioielliere e ferendone gravemente il figlio Alberto, rimasto paralizzato. Autori del fatto furono individuati e condannati. Successivamente uno di essi evase rendendosi latitante per molti anni.”

Cesare Battisti? E chi è costui?

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E ancora cerchiamo Walter Tobagi e leggiamo che “Verso le 11 del 28 maggio 1980 Walter Tobagi, inviato sul fronte del terrorismo e cronista politico e sindacale del «Corriere della Sera», era uscito dalla propria abitazione e si stava recando in garage per prendere l’auto. Fu affrontato e ucciso con cinque colpi di pistola da un commando di terroristi, uno dei quali sparò il colpo di grazia al giornalista che si era già accasciato a terra. Nel giro di alcuni mesi, le indagini portarono alla identificazione degli assassini, appartenenti alla Brigata ”28 marzo”, un gruppo terrorista di estrema sinistra, composto anche da figli di famiglie della borghesia milanese, costituitosi dopo l’uccisione di quattro appartenenti alle Brigate rosse avvenuta a Genova, nel “covo di via Fracchia”, il 28 marzo di quello stesso anno. Le indagini accerteranno che da non poco tempo i terroristi avevano individuato Walter Tobagi quale “possibile obiettivo”. Al «Corriere della Sera» Tobagi aveva infatti seguito tutte le vicende relative agli “anni di piombo” e aveva denunciato il pericolo del radicamento del fenomeno nelle fabbriche e negli altri luoghi di lavoro. Uno dei suoi ultimi articoli sul tema era intitolato «Non sono samurai invincibili». La sera prima del suo omicidio aveva partecipato a un incontro al Circolo della stampa di Milano sul tema della responsabilità del giornalista di fronte all’offensiva delle bande terroristiche; riferendosi alla lunga serie dei loro attentati, aveva detto: «Chissà a chi toccherà la prossima volta». Dieci ore dopo cadde sotto i colpi dei suoi assassini.”

Poi, se vuoi sapere i nomi degli assassini, devi andare su Wikipedia, e digitando Tobagi  trovi, Marco Barbone e tutti gli altri della Brigata XVIII marzo e  leggi che sulla vicenda di Barbone si è soffermato il libro di Benedetta Tobagi, Come mi batte forte il tuo cuore. che conclude ricordando che Barbone, dopo una modesta carcerazione, si è convertito al cattolicesimo ed è entrato in Comunione e Liberazione, è responsabile comunicazione della Compagnia delle Opere. Attualmente - conclude la scheda di Wikipedia -collabora con il settimanale Tempi del quotidiano Il Giornale

E’ solo un esempio per dire che navigando nel sito è ovvio porsi la domanda: chi erano questi assassini? Fuori i nomi e cognomi quando si sanno. E che fine hanno fatto? Cosa fanno ora?

Certo navigando in internet tutto prima o poi si trova ma mi piacerebbe ci fosse  la nuova voce del Menù, complessa e delicatissima, fatta magari di rimandi, ma è il tassello mancante che non ci dà ancora la possibilità di comprensione complessiva proprio dell’oggi, e quindi di una parte del domani.

Il Portale infine ha una parte didattica molto opportuna, che è’ da completare assolutamente  se vera didattica si vuole fare, perché “L’ultima fase dell’attività è il ritorno al presente, in cui si deve dare conto del lavoro con la costruzione di un elaborato, così da rispettare le fasi della ricerca storica: selezionare, interrogare, interpretare, scrivere.

Ecco, quella storia di Marco Barbone, per esemplificare, uno che potremmo trovarci accanto in un caffè di Milano o di chissà dove, e giacchè foto non se ne trovano oggi è una faccia qualsiasi, va completata.

Per non dimenticare le vittime, non bisogna dimenticare chi sono stati gli assassini.

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