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1 Apr 2012

Libri come: come ha letto e poi ha scritto Alessandro Baricco

 di Rossana Soldano -

‘Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti  che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però’.
Odio Alessandro Baricco di un amore brutale e inguaribile.
A volte, leggendolo, ho il fortissimo istinto di scaraventare il libro contro il muro. A volte lo faccio. A volte, poi, me ne pento.  E come si fa? A scrivere così intendo. Da far amare tanto le parole da odiarne l’autore in modo fisico ed essenziale.  Solo un altro autore italiano mi fa questo stesso effetto fisico, Erri De Luca, ma lui non riesco a odiarlo nello stesso modo in cui amo Baricco. Perché De Luca è proprio così, come scrive. A vederlo è quasi sopraffatto da se stesso, la sua vita scrive al posto suo, lui ci aggiunge solo il talento. E non si può odiare la vita di qualcuno solo perché ne avremmo tanto voluto avere il genio.

Baricco no. Baricco è un maledetto. Lui, semplicemente, ha letto. E poi, ha scritto. Scritto così, intendo, in quel suo certo modo. E come si fa a non odiarlo per questo? Perché lui ha letto e poi, semplicemente, ha scritto.
Così.
Così, da insegnarti che una parola lasciata alla deriva tra un capoverso e l’altro diventa un rigurgito improvviso di semplicità ed esattezza. Così da farti pensare che la punteggiatura sia per la gente normale, per chi usa le parole per comprendere il mondo. Mentre lui, le usa per spiegarlo.  Così da convincerti che ci sia, nella scrittura, una precisione che contiene in sé leggi matematiche, che cambiano da scrittore a scrittore e per questo, così difficili da decifrare. Calchi di lettere e lettere nascosti sapientemente sotto il testo che ci è concesso leggere. Per questo Baricco è un disgraziato affabulatore. Perché parla di letteratura come uno scrittore. Perché è capace di trascinarti dall’altra parte del foglio. Sa convincerti. Perché ne è lui stesso convinto. Durante l’incontro ‘Alessandro Baricco: come ho scritto e poi ho letto’, nel corso di ‘Libri come’, il festival della lettura di Roma, ha intrattenuto il pubblico raccontando la sua storia di lettore, ma tra le righe ha voluto regalare anche la sua storia di scrittore.  Ascoltare uno scrittore parlare è già un privilegio, ascoltarlo mentre parla del ‘come scrive i suoi libri’, per un lettore, è sesso dell’anima.
Eleva.
Scatena una certa pornografia spirituale che può capire solo chi ha con i libri quel rapporto morboso che passa attraverso tutti i sensi. Che tialessandro-baricco.jpg fa amare leggere in penombra perché assapori le parole una per una, che ti isola tanto dal mondo da farti perdere l’orientamento quando tiri su la testa, che ti fa leggere ad alta voce solo per aggiungere un senso al tuo piacere. Che ti fa toccare e odorare un libro, come se fosse cibo. Ed è una trappola leggere. Più leggi più hai percezione di ciò che non leggerai mai. Una prigione di infinito. Anche Alessandro Baricco ha una sua teoria su questo rapporto con la lettura. Lui la chiama consolazione. Leggere per consolarsi da una vita qualsiasi. Leggere per fuggirne. Leggere come risarcimento. Leggere come una ribellione. Lui ha cominciato a consolarsi leggendo Guareschi. Per caso, per rimediare alla pigrizia letteraria della sorella. Leggeva e poi raccontava. Ha cominciato a ribellarsi alla sua triste vita torinese, ridendo delle avventure di una famiglia emiliana. E poi Flaubert. E poi certi passi da ‘Il giovane Holden’ – che è anche il nome della sua scuola di scrittura – che spiegano davvero come certe descrizioni siano solo un mucchio di parole qualsiasi scritte per arrivare a una frase sola, a un apice di attesa e perfezione. Baricco usa le pause vocali come punteggiatura. I comuni mortali al massimo sanno fare il contrario. Ma certi scrittori quando parlano scrivono. Abitudine la chiamano. Come mettere la carta copiativa sotto la vita vissuta, per la vita raccontata. Per non perdere nulla. Oppure scrivere e nel frattempo scrivere altro.
Nel suo ultimo romanzo, ‘Mr Gwyn’, Baricco segue le tracce di uno scrittore angloindiano, Akash Narayan, naturalmente frutto della sua fantasia, autore dell’altrettanto immaginario ‘Tre volte all’alba’. Immaginario fino a pochi giorni fa, quando entrando in libreria mi è caduto l’occhio su un romanzo appena pubblicato, ‘Tre volte all’alba’ di Alessandro Baricco.
Come si fa a non odiarlo?


P.S. Non vi rivelerò l’autore del passo iniziale, anche io sono sulle tracce lasciate da uno scrittore.

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