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13 Ago 2006

Il futuro è alle porte

Una nuova figura professionale per il mercato dell’arte cui anche i giovani dovranno guardare con attenzione : l’art advisor, capace di utilizzare il vastissimo bagaglio delle conoscenze  disponibili e saper lavorare in equipe combinando know-how informatico, competenze artistiche, strumenti finanziari e conoscenza giuridica.

di PierLuigi Puglisi

Sta gradualmente per finire un’epoca nel mercato dell’arte, ed il cambiamento è inarrestabile, in certi momenti un vero terremoto con poche pause, con buona pace di chi vorrebbe fermare il mondo e scendere.

Oggi sembra che siano almeno due le doti essenziali per essere nel mercato dell’arte: sapere utilizzare il vastissime conoscenze disponibili e saper lavorare in equipe, combinando know-how informatico, competenze artistiche, strumenti finanziari e conoscenze giuridiche.

Il linguaggio è nuovo, evoluto, tipicamente economico e qualche volta ha bisogno di essere un po’ spiegato e divulgato, ma è uno dei grandi cambiamenti in corso.

Questo è quanto emerso a Milano quando il 6 luglio è stata presentata al pubblico ASS.I.ART, l’Associazione Italiana per l’Art Advisory, che ha sentito la necessità  di riunire tutti gli Art Advisor e gli operatori del settore ai fini di istituzionalizzare la professione e di garantire i requisiti di competenza, indipendenza e professionalità alla clientela privata ed istituzionale, e che si adopererà per legittimare gli art advisor e gli associati presso organi ed enti ufficiali italiani, comunitari ed internazionali, in collaborazione anche con analoghe Associazioni straniere ed internazionali.

Ecco dunque che una nuova figura professionale si affaccia nel mercato: quella dell’art advisor, che dovrebbe saper concentrare nel suo lavoro una serie piuttosto vasta di competenze che coinvolgono comportamenti professionali gia codificati attraverso uno specifico Codice Deontologico Ass.I.Art, primo passo fondamentale per stabilire e far comprendere i contorni di questa nuova professione.

I principi che lo ispirano essenzialmente quattro: obiettività, serietà, efficienza e discrezione.

Gli art advisors riuniti in ASS.I.ART assicureranno la trasparenza e l’imparzialità necessarie per quanto concerne le consulenze prodotte; garantiranno che i Beni Artistici oggetto delle consulenze abbiano lecita provenienza; inviteranno la clientela, tramite i propri associati, a dotarsi di attestati di autenticità.

Del resto il rassemblemant di sigle che si sono mosse per fondare Ass.I.Art gia spiega la grande intuizione che è alla base della complessa operazione: intanto ArtService, nata anni fa da una costola delle FIMA e che raggruppa competenze del private banking con quelle di notissimi antiquari in grado di muoversi a tutto campo nella gestione di patrimoni artistici pubblici e privati: creazione o ampliamento di una collezione, acquisizione o vendita di opere particolari , expertise, valutazione del patrimonio, apertura di linee di credito garantite da beni d’arte, creazione di fondi d’investimento in opere d’arte.

Poi, supporto fondamentale perché per stimare le opere bisogna innanzi tutto conoscere il mercato e quindi non si può prescindere dai risultati d’asta, Gabrius fondata nel 1997 da Alberico Cetti Serbelloni, una banca dati che raccoglie e aggiorna costantemente le aggiudicazioni delle più importanti case d’asta internazionali dal 1980 ad oggi, di opere di fine art realizzate dal XIV secolo ai giorni nostri e che contiene 800.000 opere di oltre 45.000 artisti, per ognuna delle quali vengono fornite immagini, prezzi, stime, cenni biografici dell’artista, dati bibliografici dell’opera e tutte le informazioni scientifiche necessarie per la sua valutazione, e che lavora, fra gli altri, con: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Bloomberg, Axa Art, KBC, Finarte, Credem, Porro, UBS, Borse.it, Chubb.ù

A queste si sono unite Artfin  servizi di consulenza per l’arte, anch’essa creata per rispondere ad esigenze sia private che istituzionali, e che negli ultimi tre anni ha valutato circa 1500 opere d’arte per un valore complessivo di oltre 30 milioni di Euro, ed e eartcom.com, diretto da Paolo Manazza,  critico d’arte e giornalista specializzato in economia dell’arte, e consulente di Economia dell’Arte per il Corriere della Sera (che molti appassionati d’arte e mercato conoscono per gli articoli settimanali) e che è il primo portale italiano di critica ed economia dell’arte. Il sito conta su un pubblico selezionato di utenti (circa 12.000, dei quali il 28% dagli Usa, che ogni mese generano 180.000 hits, che per un sito tematico sono davvero un successo).

Non potevano certo mancare gli aspetti assicurativi che possono avere problematiche di particolare delicatezza e complessità, ma questo aspetto è coperto da  GPA Assiparos  il cui ambito di interesse nel rapporto con il mondo della cultura è rappresentato anche dalle sponsorizzazioni in campo artistico da parte di questa Società, che da tempo vede positivamente l’investimento per la costruzione, diffusione e valorizzazione della propria immagine attraverso la sponsorizzazione di attività culturali.

Gli aspetti giuridici, che sono fondamentali nella gestione di patrimoni artistici, sono coperti da CBM & Partners - Studio Legale.

Nella sua relazione Giancarlo Graziani, Presidente di ASS.I.ART ha evidenziato subito che “dal ristretto ambito Mercanti / Collezionisti si è passati quindi ad uno scenario animato da Investitori, Gestori Patrimoniali, Università, Consulenti, Società Specializzate che naturalmente hanno dato una formidabile spinta verso l’evoluzione del mercato il quale sta attraversando una fase di profondo, ed irreversibile, cambiamento“, che ci permettiamo di aggiungere, vedrà fasi di aggiustamento e completamento necessarie, ma che, come lo sviluppo dell’uso del know how tecnologico, non può essere ne sostituito ne arrestato.

Certamente ci sarà bisogno di giovani, del contrito della generazione dei laureati in Storia dell’Arte o di Conservazione di Beni Culturali, facoltà da cui il Paese ha prodotto tantissimi disoccupati intellettuali per anni, e che dovranno completare i loro studi con la necessaria conoscenza dei meccanismi del mercato dell’arte, fino ad oggi trascurati, a volte persino disdegnati.

Ma ecco che Graziani avverte che alcune Università stanno proponendo corsi sempre più vicini a questa area professionale, tanto che presso la IULM di Milano a breve partirà (le iscrizioni sono aperte) un corso Magistrale in Arti, Patrimoni e Mercati e presso la SDA Bocconi si tiene un workshop annuale in materia, per fare costantemente il punto sulla situazione,(giovani fateci attenzione!)  mentre esistono società che si occupano di studi economici analizzano il mercato come  Nomisma che ha, ad esempio, costituito il Laboratorio sul Commercio dei Beni Artistici - L.C.B.A. che fa luce sugli andamenti semestrali delle transazioni.

“Nostro obiettivo è quello di far diventare il bene artistico un investimento a tutti gli effetti sollevandolo dall’applicazione dell’IVA ed assimilandolo al regime vigente per gli altri beni di questo tipo all’estero, soprattutto nell’ottica della costituzione di fondi d’investimento in opere d’arte.”

Il quadro della situazione come ha ben chiarito nella sua relazione Cristina Ragazzoni , Presidente dell’AIPB, non sarebbe completo se non si tenesse conto che a fare da cornice a questo cambiamento si è fondata l’Associazione Italiana Private Banking, che riunisce le principali banche Private italiane e che ha costituito una Commissione Tecnica Permanente che si occupa delle opportunità e delle problematiche associate al servizio di Art Advisory, servizio che si sta affermando all’interno della gamma di offerta rivolta alla clientela di alto profilo e che trova ampio consenso tra i clienti che già usufruiscono di tale opportunità.

” Il primo obiettivo di una banca Private è la salvaguardia dei patrimoni dei propri clienti: tali patrimoni non si limitano ai soli asset finanziari ma sono quasi sempre affiancati da importanti investimenti immobiliari a reddito e spesso comprendono beni artistici, di provenienza familiare o frutto di recenti acquisizioni. La presenza delle banche Private nell’art advisory si inserisce  pertanto nell’ottica di una corretta gestione globale degli asset e affianca il cliente nella gestione di questa particolare tipologia di beni.”

Dunque se da questo e altri segnali, chiari ed evidenti, il cambiamento di impostazione di molte fra le oltre 100 Mostre Antiquarie ed il modo più evoluto di proporsi e comunicare di alcune fra le 37 case d’Asta che agiscono in Italia, si può trarre una conclusione: nel mercato dell’arte due figure un po’ romantiche e misteriose stanno per essere superate dai tempi: quella del “collezionista fai da te” e quella  “dell’antiquario stregone”.

Ambedue personaggi cari agli anni d’oro del mercato dell’arte, quando c’era un mercato che “tirava” e cresceva spontaneamente, e diciamolo, anche selvaggiamente, dove chiunque poteva inserirsi senza avere bisogno di nessun particolare passaporto se non la buona volontà, grinta, faccia tosta da vendere e capacità di rischio e improvvisazione.

Sopravviveranno, ma avranno figure nuove con cui confrontarsi.

Così, quello che prima era un optional per iniziati, l’uso del PC, di internet, la confidenza con le banche dati, la capacità di analizzare risultati e fare conseguenti previsioni economiche, la necessaria conoscenza della normativa complessa ed anche contraddittoria che regola il mercato dell’arte, il rispetto del bene durevole come l’arte è ed in conseguenza il suo valore economico oltre che identitario per le famiglie di cui è parte del risparmio, la gestione professionale dei patrimoni artistici, l’ottica nuova che già si profila in alcune banche evolute che considerano il bene artistico come fonte di garanzia, la necessità di diversificare gli investimenti e di considerare il pezzo d’arte come uno sbocco non solo possibile ma appetibile, la necessità di saper operare in un mondo complesso e globalizzato, trovano le loro risposte.

Certo non sarà domattina, ma sarà abbastanza presto e vorrei ricordare che appena dieci anni fa ben pochi di noi conoscevano il Pc ed internet, mentre oggi non c’è chi non sappia che per aggiornare un sito di qualità serve una figura professionale, il webmaster.

E che oggi la “tracciabilità” è un fatto concreto.

Poi possiamo discutere se è cosa buona o cattiva, ma inutile consolarsi con la nostalgia di quando tutto questo non c’era.

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