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4 Apr 2013

Radiografia di un sistema impazzito

giornale-arte.gif di PierLuigi Massimo Puglisi, *

Il titolo del Giornale dell’Arte non è allarmistico, diciamolo subito,  ma è’solo la puntuale presa d’atto di una situazione che abbiamo visto arrivare da lontano. 

Mercanti d’arte collezionisti, operatori culturali, curatori, case d’asta, artisti, insomma tutto il vasto popolo dell’arte, aveva detto nel corso degli anni in modo sempre più chiaro che il settore era alla frutta e bastava una goccia in più per scoppiare

Tanto che a maggio dello scorso anno, al Convegno degli Antiquari italiani convocato dalla Federazione a Milano, il  coro era stato unanime. Senza la minima divisione, fra antiquari FIMA e AiA,  Case d’Asta, Spedizionieri…Il malcontento che covava da anni, è stato palpabile, generale e condiviso.

Ora le cose sono peggiorate, sembra impossibile, ma  vero. Almeno finalmente ci fanno votare.

Ma bisogna chiedersi: come si fa a pensare di trattare l’arte in Italia peggio che in Groellandia??? 

Della cultura ai partiti non frega proprio niente, solo qualche frasetta di circostanza, e udite udite la solita richiesta ; “Vogliamo più  soldi per i Beni Culturali, almeno l’uno per cento” Ma per farne cosa?  Di grazia vorremmo saperlo, ma subito, prima di votare.

Di defiscalizzare le imprese che investono in cultura e tagliare la burocrazia non se parla; di tutelare artisti e  mercanti d’arte in quanto lavoratori autonomi, nemmeno; di rivedere la questione del diritto di seguito e tranciare il peso fiscale che grava su ogni opera d’arte, figuriamoci; di smetterla di pensare allo Stato come l’unico degno di possedere e custodire, tutelare e valorizzare (valorizzare?), mentre il privato è cattivo “a prescindere”, non se ne parla proprio..

Credevo che nei periodi difficili si dovesse pensare, “quanta più fame , tanta più libertà”.  

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Invece no. Ma potevamo pensare che in Italia acquistare un dipinto sopra 1000 euro diventasse una roba che ti fa schedare come se l‘arte fosse una faccenda criminogena?

E che una ditta individuale come siamo noi antiquari dovesse avere 11, dico undici registri?.

Mai avremmo creduto che delle 130 complicazioni burocratiche che l’ultimo Governo l’ultimo Governo ci aveva promesso di sfoltire, alla fine ce ne avrebbe lasciate 130, esattamente come prima.

Italia: il paese dove si può aspettare. Se hai un credito dall’Erario, i tuoi soldi te li renderà forse dopo morto

E’ lo stesso paese dove non si insegna più da un pezzo chi piffero siano tali Berrettini, Borromini, o un certo Algardi. Saranno una banda di spacciatori? Ma sì, uno è un puscher che razzola di solito fra piazza Navona e il bar di sant’Eustacchio, vicino Sant’Ivo alla Sapienza…

E vogliamo ricordarci delle facoltà di Beni Culturali che hanno sfornato ogni anno migliaia di disoccupati?. E a proposito, mica c’azzeccano qualche cosa le fondazioni bancarie tipo MPS con  le università tipo Università di Siena?

Ma anche in un paese così disastrato, potevi mai prevedere che un reliquario barocco romano o una tavoletta di un macchiaiolo minore dovesse cercare il suo mercato a Basilea, Monaco o Vienna, Parigi o ancora più lontano?

Potevi mai credere che qui a qualche genio delle regole, gli venisse in mente di dichiarare guerra ai mercatini degli hobbysti e dei collezionisti?

Credevi possibile che nei mercatini dell’antiquariato se padre e figlio scaricano un tavolo, uno dei due deve aver assunto l’altro per un giorno?

Eppure è successo.

“Prima di tutto ci sono le regole!”. Mica  una frase tanto nuova.

E io che credevo che prima di tutto ci fossero le persone!

Il Burocrate ci vorrebbe allineati e coperti. L’individualismo crea diffidenza. Il politico ci preferisce svagati, e anche un po’ bohemien, meglio con tatuaggio e orecchino, di pancia, incazzati purchè “con quegli altri”. Gente libera no, troppo lusso.

Volete incazzarvi? Ok, allora vi pubblico l’elenco completo dei 23 ministri che si sono avvicendati al Ministero dei beni culturali dal 1974, e vedrete che a parte Spadolini, Ronchey e Paolucci, c’è poco da stare allegri.

Non volete incazzarvi? Allora desisto, non vi nomino gli altri venti, tanto potete andare sul sito del Mibac e li trovate con tanto di foto

Però ricordiamocelo che questo ministero in trentanove anni non è riuscito nemmeno a fare l’elenco dei beni mobili che ha vincolato ai privati, con tanto dei dovuti perchè.  Non ci credete? Eppure è così.

E l’elenco dei beni immobili vincolati di proprietà privata, ma con tanto di motivazioni storiche allegate come legge prevede, siete proprio sicuri che ci sia?

Già: l’alibi c’è sempre stato ” Non abbiamo soldi, ci tagliano il bilancio”

Ed ora ?

Parliamo del prossimo ministro: chi si farà avanti per salvare la cultura?

Certo, quella nomina della Melandri da parte di Ornaghi e ora l’endorsement della Borletti Buitoni verso Ambrosoli qualcosa lasciano capire…

Poltronificio già occupato? Accordi già fatti da mesi che ora si svelano?  Una volta erano in tanti a voler impalmare questa Cenerentola, ma ora di più data la visibilità mediatica che da. Se poi c’è un po’ di soldi, diventa un buon serbatoio di consenso, magari di voto di scambio…

Ma diciamoci chiaro che nella situazione in cui siamo, chi sarà il ministro al Mibac è veramente l’ultimo dei nostri problemi. E tuttavia non ci può essere indifferente

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L’Antiquariato e l’arte contemporanea

Antiquario: era il mestiere più bello del mondo. Oggi no, ma l’arte contemporanea - sia chiaro - non se la passa meglio, e lo conferma  Giancarlo Politi,  direttore  di Flash Art  che dopo la tre giorni di Flash Art Event a Milano, dice nella sua  newsletter: “Milano e l’Italia tutta vogliono vivere,  vedere, amare, acquistare l’arte. Senza le pastoie e il terrorismo fiscale, l’Italia sarebbe  ancora all’avanguardia del collezionismo dell’arte contemporanea, moderna, antica.

Purtroppo il Ministro Tremonti (con la complicità ottusa di Berlusconi) ma soprattutto Monti,  che ha perfezionato scientificamente il meccanismo di riscontri, controlli e tassazioni inique  (IVA al 21% + 4% diritto di seguito), hanno tagliato la testa all’arte, al mercato dell’arte  e alle gallerie private, le sole che in Italia sostengono la ricerca.”

No, non abbiamo un mercato dell’arte decente, è decisamente indecente, l’Iva sull’arte più alta degli altri, esportazioni interdette, mercato interno zero, settore mortificato da norme demenziali: vale per antico, moderno e contemporaneo. 

Quando l’abbiamo avuto un po’ di mercato è stato perché la politica aveva altro a cui pensare, e ci lasciava un po’ tutti liberi di tentare, di inventare, fare. Accadeva quando i politici venivano solo a tagliare nastri, bontà loro, e noi intanto a valorizzare centri storici trascurati, palazzi e ville antiche sconosciute, con mostre a getto continuo - carica, scarica, allestisci, ricarica -creando anche tanto, ma tanto indotto. E ci toccava pure  inventare le Mostre Collaterali,  inutili succhia soldi per un mercato che doveva sempre vivere di straforo vergognandosi di se stesso.

Siamo noi ad aver inventato il riciclo, non gli ambientalisti, da quaranta anni abbiamo salvato madie e tavoli da fattoria, panche, credenze, maioliche e dipinti anneriti, sculture e cartoline, libri e cornici, camini e cancelli, fatto conoscere artisti  maggiori e minori di ogni epoca, fatto comprendere il restauro, rallentato il declino della società dell’ignoranza  sprecona.

Abbiamo rimesso nelle case roba che tanti rifiutavano protestando “abbasso il cotto, viva la moquette”, nei decenni abbiamo inventato le mostre e le fiere antiquarie e migliaia di mercatini dappertutto, messo la gente in contatto, dato interessi culturali agli annoiati e ai curiosi, creato lavoro dove non c’era, ridato valore all’identità contrastando il consumismo dilagante voluto dalla politica arrapata di clientelismo e contributi elettorali, produttrice di debiti buttati sulle spalle dei cittadini presenti e futuri.

Bella questa campagna elettorale, mai viste tante notizie economiche, conti su conti e sputtanamenti a getto continuo, E non è finita, nei 10 giorni che restano vedrai che ci sarà altro, anzi ne avanza anche per dopo.

Intanto siamo davanti ad un declino che sembra irreversibile - Oscar Giannino, individualista anche nell’aspetto, vuole fermarlo , e sembra uno di noi - e constatiamo incazzati che parallelamente all’aumento del debito degli ultimi venti anni, si è dissolta in modo strisciante ma inesorabile l’identità culturale, mentre saliva inarrestabile  il consumismo sprecone - quella peggiocrazia di cui lo Stato è il grande artefice e propagandista - gestore poco degno di una cultura millenaria ridotta a cosa periferica. In 10 anni si buttano 500 anni di storia: è Siena, dove ne abbiamo fatte di mostre!

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Le Regole in Italia: ossia il trionfo della Burocrazia secondo la quale le persone appartengono al mondo virtuale e la realtà è un codice fiscale.

L’Antiquario? E vero, il mestiere più bello del mondo. Era. Forse è stato.

Fra un po’ lo potrai mettere fra “i mestieri di una volta”, come gli arrotini e i rilegatori.

E i colleghi italiani da un po’si guardano intorno, qualcuno ha le valige in mano, ma non sanno bene dove andare: Londra, Parigi, Bruxelles, New York, Croazia o Carinzia? E della Nuova Zelanda che se ne sa? Pare si stia bene, qualche creativo romano ci si è trasferito, dice che si lavora da gente normale, mica come da noi.

Una volta si diceva: vorrei trasferirmi in Umbria o Toscana, o forse a Parma, anche se a Milano o Roma, sai, c’è più giro.

Mentre Carlo Teardo, antiquario e presidente FIMA fa endorsement per Giannino, Arnaldo Pavesi, antquario che della Federazione è il Segretario nazionale,  l’altro ieri mi scrive:

Caro Pierluigi
in questo momento di caccia alle streghe la rincorsa dei giornalisti a precedere o addirittura a diventare essi stessi  Giudici e Magistrati inquirenti é del tutto evidente,

In particolare dopo la prima pagina del Giornale dell’Arte di questo mese mi aspetto ben altro.

A fronte di una situazione già grave, il redditometro darà il colpo di grazia..
I colleghi lungimiranti da tempo hanno aperto sedi estere dove possono dirottare gli acquisti dei clienti italiani.

Che dire ?
Dopodomani vado a New York per guardarmi intorno
Ti ringrazio per la pubblicazione
Ti abbraccio
Arnaldo Pavesi

Gli rispondo:Caro Arnaldo, fammi sapere, ma torna in tempo per votare. Io non me ne voglio andare.

PS Scusate, abitualmente vesto Marzotto e so anche scrivere con il dovuto sussiego, ma la notte no.

* Pierluigi Massimo Puglisi, Direttore Editoriale Eosarte, Vice Presidente FIMA centro Italia

POSTATO IL 14 FEBBRAIO

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