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18 Feb 2013

Le prime anticipazioni del 61° TRENTO FILM FESTIVAL presentate alla BIT di Milano


Presentate in anteprima alla Borsa del Turismo, le novità della 61esima edizione del primo e più antico festival internazionale di cinema dedicato alla montagna, all’esplorazione e all’avventura, in programma dal 25 aprile al 5 maggio a Trento e poi fino all’8 maggio a Bolzano.

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Celebrati con una edizione davvero da incorniciare, quanto a gradimento del pubblico (+20 per cento alle proiezioni del cinema Modena) e attenzione da parte dei media (+40 per cento di uscite sulla stampa) i sessant’anni, un traguardo che colloca Trento tra i festival cinematografici più longevi in Italia, il cammino riprende ma anche per il Trento Film Festival è tempo di procedere a qualche ritocco d’immagine.

Il primo passo nel settimo decennio sarà quindi con un logo totalmente rinnovato nella grafica. E così quello attualmente in uso, introdotto sotto la direzione di Maurizio Nichetti, la scritta con il nome Trento Film Festival e la parola “film” disegnata come un “ciak” sta per lasciare il posto ad un nuovo elemento grafico ispirato all’essenza stessa del festival, i suoi ambiti riconoscimenti, vale a dire le “genziane”. Esattamente come la palma è il logo e al tempo stesso il premio del Festival di Cannes, o l’orso per il Festival di Berlino.

Ancora pochi giorni e sarà svelato questo nuovo logo, frutto del lavoro dei creativi dell’Agenzia Plus Communications di Trento, che hanno rivisitato con originalità e con un tratto moderno che richiama elementi futuristi alla Depero il simbolo del Trento Film Festival, la genziana appunto.

E contemporaneamente al nuovo logo scopriremo il nuovo manifesto realizzato per l’edizione numero 61 della manifestazione dall’artista trentina Anna Deflorian.

A QUOTA 300…E OLTRE

A leggere certi numeri si potrebbe concludere che l’avventura e l’interesse a raccontare il rapporto tra l’uomo e la natura nello spazio delle alte quote non conosce per adesso crisi.

Sarà un nuovo record di partecipazione quello che molto probabilmente il Trento Film Festival registrerà il giorno 20 febbraio, alla chiusura delle iscrizioni (peraltro anticipate rispetto al passato) delle opere alla edizione numero 61.

A dieci giorni dalla dead line per le iscrizioni all’edizione 2013 sono già più di 300 infatti le opere iscritte e pronte per essere sottoposte al giudizio della apposita commissione selezionatrice formata dal responsabile del programma cinematografico Sergio Fant e poi da Gianluigi Bozza, Heidi Gronauer, Matteo Zadra, Italo Zandonella Callegher, Antonio Massena, Paolo Moretti.

Sul fronte della organizzazione della prossima edizione della rassegna, riconfermato in toto nella sua struttura organizzativa, lo staff del Trento Film Festival è da tempo al lavoro per la definizione del programma della manifestazione che, pur di fronte ad alcuni inevitabili tagli da parte dei principali soggetti pubblici finanziatori, si preannuncia ricco di momenti e proposte in una logica di continuità con il passato dal punto di vista della qualità e varietà dell’offerta culturale nei quattordici giorni della manifestazione, dal 25 aprile al 5 maggio a Trento e poi fino all’8 maggio a Bolzano. Quindi film innanzitutto, ma anche incontri alpinistici, mostre, spettacoli, la rassegna internazionale dell’editoria di montagna MontagnaLibri e gli incontri con gli autori, convegni, il Parco dei mestieri per le famiglie ed i ragazzi.


CINE-CONCERTO D’APERTURA: BABA ZULA VS ALDJELIS ENIS – DIE BLUME DES OSTENS

Nella serata di apertura del 61° Trento Film Festival il gruppo turco, di fama internazionale, BaBa ZuLa si esibirà in un originale progetto: un cine-concerto che accompagnerà la proiezione del film muto di Ernst Marischka, Enis Aldjelis - Die Blume des Ostens (1920). Accoppiato a performance incredibili della band, il film si snoda in una storia piena di colpi di scena, rendendo Enis Aldjelis un potente racconto di azioni e sentimenti umani come lealtà, tradimenti, sacrifici, amore e salvezza.

Molto prima di diventare famoso con la serie di film dedicati alla principessa Sissi con protagonista Romy Schneider, il regista Ernst Marischka si era recato ad Istanbul con una troupe tecnica ed artistica tutta austriaca per girare questo film muto interamente dedicato alla società, alle tradizioni ed alla vita turca dell’epoca. La stessa moglie del regista, Lily Marischka, interpreta proprio il ruolo della protagonista Enis.
Il film di Enis Aldjelis è stato scoperto dall’EYE Film olandese e restaurato dal Filmarchiv di Vienna nel 1991.

Costituita a Istanbul nel 1996 la band dei BaBa ZuLa è formata da Levent Akman, percussioni, macchine, giocattoli/strumenti; Murat Ertel voce, sax, strumenti a corda; ed il percussionista Cosar Kamçi. I Baba ZuLa sono rinomati per le loro performance live ad alta energia dove si impegnano per far vivere ai loro fan una esperienza unica. I loro spettacoli sono una sorta di rituale, una miscela di discipline d’arte, spesso con danzatrici del ventre, costumi elaborati, poesia, teatro e disegno dal vivo, che offrono allo spettatore un’allettante festa audiovisiva. Nella loro musica gli autentici ritmi turchi si mescolano con la musica moderna ed elettronica, gli strumenti tradizionali orientali, come il darbuka, dialogano con quelli più innovativi. I Baba ZuLa creano un sound tutto loro conosciuto come Istanbul Psichedelia.


DESTINAZIONE…TURCHIA

Sono bastate due edizioni alla sezione “Destinazione…” del Trento Film Festival, itinerario cinematografico - ma non solo - in un paese o area geografica affine per territorio e culture a quelli abitualmente frequentati dalla manifestazione, per diventare un percorso dal profilo originale e riconosciuto all’interno della variegata proposta del festival, che ha trovato un pubblico nuovo e attento.

Dopo i progetti dedicati alla Finlandia (2011) e alla Russia (2012), il Trento Film Festival punterà verso Sud, oltre il bacino del Mediterraneo, invitando gli spettatori a scoprire la Turchia, in particolare i suoi territori più interni, rurali e remoti, segnati dai paesaggi montuosi del Caucaso. Una storia affascinante quella che ci raccontano le montagne della Turchia e ricca di misteri ancora da svelare, come la ricerca della mitologica Arca di Noè; ma è anche una storia cruda e difficile, quella della guerra combattuta su quelle montagne. Paese da sempre al crocevia tra Europa e Asia, Occidente e Medio Oriente, la Turchia è una realtà sempre più visibile e vibrante, terreno fervido e complesso di contaminazioni tra tradizioni (e in questo molto simile al Trentino) e religioni, per questo particolarmente emblematico nello scenario culturale globale, oltre che realtà emergente a livello economico e geopolitico.

Al centro del progetto di “Destinazione…” vi è naturalmente il cinema, e in questo senso la Turchia è una scelta quasi obbligata in questa edizione 2013 del Trento Film Festival.
L’assegnazione nel 2009 della Genziana d’Oro, massimo riconoscimento del Trento Film Festival, al film turco Sonbahar (Autumn) di Ozcan Alper è stato un segnale della vitalità del cinema turco
contemporaneo, confermata negli anni a venire da tante altre opere acclamate e premiate nei festival internazionali con opere che spesso sono andate a cercare le loro storie e protagonisti lontano dalle grandi metropoli e dalle coste mediterranee, più note ai turisti che visitano il paese.

Saranno otto gli appuntamenti con il cinema turco tra lungometraggi di fiction, documentari d’autore e cortometraggi, firmati tanto da autori turchi quando da registi stranieri ma realizzati in Turchia. E oltre al cinema, eventi dal vivo, mostre e incontri letterari, reading, appuntamenti dedicati ai ragazzi. Un viaggio fatto di suggestioni ed anche di profumi, come quello del thè, da sempre coltivato su quelle terre e bevuto da quelle genti, e di altre spezie.


50 ANNI DI ALPINISMO A STELLE E STRISCE CON REINHOLD MESSNER

Cinquant’ anni fa, nella primavera del 1963, un team di alpinisti americani, stupiva il mondo con una impresa senza precedenti, la prima attraversata del tetto del mondo, l’Everest, salendo dalla inviolata cresta ovest e scendendo dalla via dal Colle Sud, percorsa per la prima volta dieci anni prima da Hillary e Tenzing. Dopo i tentativi di Charles Houston sul K2 era questa la prima importante affermazione dell’alpinismo a stelle e strisce sugli ottomila, dopo i successi di francesi, britannici, italiani, tedeschi, svizzeri, austriaci e giapponesi.

In questa serata, partendo da questa impresa che fece sensazione e che rivivrà nei ricordi di un protagonista di quella spedizione, il capo spedizione e cineasta Norman G. Dhyrenfurth, Reinhold Messner ripercorrerà alcune delle più importanti tappe dell’alpinismo americano, dalla Yosemite Valley e quello stile di arrampicata “pulito” che ha influenzato generazioni di alpinisti, fino ai protagonisti di punta di questo alpinismo ai giorni nostri.


MIKE FOWLER, “SCALATORE TRA GLI SCALATORI”

Per la prima volta al Trento Film Festival l’alpinista inglese Mike Fowler racconterà al pubblico di Trento “la normalità delle imprese straordinarie” di cui si è reso protagonista, pur non praticando l’alpinismo da professionista. Fowler infatti non ha infatti mai rinunciato alla propria quotidianità e alla propria “normalità” - lavoro, famiglia, figli - riservando all’alpinismo esclusivamente il suo tempo libero: le sue vacanze e le festività, occasioni in cui si libera di giacca e cravatta per aggrapparsi a qualche parete impossibile per realizzare imprese straordinarie.

A 57 anni l’inglese Mike Fowler, attuale presidente del prestigioso Alpine Club di Londra, è uno dei più forti alpinisti in attività. The Observer l’ha nominato “scalatore tra gli scalatori”. Non ha mai scalato un 8000 per non assentarsi troppo a lungo dal lavoro, ma non ha mai rinunciato a spingersi in aree poco esplorate del mondo: Taulliraju (Perù), Changabang (India), Tawoche (Nepal), Spantik (Pakistan), Ushba (Russia), Kennedy (Yukon), Siguniang (Sichuan) e Kajaqiao (Tibet). L’ascensione della parete nord dello Siguniang in Cina con Paul Ramsden del 2002 gli è valsa il Golden Piton e il Piolet d’Or. Nell’ottobre 2012 la coppia Fowler - Ramsden, una delle più longeve e famose cordate del Regno Unito hanno aperto una difficile via sulla cresta nord ovest del Mt. Shiva, 6142 m nell’Himalaya Indiano.


CON MAURIZIO NICHETTI ATTRAVERSO I 150 ANNI DEL CLUB ALPINO ITALIANO

Nel 2013 il Club Alpino Italiano, socio fondatore del Trento Film Festival, celebra 150 di storia e si affida alla verve di Maurizio Nichetti, direttore della rassegna trentina dal 2004 al 2009, per raccontarne i momenti salienti in una serata all’Auditorium S. Chiara.

Con letture, musiche e filmati Nichetti ripercorrerà questa lunga storia, che si intreccia con la storia del nostro paese, le sue trasformazioni culturali e sociali, come il passaggio ad un alpinismo “per tutti”,
il dramma di due guerre mondiali, la storia dell’alpinismo con le sue vicende, i suoi eroi, scoperti anche dai media e anche dalla politica che nel secondo dopoguerra si affida all’alpinismo per sollevare l’immagine dell’Italia nel mondo con la spedizione al K2. E poi le nuove sfide degli anni ‘70, per un alpinismo nuovo, l’emergere di una coscienza ambientalista, fino alle sfide lanciate dal mercato globale e della rete, che il CAI ha raccolto pensando agli uomini di domani.


“LA MONTAGNA DENTRO”: I DISEGNI DI GIANLUIGI ROCCA A PALAZZO TRENTINI

Trento Film Festival a Accademia della Montagna del Trentino propongono nella sede di Palazzo Trentini una mostra dedicata all’artista Gianluigi Rocca, autore del manifesto per i 60 anni del Festival trentino. L’esposizione, a cura di Daniela Ferrari, raccoglie vent’anni di produzione di Rocca, a partire dal 1991 per giungere alle opere più recenti. La mostra prende le mosse dagli studi dedicati ai temi più cari a Rocca, ispiratigli da una montagna che conosce nel profondo: si tratta di disegni di teste di animali e oggetti della malga, ai quali seguono altre opere i cui soggetti sono intimamente legati alle atmosfere montane, secondo un itinerario dal taglio antologico che tocca le diverse fasi del procedere creativo dell’artista. Rocca non ha mai saputo e voluto allontanarsi dalle radici della propria terra, mantenendo vive le tradizioni legate alla cultura alpina, rintracciandone le origini ancestrali per distillarne un senso da trasmettere nel fare artistico.


“DI UOMINI E DI MONTAGNE” LE IMMAGINI DI MARIO VERIN A PALAZZO LODRON

Mario Verin nel suo percorso di fotoreporter ha coniugato le abilità alpinistiche e la passione per l’esplorazione a una particolare sensibilità di interpretare la natura e il paesaggio. Con qualità e pazienza da antropologo, Verin è così riuscito a entrare nella privacy delle popolazioni che incontra: dentro a una tenda beduina, nella grotta di un pastore nomade dell’Atlante, in un monastero tibetano o fra le donne tuareg dell’Air. La mostra “Di uomini e di montagne” che propone a Trento una selezione di circa 40 immagini, racconta il Sahara, il Medio Oriente, il Perù, luoghi lontani e sconosciuti, ma anche vicini come le nostre Alpi o conosciuti o famosi come lo Yosemite, visti in modo insolito e raffinato. Verin ritaglia i paesaggi, incornicia la natura, la esplora e la interpreta rivendicando la soggettività dell’artista.

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