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25 Mar 2012

Il “Metropolismo” di Achille Bonito Oliva a Palazzo Ruspoli, tutta un’altra Storia.

 di Rossana Soldano -

C’era una volta il Futurismo, movimento artistico e culturale, nato in Italia i primi anni del secolo scorso. E allora c’erano Balla Palazzeschi Carrà Boccioni. E Marinetti, secondo cui ‘nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro’. Per carità, de gustibus non disputandum est’, dicevano i latini (o qualcuno dopo di loro), ma poi non c’è da sorprendersi se, partendo da questo assunto, nei cinquant’anni successivi siano scoppiate due guerre mondiali.
C’era una volta il Futurismo, dicevamo. A ognuno il suo, aggiungo. Oggi c’è il Metropolismo, movimento sorto nella seconda metà degli anni Ottanta, ancora in Italia (ci piacciono assai, a noi, gli ‘ismi’, ci danno quel riposante senso di appartenenza, che appaga la nostra pigrizia intellettuale e politica) e teorizzato da Achille Bonito Oliva negli anni Novanta. ‘Il Metropolismo’, sostiene il critico campano, ‘apre un confronto critico con le immagini dorate della società dei consumi’.
In questi giorni a Roma, le immagini critiche della società dei consumi sono esposte presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli, in una collettivametropolismo32.jpg a cura dello stesso Achille Bonito Oliva. La mostra, ‘Metropolismo, l’altra Storia’, che rimarrà a via di Fontanella Borghese fino al 2 aprile, è divisa in tre sezioni: anni ’80, ’90 e 2000. Spiccano, non solo per numero di opere, Antonio Sciacca e Nico Paladini che, seppur con personalità artistiche molto diverse, rappresentano perfettamente l’anima del movimento. Le opere di Sciacca sfiorano tecnicamente il più apprezzabile iperrealismo, con piglio ammiccante e ironico, la Nutella e le sue implicazioni peccaminose, o la Creazione di Michelangiolesca memoria in cui Adamo rivolge la sua attenzione a un I Pad piuttosto che a Dio. Nico Paladini dissacra il concetto stesso di arte, o semplicemente lo digitalizza (nel senso di trasformazione a un linguaggio ancora più contemporaneo) proiettando ‘Guernica’ di Picasso su un muro di periferia, rovesciandogli davanti la blasfemia di un cassonetto. E poi Mirko Pagliacci e i suoi quadri di forte impatto emotivo, Carlos Grippo, Rossella Montagna.

metropolismo2.jpgmetropolismo1.jpg
C’è, in questo Metropolismo, qualcosa che attira nella vicinanza a quello che siamo, che viviamo, che conosciamo, che tocchiamo quotidianamente e che è, a suo modo, mistico,  mischiato a qualcosa di più lontano e trascendentale, che sia Dio o Picasso. Questo movimento nasce per un desiderio di alternanza critica alla Pop Art americana, che sembra abbia solo finalità estetiche e che attinge alla cultura popolare senza costringersi a una qualsivoglia visione critica. Ma questa è la naturale contrapposizione tra l’arte europea e quella americana, noi usiamo l’arte per fare le rivoluzioni, loro pretendono solo di rivoluzionare l’arte. Come dire, tutta un’altra Storia. De gustibus.

Metropolismo, l’altra Storia – a cura di Achille Bonito Oliva
dal 24 marzo al 2 aprile 2012
Scuderie di Palazzo Ruspoli, via della Fontanella Borghese, 56/b

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