Testata di informazione sul mercato dell'arte e la cultura
Direttore Paolo Vannini - Direttore Editoriale Pierluigi Massimo Puglisi

Articoli News Spettacolo Restauro Design Fotografia Antiquari, Gallerie e Musei Attenzione prego
Aste Europee Aste Italiane Aste Extra Europee Aste Press&Top Lots Rassegna Stampa Libri e Riviste

19 Lug 2012

Tagliate pure, ma state attenti ai tesori passati

 La Voce Repubblicana -

Fate. accorpate. risparmiate ma, per cortesia, vedete di non disperdere tutto quel materiale: sarebbe un fatto di una gravità assoluta, un danno reale fatto al Paese. Insomma, non è che in nome della spending review si debba sacrificare proprio tutto, magari pure i figli perché cosi i conti pretendono. Al momento si sa ciò che segue: il Decreto Legge 95 del 6 luglio 2012 sopprime l’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (Icbsa), cioè Istituto depositario, attraverso i suoi fondi, della memoria della tradizione musicale e teatrale italiana e internazionale, nonché di straordinarie documentazioni di tradizioni popolari di storia orale e di “voci storiche”. E’ la pura verità, in fondo. Chiamato fino a pochi anni fa “Discoteca di Stato”, fu fondato nel 1928 grazie ad una intuizione “illuminata” di Benito Mussolini. che mandava al fronte i ragazzi italiani ma in compenso aveva molto chiaro in mente il valore della storia e la necessità di conservarne memoria anche grazie alla allora nascente tecnologia fonografica. Oggi questo archivio vanta quasi 500.000 supporti inventariati e catalogati: dai cilindri di cera della fine dell’800 (inclusa la voce di papa Leone XIII che manca perfino negli archivi della Radio Vaticana!) ai fili metallici, dai dischi ai nastri, dai compact disc alle videocassette fino agli attuali supporti digitali anche di documenti audiovisivi (dal 2007 l’ente conserva anche materiale video). Il primo fondo della Discoteca di Stato fu “La parola dei Grandi”, le voci raccolte da Rodolfo De Angelis nella prima metà degli anni Venti; da questo nucleo si costituì, per la prima volta in Italia, un patrimonio sonoro pubblico che nel corso degli anni sarà via via arricchito da documenti di folklore, musica, teatro, danza, cinema. Sono conservate voci storiche di poeti e scrittori quali Giacosa, incisa nel 1900. Trilussa, Marinetti, Deledda, Pirandello, Quasimodo, Bassani, Caproni, Luzi, Bertolucci • voci di papi, a partire appunto da quella di Leone XIII registrata nel 1903; voci di re: Vittorio Emanuele III; voci di generali e politici dalla prima guerra mondiale in avanti: Cadorna, Diaz, Badoglio, Orlando, lo stesso Mussolini, De Vecchi, Balbo, voci di scienziati: Marconi, Fermi; di politici della repubblica: Togliatti, De Gasperi, Nenni, Saragat e molti altri.

Il Museo dell’Audiovisivo di Roma è situato in Via Michelangelo Caetani 32. Si legge al comma 38 dell’articolo 13 del decreto legge n. 95 del 6 luglio 2010: “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (Icbsa) è soppresso”- mentre “le funzioni e i compiti, nonché le risorse di personale, finanziarie e strumentali, dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi sono trasferite alla competente Direzione generale del Ministero per i beni e le attività culturali”. Insomma, non si dice che scomparirà, ma che verrà accorpato. Naturalmente non sarà nulla come prima, si evince. E le proteste non sono mancate. Ora, che una sforbiciata qui e una là dovesse essere data, già si sapeva. Tuttavia è necessario che le forbici siano come minimo “intelligenti”, e non vadano a distruggere un patrimonio che, una volta perduto, non si potrà più ritrovare. L’archivio, a dire il vero, era stato quasi completamente digitalizzato, in maniera da conservarlo per l’eternità o quasi. Vediamo di mantenerlo in buone condizioni

Lascia un commento