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1 Apr 2013

Arezzo, idee per un Governo da un giornalista davvero internazionale, 6 aprile al Giardino delle Idee

caprarica.gif Dalla Lady di Ferro al Governo dei Tecnici, le ricette anticrisi che potrebbero salvare l’Italia: “Concorrenza in economia, trasparenza nelle istituzioni, moralità nella cosa pubblica. O questo o il declino. Vale per noi come per il Regno Unito tre decadi fa. Impossibile illudersi che il passaggio non comporti pena e sacrificio. Ma tra queste Scilla e Cariddi oggi ci troviamo”.

E le domande fioccheranno. Su Napolitano, Bersani, Berlusconi, Renzi, Grillo, Monti . Sul prossimo Presidente della Repubblica, previsioni e auspici, e soprattutto sugli italiani, sul fisco e sugli sprechi, sul nostro eterno contrapporsci.

Caprarica non è uomo da non andare a tutto campo, aspettiamoci un fuoco di fila di domande e risposte, nel suo stile garbato, ironico, ma sempre incisivo e mai provinciale, non rivelatore di improbabili verità assolute precostituite, ma sempre basato su osservazioni pertinenti .

Ed è prevedibile che anche questa volta.-ma quando non accade agli incontri organizzati dai volontari del Giardino delle Idee? - il pubblico straboccherà dalla sala.

L’incontro con Antonio Caprarica è previsto per  sabato 6 aprile  alle ore 17.00 per presentare il suo ultimo libro “Ci vorrebbe una Thatcher” nella splendida cornice della Sala delle Muse del Museo Nazionale d’Arte Medieovale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino,8 (INFO: 0575 409050) con ingresso libero e gratuito.

A moderare l’incontro Barbara Bianconi accompagnata dal giornalista e caposervizio del quotidiano La Nazione Sergio Rossi.

Antonio Caprarica, giornalista e scrittore,  è stato commentatore politico dell’Unità e poi condirettore di Paese Sera.

Tra il 1988 e il 2006 è stato successivamente a capo delle sedi di Corrispondenza della RAI a Gerusalemme, al Cairo, a Mosca, Londra e Parigi.

Dopo tre anni a Roma come  direttore di Radio Uno e dei Giornali Radio Rai, dal 2010 è tornato a dirigere la sede RAI nell’amata Londra.

E’ vincitore di prestigiosi premi di giornalismo, fra i quali Ischia, Fregene, Frajese, Val di Sole, Barocco.

Al centro di questo libro c’è un Paese considerato il «grande malato d’Europa»: la sua industria è in declino, il costo della vita cresciuto,  il debito pubblico incontenibile, tanto che il governo è sul punto di chiedere l’aiuto del fondo monetario internazionale.

Sembra una fotografia dell’Italia di oggi, e invece è il ritratto della Gran Bretagna alla fine degli anni Settanta, poco prima che a Downing Street arrivasse la più  intransigente esponente dei conservatori britannici, Margaret Thatcher.

Con una fede incrollabile nel liberismo, la Lady di Ferro somministrò al Regno una medicina amarissima, fatta di tagli alla spesa, privatizzazione delle aziende statali e deregulation.

Una cura che sembrò, sulle prime, ammazzare il paziente, ma che al contrario lo guarì in breve tempo.

Perché  ricordare oggi la lezione dell’inflessibile Maggie?

Soprattutto per scoprire come si vive in una nazione dove l’economia è governata dalle regole del mercato e le istituzioni operano in modo trasparente.

Un confronto ricco di esempi, a tratti provocatorio, che l’arguta penna di Caprarica tratteggia in agili capitoli cercando di rispondere a una questione annosa: perché è così difficile fare dell’Italia uno Stato europeo finalmente moderno?

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