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25 Gen 2013

Al teatro Testaccio il comico italo tedesco esorcizza al sua incapacità di usare la parola no con un monologo coinvolgente che strappa risate e non solo sorrisi.

di Arturo Adamo -

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Due lettere. Una negazione. I sensi di colpa. Per molti la parola ‘no’ è peggio di una parolaccia, di una bestemmia.  E’ la suggestione di attirare a sé spiriti negativi e iatture perpetue. Da cosa dipenda non si sa, ma certi, per evidente incapacità di pronunciare la parolina che inizia per enne e finisce per o, rischiano guai e situazioni improbabili. 
Fabian Grutt è inequivocabilmente una di queste persone. Comico, italo tedesco (solo la pronuncia del suo cognome con cadenza napoletana vale il prezzo del biglietto), geneticamente incapace di dire no, Fabian Grutt ha deciso di esorcizzare questo problema portandolo in scena.

Il monologo ‘Non so dire no’, in scena al Teatro Testaccio, dal 22 al 27 gennaio, scritto da Fabian Grutt e Giuliano Rinaldi, per la regia di Sergio Viglianese, è effettivamente un incontro karmico con tutte la sbavature della sua personalità. Frustrazioni, manie, schizofrenia, infanzia come dire ‘particolare’. Il personaggio Fabian Grutt, già in qualche modo viziato dalla sua inconsueta bipolarità linguistica e culturale, condisce questo pregio di nascita con una ironia a metà tra il napoletano (e ho detto tutto) doc e quella comicità del dico e non dico.
Ho imparato che i paragoni, nel mondo dei comici, sono un escamotage comodo ma inutile, un’arma a doppio taglio che finisce per auto infliggere al cronista la sensazione di non aver capito nulla. E poi, diciamolo, una comicità non sarà mai uguale a un’altra, neanche simile. Soprattutto quando è ben fatta. Grutt (scusate ma ogni volta che lo scrivo ricordo il suo modo di pronunciarlo e mi viene da ridere) si pone a stretto contatto col pubblico, coinvolgendolo in una sorta di simbiosi con le vicende in scena ma, quasi mai, verbalmente. Lo spettacolo strappa risate e non solo sorrisi e nel mondo del già detto e sentito quasi tutto, non è facile.

Non è chiaro se a fine spettacolo, Fabian Grutt abbia superato la sua idiosincrasia per la parola no. Noi siamo certamente felici di avergli detto si (anche solo per sentirgli pronunciare il suo cognome in napoletano).

 Info:

Non so dire NO!
di Fabian Grutt e Giuliano Rinaldi
con Fabian Grutt
regia Sergio Viglianese
Teatro Testaccio via Romolo Gessi
dal 22 al 27 gennaio 2013

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