Beni culturali. All’ex rettore del Suor Orsola la guida del Consiglio superiore. Ornaghi punta su De Sanctis
Il Corriere del Mezzogiorno, Simona Brandolini -
Il ministro Ornaghi ha nominato Francesco De Sanctis presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali. Napoletano, ex rettore del Suor Orsola Benincasa, filosofo del diritto, De Sanctis spiega: «La nomina è un riconoscimento non solo personale ma anche alla città». Promette: «Cercherò di fare qualcosa anche per il nostro Sud». E sulle priorità: «Ci sono i Girolamini e Pompei. Beni che chiedono una rinascita. Dobbiamo anche imparare a utilizzare meglio i nostri beni come fanno in Francia e in Germania».
“Io a capo dei Beni culturali voglio aiutare il nostro Sud» De Sanctis, per diciott’anni rettore del Suor Orsola Benincasa, è stato chiamato da Ornaghi a presiedere il Consiglio superiore
NAPOLI - Francesco Maria De Sanctis s’era detto qualche tempo fa: «Basta, non accettare più nessun incarico se non per spirito di servizio e gratuitamente». E con la moglie, l’avvocato amministrati-vista Giusi Sarcina, s’era ritirato nell’amata campagna di Castelgrande, tra vigne e ulivi. Quando l’amico ministro Lorenzo Ornaghi, ieri, lo ha chiamato per proporgli il più alto incarico nei Beni culturali, ovvero presiedere il Consiglio superiore, be’ il Cincinnato-De Sanctis ha ceduto. «Perché spero di fare qualcosa per l’Italia, ma anche per noi, per Napoli e il Meridione». Classe 1944, filosofo del diritto, docente in tante università europee, socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, De Sanctis è stato per 18 5 La finalizzazione aziendalistica dei Beni culturali funziona, ma entro certi limiti E vero però che non siamo stati bravi come i tedeschi o come i francesi, dobbiamo imparare su questo piano anni rettore dell’Università napoletana Suor Orsola Benincasa. L’ex Magistero sotto la sua guida è passato da tremila a dodicimila studenti. Professore, è un ruolo prestigioso quanto difficile. È un caso che il ministro Ornaghi abbia nominato un meridionale? «Non credo sia un caso. Penso l’abbia fatto per dare un minimo di attenzione alla città e al Sud, gli dobbiamo essere grati». Prima di lei Luigi Nicolais a capo del Cnr. «Non per niente è il governo del presidente. Napolitano ha sempre a cuore le sorti della sua città». Detto questo i Beni culturali in Italia non godono di ottima salute. Sono una rogna ultimamente. «Cnnn una rnana perché non ci sono risorse per farli decollare, se il ministero fosse più “dotato” sarebbe meglio. I beni culturali vanno incrementati all’interno della loro struttura perché siano bene comune vero e essenziale. La vera identità di un popolo sta nel proprio patrimonio». Ma le risorse non ci sono. Come si fa? «Per trattarli bene davvero ci vorrebbe una tale quantità di risorse che non si concilia col momento che stiamo vivendo. Allora ci vuole un forte impegno di tutti, così come avviene per le zone terremotate. Be’ i nostri beni culturali sono perennemente terremotati». Ma perché si è arrivati a questo punto di degrado e abbandono? «Nella storia della conservazione siamo stati all’avanguardia fino a circa un ventennio fa. Eravamo tra i pochi territori che vantavano una conservazione contestuale, perché i centri, in cui c’erano i beni da conservare, erano abitati. Da una ventina d’anni a questa parte abbiamo di-smesso questa civiltà antica. Le prime leggi risalgono persino agli stati preunitari. Insomma c’era una tradizione di cui eravamo eredi, poi c’è stata una caduta di attenzione». Perché nel mondo le ricchezze artistiche vengono messe a profitto e in Italia no? «La finalizzazione azienda-listica funziona, ma entro certi limiti. E vero comunque che non siamo stati bravi a far profitto. Se si va in Germania o in Francia con pochissimo hanno risultati incredibili. Dovremmo imparare di più su questo piano, senza perdere la sostanza della nostra storia e della potenza del bene. Che non va monetizzato. Non c’è dubbio che siamo meno bravi dei francesi a fare degli Uffizi un grande market, ma non dobbiamo snaturare il bene». Lei era assieme al ministro Ornaghi in visita presso la Biblioteca dei Girolamini, a Napoli e al Sud da dove si deve partire? «Proprio dai Girolamini, dove c’è una situazione che urla vendetta non solo per le ruberie, ma per l’abbandono che impera in un monumento che è una testimonianza importantissima. Poi Pompei: bisogna avere l’umiltà di mettersi al servizio di questi beni che chiedono una rinascita. Cosa si potrà fare sul serio è presto per dirlo. Spero solo di poter fare qualcosa per i beni culturali e per il Sud». Auguri allora. «Le idee sono tante e le risorse sono pochissime, che Dio ce la mandi buona». Simona Brandolini
II personaggio: A Napoli Nato a Napoli nel 1944 Francesco De Sanctis si è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli «Federico II». Ha insegnato Filosofia del Diritto nelle Università di Teramo, Salerno, Campobasso, Napoli «Federico O» e Roma «La Sapienza». In Europa Ha lavorato nelle Università di Saarbriicken, Vienna, Parigi (Sorbona), Graz. E’ stato presidente del Corso di laurea in Giurisprudenza e Direttore dell’Istituto di Teoria e Storia del Diritto dell’Università di Salerno, direttore del dipartimento di Filosofia e Storia del Diritto della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli «Federico II», direttore dell’Istituto di Filosofia del Diritto dell’Università di Roma «La Sapienza».
Suor Orsola: Dal 1993 al 2011 è stato Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, dove attualmente insegna Filosofia del Diritto alla Facoltà di Giurisprudenza e dirige il Centro di Ricerca sulle Istituzioni Europee. E’ socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei e socio ordinario dell’Accademia Pontaniana.