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18 Mar 2013

Sarà pienone per Pupi Avati al Giardino delle Idee di Arezzo, 24 marzo

pupi-home.gif Per un mostro sacro del cinema italiano come Pupi Avati è facile prevedere un pienone ad Arezzo al Giardino delle Idee, che del resto da quando è stato fondato non ha mai sbagliato una iniziativa.

45 film alle spalle,  74 anni ben portati, ecco Pupi Avati che si racconta in un’autobiografia piena di sensibilità, aneddoti, amici, autocritica..Un vero e proprio fiume in piena. di ricordi, con l’allegra tenerezza che gli è consueta, che parte da Bologna - cantata e evocata in tantissime delle sue pellicole - per arrivare agli attori come Nik Novecento, Gianni Cavina e Carlo Delle Piane, fino a tratteggiare il profilo di Federico Fellini, maestro e amico.

L’appuntamento è per domenica 24 marzo 2013 alle ore 17.00 con ingresso libero e gratuito, quindi meglio arrivare un po’prima  per la presentazione del libro “La grande invenzione” (Rizzoli editore) all’interno della splendida Sala delle Muse del Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino, 8 (INFO: 0575 409050).

A condurre e moderare l’incontro Barbara Bianconi accompagnata da Andrea Bucciantini 

Se si tiene conto che il Giardino delle Idee fonda le sue iniziative sul puro volontariato, il successo ha un valore davvero speciale.

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Nel libro Pupi Avati cita spesso la circolarità del tempo.

Ricorda infatti che alla sua età, succede che si è maturata una esperienza tale che gli eventi della giovinezza si richiudono come in un cerchio di momenti vissuti, tanti bellissimi e alcuni orrende.

“Non so se devo essere più riconoscente a quelle bellissime o a quelle orrende - scrive - forse a quelle orrende che formano e rafforzano”.

E in una carrellata di ricordi e immagini, dalla figura di Paolo Villaggio a quella di Ugo Tognazzi, da quella di Laura Betti, bolognese che gli ha aperto uno dei salotti intellettuali più importanti della Roma che fu, sino a pellicole come Salò o Le 120 giornate di Sodoma di Pasolini, Avati trova lo spazio per raccontare il perché abbia scelto di fare cinema. 

“La risposta - scrive - è Rita Donzelli, una delle ragazze più carine di Bologna: eravamo tutti innamorati di lei. Riuscii a portarla a un concerto del Modern Jazz Quartet al Teatro Comunale. Al ritorno a casa provai a baciarla e lei non si fece baciare. In un mio film ho poi girato quella scena: io la bacio e lei si fa baciare, ecco perché ho fatto il cinema”.

Cinema in cui Avati ha esaltato attori come Nik Novecento, Gianni Cavina e Carlo delle Piane, divenuti quasi irrinunciabili nelle sue pellicole. 

Nik, conosciuto quando stava girando Una gita scolastica, gli è piaciuto subito tantissimo ed è diventato una specie di jolly, una persona straordinaria e ingenua in un modo fantastico: non era finto mai e stare con lui era una forma di igiene mentale.

Quanto a Cavina, ricorda Avati, ”ha sofferto tantissimo e ha imparato a recitare attraverso la vita. È un attore straordinario, diventato straordinario grazie alla sofferenza, così come Delle Piane. Una persona che sta pagando una penalizzazione da parte dell’ambiente. Una volta chiesi a Fellini perché non usasse Delle Piane?’ È troppo tuo, mi rispose Federico”.

E proprio al maestro riminese Avati dedica l’ultimo pensiero. 

“Ho avuto il privilegio di vedere il suo ultimo film La voce della luna in una proiezione privata in casa sua - ricorda - eravamo una decina di persone. Per tre volte, Fellini chiamò Giulietta Masini per farsi dire quale fosse la nostra reazione: avrebbe potuto farci vedere anche un pezzo girato tutto nero, noi gli avremmo detto che era un capolavoro”.

Sala delle Muse del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino, 8 (INFO: 0575 409050) per la presentazione del libro “La grande invenzione” (Rizzoli editore).

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