Testata di informazione sul mercato dell'arte e la cultura
Direttore Paolo Vannini - Direttore Editoriale Pierluigi Massimo Puglisi

Articoli News Spettacolo Restauro Design Fotografia Antiquari, Gallerie e Musei Attenzione prego
Aste Europee Aste Italiane Aste Extra Europee Aste Press&Top Lots Libri e Riviste

21 Giu 2012

FIMA: a Firenze il 25 giugno l’ASSEMBLEA FEDERALE ELETTIVA

logo-fima.gif Lunedì 25 Giugno si riunisce a Firenze (Sala Auditorium della Confcommercio di Firenze - via Palagio degli Spini) L’Assemblea Generale Elettiva dei Delegati dei Sindacati e Associazioni aderenti alla Federazione Italiana Mercanti d’Arte per procedere al rinnovo delle cariche sociali per il quadriennio 2012 - 2016.

I nuovi organi dirigenti dovranno affrontare la difficilissima crisi che stà attraversando l’intero settore del mercato dell’arte così come è chiaramente emerso  dal III Convegno degli Antiquari che si è tenuto a Milano il 7 maggio scorso.

Un articolo pubblicato dal giornale dell’Arte e nel sito ufficiale della Federazione a firma del presidente del Sindacato di Arezzo aderente a Fima e direttore editoriale di Eosarte Massimo Puglisi, chiaramente esprime dubbi, riflessioni, considerazioni su una categoria che esiste da sempre e che oggi vuole reagire con l’obiettivo di una normativa meno limitativa e costrittiva.

Questo il testo dell’articolo:

…del Convegno

Allora, c’è o no un futuro per i mercanti d’arte? Forse c’è un risultato che fa intravedere un minimo di luce in fondo al tunnel, tempo permettendo. Forse.

E quantomeno - questo l’esito del Convegno Nazionale degli antiquari del 7 maggio a Milano - FIMA ci proverà, con la solita testardaggine degli operatori, falcidiati nei numeri e nel portafoglio, ma duri ad arrendersi.

tavolo-partecipanti.JPG mantini-e-giovanardi.JPG pratesi-e-teardo.JPG allemandi-e-sonia-farsetti.JPG

pavesi.JPG cena1.JPG velona-e-sandra-dei-bardi.JPG volpini.JPG

copia-di-imgp5500.JPG sonia-farsetti.JPG pavesi-cecchi-sangalli-allemandi.JPG teardo.JPG

Dal Convegno - visto che la situazione ha ormai superato da un pezzo lo stato emergenziale - è venuta l’indicazione della riapertura di un tavolo di consultazione con il Ministero dei Beni Culturali, ossia la possibilità dichiarata dai Sovrintendenti di accelerare le pratiche di libera circolazione dei beni di poca rilevanza, nella speranza di arrivare alla definizione delle soglie del valore; la disponibilità del Generale dei carabinieri del NTP a lavorare assieme per migliorare i rapporti con i mercanti d’arte; la partecipazione dei rappresentanti politici dei tre schieramenti principali con il loro impegno a proporre emendamenti alla proposta legge dell’ex Ministro Galan, che appesantirebbe pene e sanzioni riguardanti il nostro settore.

Dunque il Presidente della FIMA Carlo Teardo un risultato sembra proprio averlo ottenuto, e questo lo rende orgoglioso di rappresentare la nostra categoria, che nei suoi interventi in Convegno le cose le ha dette chiare, forse non tutte perché otto ore alla fine sono risultate anche poche, ma la più gran parte le ha messe sul tavolo.

Il Presidente della Confcommercio Carlo Sangalli in apertura dei lavori ha descritto chiaramente la situazione drammatica della piccola e media impresa a cui appartengono i mercanti d’arte italiani, microimpresa per essere più precisi: “Le piccole e medie imprese sono colpite all’80%, e non si può lasciare in panchina  un settore così importante, e poi visto che la salute senza le palanche è una mezza malattia, dobbiamo dire che se il Governo e il Parlamento non ci danno qualcosa sarà difficile sopravvivere”.

A conferma alcuni dati significativi li ha illustrati il generale Pasquale Muggeo, Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) che sostanzialmente allargano la portata del problema, facendo il punto sulle dichiarazioni di cessata attività raccolte da UnionCamere, dai siti internet e riscontrate sul territorio. “La congiuntura si riflette sul mercato con la chiusura del 20% degli esercizi - 480 tra il 2010 e il 2011 - con qualche apertura nel centro nord. Le aree più colpite sono Triveneto, Calabria e Sicilia che hanno perso il 50% in media degli esercizi, mentre in Lazio e Abruzzo le chiusure sono state meno significative. Il maggior numero di chiusure è a Venezia, Brescia, Verona, Bergamo, Bologna, Napoli, Palermo e Firenze, e la congiuntura non ha risparmiato le case d’asta: nove hanno cessato l’attività tra Milano, Genova e Venezia e Lucca. Molte gallerie preferiscono vendere via web, così si superano i confini. Fortuna che a Milano nel biennio si sono insediate Bonhams, Pandolfini e Artcurial (ndr: e ora Cambi, oltre alle esposizioni di Dorotheum, che però poi vende a Vienna).

Ma le chiusure - sappiamo noi antiquari - sono di più, senza contare quelle che avverranno nella seconda parte del 2012, sempre che le aziende abbiano la liquidità necessaria per chiudere la partita IVA, che per molti ha un costo al momento insostenibile.

Ma la miccia la accende Arnaldo Pavesi, segretario della FIMA, cui tocca leggere i dati più dolenti: il commercio dei beni d’arte per l’80% degli antiquari è in calo, stabile per il 12% e in crescita solo per l’8%, e nel frattempo la propensione dei collezionisti agli acquisti è scesa per la maggior parte del campione (95%), così come ancora la maggioranza (84%) prevede in futuro un calo del commercio dei beni artistici.

Due specialisti, Giuseppe Calabi e Fabio Guffanti, illustrano la cornice giuridica della situazione, che è sostanzialmente insostenibile per qualsiasi tipo di mercato.

Il vero Convegno inizia qui, quando possiamo intervenire nel dibattito: c’è la crisi lunga, quella dell’identità, iniziata oltre dieci anni fa e a lungo negata, e poi quella recente, economica, che fa dimenticare la prima, e in Convegno l’abbiamo evocata in molti, rimarcando che lo Stato non parla ancora di dismissioni (Cena), che il Mibac ha fatto tanta tutela ma poca valorizzazione (Puglisi), che lo studio della storia dell’arte deve tornare nelle scuole (Volpini), che anzi sarebbe il caso di istituire una laurea in antiquariato (Raso). Per tutti, antiquari e non, il termine dei 50 anni è una stupidità da rimuovere, le soglie di valore (l’Europa ce le aveva date e i ministri Melandri e Urbani le avevano inserite nei loro testi) vanno applicate, magari più basse, ma ci devono essere (Velona) perché è necessario e urgente semplificare.

Viene stigmatizzato (Puglisi) l’atteggiamento dei nostri Ministri dell’Economia che da sempre hanno ignorato il mercato dell’arte, usandolo solo per prelevare IVA e IRPEF, e mai difendendolo, tagliando continuamente i fondi già poveri del Mibac e che oltretutto hanno sabotato una delle poche leggi che andava a favore dei cittadini, la 512/82 (ndr: quella sulla Dazione che ha arricchito i musei stranieri e che anche consente le sponsorizzazione). Qui il sottosegretario Roberto Cecchi coglie l’assist e risponde che “noi dobbiamo tutelare un patrimonio immenso con lo 0.21% del bilancio dello Stato e un nostro direttore di museo guadagna 1500 Euro al mese (ndr: per l’esattezza 1450 dopo 33 anni di servizio), e mentre la spesa dello Stato è cresciuta in modo esponenziale, quella per i beni culturali è andata in senso inverso, pur avendo noi il patrimonio più importante del mondo. Insomma è mancata una politica per beni culturali. E così è accaduto che una splendida legge, la 512/82, forse la migliore in assoluto in Europa, nell’arco di questi trenta anni è stata massacrata, non da noi, ma dai ben più importanti ministri delle Finanze ed Economia.”

Volevo sentiglielo dire chiaro e forte e vorrei che il Ministro Ornaghi lo ascolti, anzi il Ministro Passera, e magari il Presidente Monti, così come avrebbero dovuto dirlo Galan e Bondi a Tremonti e Berlusconi, Rutelli a Prodi, e così via.

L’intervento di Giovanni Pratesi, Presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia, non lascia adito a dubbi: “ll mercato interno non esiste più e quello internazionale è una chimera. Le attese per i permessi di esportazione sono lunghissime. Così non se ne esce.”

Poi è stato il momento dei politici, i Senatori Carlo Giovanardi (PdL) e Guido Galperti (PD) e l’Onorevole Pierluigi Mantini (UdC), i quali  sono sia in commissione Giustizia che in quella per la Semplificazione. Difatti se Galperti ascolta con grande attenzione, Mantini dà indicazioni pratiche affermando che il termine dei 50 anni e un giorno è una definizione arbitraria, che il bene culturale è testimonianza materiale di una civiltà, ma questo concetto (vedi Commisione Franceschini) non può essere disgiunto da quello di fruibilità universale e di libera circolazione (temporanea), e propone che l’attestato di libera circolazione possa essere rilasciato anche dal “privato professionale responsabile” (per esempio un antiquario qualificato). Praticamente traccia una strada da percorrere, basta seguire l’idea, mentre Giovanardi si sofferma con dovizia sull’aspetto liberticida che innescherebbe il disegno di legge Galan in alcune sue possibili interpretazioni.

Poi il Soprintendente Scalini ci spiega che le soglie di valore non soddisfano il problema perché, per esempio, ci sono monete di pochissimo valore di mercato, ma di grande valore culturale (lo sapevamo anche noi, ma sono l’eccezione che conferma la regola).

La Soprintendente Bandera sarebbe favorevole a non rendere necessaria la visita per opere seriali e di antiquariato medio (per le quali può essere sufficiente l’invio telematico delle immagini), ma poi le sento anche dire che “in fondo 40 giorni di attesa non sono poi tanti”, e penso che siamo nel 2012, all’immediatezza di internet, al villaggio globale e preferisco uscire, tanto la Soprintendente ha fretta e non sarà possibile replicare.

Per il Capitano Andrea Ilari dell’NTP il Codice Urbani ha un impianto normativo migliorabile, ma è stato uno strumento efficace contro la dispersione dei beni culturali e, per quanto riguarda la normativa proposta da Galan, è vero che prevede l’attività sotto copertura “non per l’esportazione illecita semplice”, ma quando questo reato è connesso strumentalmente con quelli previsti nella legge 146 visto che i beni culturali sono spesso usati per riciclaggio.

Il coro si completa con le case d’asta Bolaffi e Farsetti e il rappresentante dell’ALAI (Associazione Librai Antiquari d’Italia) che ribadiscono la necessitò di ulteriori semplificazioni, e quindi l’appello degli operatori è chiaro: “Liberalizzare il commercio degli oggetti di poco valore o poca rilevanza storico-artistica, individuando delle griglie di valore, semplificando gli adempimenti burocratici e il rapporto con le soprintendenze.”

Visto che un tavolo di consultazioni pare che ci sarà (ma quando?), ne concludo che Carlo Teardo a questo punto non può esimersi dal ricandidarsi alla presidenza della FIMA per portare avanti il lavoro. Lui mi dice che dobbiamo almeno tentare il possibile per salvare le aziende, e ha ragione, ma il mio dubbio - sia chiaro, personale, ma forse non solo mio - è se siamo ancora in tempo, e se comunque ci sia davvero dall’altra parte la volontà di sciogliere nodi ultradecennali, oppure prevarrà la nota tattica della politica, del rinvio sine die (come per la riduzione/abolizione dei rimborsi elettorali, che fino a oggi non è stata approvata), in nome della salvaguardia della costosa e garantita specie dell’Homo Burocraticus, il vero padrone dei nostri destini.

Uscendo mi viene in mente un librettino, Le prediche inutili di Luigi Einaudi, che diceva a proposito delle grandi crisi economiche una frase che più o meno dice “tanta più fame, tanta più libertà”. Ossia ci devono essere regole, ma devono essere rispettabili. Mi chiedo se l’Homo Burocraticus l’abbia mai letto, ma Umberto Allemandi, che da gran signore ha condotto il dibattito, potrebbe ristamparlo, e leggerlo farebbe bene a molti.

Soprattutto alla razza inestinguibile dell’Homo Burocraticus.

Fin qui l’articolo, ma ricordiamo infine che, costituitasi nel 1958, la FIMA è l’Organizzazione, aderente alla CONFCOMMERCIO (dal 1960) e alla Confederazione internazionale CINOA, che riunisce le Associazioni provinciali e regionali del mondo antiquario italiano.

Lascia un commento