Corti – Pacchetto Arcobaleno, le tante sfumature del cinema d’animazione
di Rossana Soldano -
Non mi sono mai fatta un acido. Ma l’idea che ho sempre avuto della reazione della mia mente in balia di sostanze chimiche, è perfettamente espressa in un corto di Igor Imhoff. Più di uno a dire la verità. Nell’ultima uscita di corti della stagione, Distribuzione Indipendente presenta otto cortometraggi di animazione, nelle da venerdì 25 maggio.
Tra questi due del regista pugliese, in particolare ‘Percorso#0008-0209’ e ‘Percorso#0007-0308’. Una delle poche certezze è che i titoli dei corti si dimenticano in pochi secondi, le immagini probabilmente mai. Perché sono figlie di percorsi mentali che, in modo più o meno nitido, fanno parte del mondo sommerso del nostro inconscio. Non sono solo i colori. E’ un piano sequenza bidimensionale delirante e apparentemente sparso, che in realtà nasconde sillogismi e trasfusioni di idee. Ma non è solo Imhoff a scavare con esattezza nelle nostre menti. Matteo Giacchella in ‘ContrappassoUno’ ci svela un mondo ridondante fatto di oggetti e macchinari animati da una propria vita. Ma quello che stupisce, oltre alla grafica accattivante e alcuni momenti che richiamano allo splatter puro –in un film d’animazione e associato a macchinari elettrici!-, è l’imprevedibilità dei gesti. Lo spettatore non si muove, non riesce mai a essere un passo più avanti, non si riposa mai su alcuna certezza. E’ destabilizzante, quasi quanto la voglia di sapere dove si andrà a finire. Non è l’unico corto del regista anconetano, tra i lavori che fanno parte del Pacchetto Arancione c’è anche ‘Il circo dei fratelli Nibowsky’. E’ difficile associare l’animazione alla malinconia senza renderla triste, Giacchella ci riesce con delle scelte sempre in bilico tra farsa e verità. ![]()
E poi ‘Senza testa’ dell’eclettico Michele Bernardi, autore anche di ‘Tinnitus#1’, anch’esso presente nel pacchetto. Sue sono regia, animazione, sceneggiatura, musiche e suoni. Ma soprattutto sua è l’idea di personaggi che vivono senza testa e di qualcuno che quelle teste le colleziona, in agghiaccianti scaffali in cui custodisce visi e identità.
Dura solo quattro minuti ‘J’ di Virglio Villoresi, un gioco di chiaroscuri alternati a dentro e fuori, in cui la realtà sembra perdere significato a seconda dei gesti del protagonista. Si distingue per l’eleganza del tratto scenico ‘Le malinconiche pene del GROM’, cortometraggio di Paolo Gaudio, in cui un pupazzo meccanico è prigioniero di una scatola e di un misterioso aguzzino. Realizzato con materiali di riciclo, il corto di Paolo Gaudio si distingue per la classe e la ricercatezza delle immagini, oltre che per la malinconia che ti si inietta sotto la pelle. E per quella no, non c’è bisogno di immaginazione, ne abbiamo tutti un po’, a cui l’empatia può far ricorso all’occorrenza.