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20 Mag 2008

1998, Amarcord Fiera Antiquaria Arezzo, UN POETA TRA LE FIERE, Da il Mercante d’Arte, n.0

Fu una pagina molto divertente dedicata alla Fiera da Filippo Nibbi, poeta futurista - così ama definirsi - e appartiene al tempo in cui, anche amaramente,  non in pochi, ridevamo su come veviva  raccontata la Fiera Antiquaria dalla stampa locale, ma, si badi bene, sempre dalle pagine locali…

Scriveva fra l’altro Filippo “I giornali locali - poiché la cronaca non ha mai l’arguzia delle favole - davano di testa con titoli del tipo “Sua Maestà, l’ Antiquaria”, “Antiquaria, ancora record”, “Tra Clinton e la Normandia, in mezzo c’è l’ Antiquaria”, “Tra gli espositori c’è anche un senegalese” … Ci fu un vero boom di titoli del genere. La testa degli espositori fu talmente arieggiata da riempirci una mongolfiera e farla salire tra le nuvole!. .. Ho raccolto i titoli dei giornali e c’ho fatto i versi dell”’Antiquariata”, perché voglio diffondere l’idea che m’è venuta, d’un riciclo d’arte Dada, più veloce d’un biciclo e del triciclo …

Il testo che segue fu scritto da me nel 1994 conversando in amicizia al bar con “Massimo”, il Puglisi”

Testi 1998:

L’ANTIQUARIA, SUA MAESTA’ L’ANTIQUARIA, IL RUGGITO DELLA FIERA

Ormai è storia. E oggi, dopo 10 anni, occore una spiegazione. La poesia SUA MAESTA’ L’ANTIQUARIA  era  un collage ironico dei titoli dei giornali locali, La Nazione più di tutti, perchè per mesi, anni,  con enfasi epico/trionfalistica ( ne facevamo una questione di sostanza ma anche di linguaggio), ci veniva descritta una cosa molto diversa  da quello vedevamo. In tanti ci si  sbellicava dalle risate. Va riletta: quei titoli sono ancora emblematici di un modo di favoleggiare che rispondeva bisogni immaginari e reali. Della città ovviamente.

Oggi non è più così:abbandonata l’enfasi, si usano toni e stili da Processo del Lunedì, con commissari tecnici da bar, urla  e spazio agli ultrà. Rumors e boatos in quantità per qualche copia in più. Manca solo (per ora) un Biscardi che dica”vogliamo il moviolone”!

Avanti Filippo, scrivi una nuova poesia: il materiale non manca nemmeno adesso. PLP

Testi 1998:

 riciclo-w.jpg

L’ANTIQUARIA

di Filippo Nibbi

Esiste uno spaesamento degli oggetti che li rende più appetibili, non più patiboli di necessità.

Avviene durante le fiere. Oggi in Arezzo e nei dintorni (a Cortona o a Terranuova Bracciolini, per esempio),non ci sono più le fiere delle bestie bianche.

Potevano sostituirle benissimo con fiere di mosche bianche, ma si sono moltiplicate quelle degli oggetti provenienti dalla polvere delle galassie casalinghe, che le carlinghe degli aeroplani riportano poi un po’ dappertutto nel globo. Oggetti che in casa avevano una funzione precisa - tanto per dire, un letto serve a dormire - vengono riletti per ritrovare un gusto d’epoca. E già avviene una divaricazione e una prevaricazione. Chi maggiormente se ne intende, è infastidito dai falsi, dagli oggetti visibilmente troppo aggeggiati, che tolgono di bocca alla fiera il mordente dell’antiquariato, e la fanno stupidire in un’ a n t i - q u a r i a t a .

C’è chi va in fiera soprattutto per svago, attratto dallo spaesamento che crea quell’accumulo di cose dentro una città … Sono così tante! provenienti da tutto il mondo! che arrecano dentro le strade viuzze da vizi circolatori, camminamenti intasati, piazze con soli corridoi.

Ci vorrebbe una regia funzionante, che parta dalla “Platea Communis” di Arezzo, da Piazza Grande, che fu nella parte alta, dove ora si vedono le Logge, “Platea porcorum”: piazza dei maiali, non delle bestie bianche. Ci vorrebbe una regia. Altrimenti, tutti quegli oggetti indemaniati, messi come vengono, potrebbero entrare in un branco di porci e quelli fuggire fuor di città e rigettarsi sotto i camion, dalle parti in cui Arezzo è invasata dai camion provenienti da mezza Italia. Chi ha ideato la Fiera Antiquaria?

Ivan Bruschi fu l’uomo del caso, quindi dell’apprezzabile caos dove ogni oggetto antiquariato è apprezzato a capocchia. L’aveva voluta lui la Fiera Antiquaria, cresciuta assaporando le antichità nei posti giusti, andando poi a rifiutarle in tutto lo squassame di case e chiese che s’è potuto avere. Oggetti ripudiati, svenduti, venivano assortiti da Bruschi e riedificati.

A un certo punto, la Fiera Antiquaria apparve come l’opera d’un mago che aveva fatto d’Arezzo una città levantina.

I giornali locali - poiché la cronaca non ha mai l’arguzia delle favole - davano di testa con titoli del tipo “Sua Maestà, l’ Antiquaria”, “Antiquaria, ancora record”, “Tra Clinton e la Normandia, in mezzo c’è l’ Antiquaria”, “Tra gli espositori c’è anche un senegalese” … Ci fu un vero boom di titoli del genere. La testa degli espositori fu talmente arieggiata da riempirci una mongolfiera e farla salire tra le nuvole!. .. Ho raccolto i titoli dei giornali e c’ho fatto i versi dell”’Antiquariata”, perché voglio diffondere l’idea che m’è venuta, d’un riciclo d’arte Dada, più veloce d’un biciclo e del triciclo …

Il testo che segue fu scritto da me nel 1994 conversando in amicizia al bar con “Massimo”, il Puglisi

………. antiquariato = a n t i q u a r i a t o

SUA MAESTA’ L’ANTIQUARIA

(dai titoli dei giornali)

ANTIQUARIA, È ANCORA RECORD

 E LA FIERA LANCIA IL NATALE

 L’ANTIQUARIA PRESA D’ASSALTO

TRA CLINTON E LA NORMANDIA

 IN MEZZO C’È L’ANTIQUARIA

LA FIERA RESISTE ALL’AFA …

TRA GLI ESPOSITORI C’È ANCHE UN SENEGALESE

UNA FIERA DI ALTI PAPAVERI

E PER BIOFIERA E’ UN SUCCESSO IMPREVISTO -

 FIERA D’OTTOBRE NEL SEGNO DELL’ ARTE

VA DALLA MAGA A FARSI FARE LE CARTE

IL RUGGITO DELLA FIERA

La Fiera è poco seria/perché non morde

e forse ha un dente cariato:/un dente antiquariato!

La sua faccia intera/il Cigno della Fiera

la tiene a bada col tridente/L’Antiquariata

non ha memoria, non ha mente/Di questo ne va fiera

Il resto è tutto falso/La Fiera, se ruggisce

non si sente, eccetto/la domenica e il sabato …

E’ un moti vetto,/che manca di rispetto

al primo Sabato/e Domenica del mese.

Fortunato quel paese/che ha una fiera nella gabbia

da mostrare da vicino/Fortunato quel paesino

che hai giocattoli:/un trenino, un cavallino

un comodino preso a Como/da don Dino, un accendino

per scacciare via la Fiera/non conforta più chi spera

di trovare oggetti autentici:/sedie rotte, vecchi mantici

per aizzare il fuoco ai draghi/Dalle scale della Fiera

(molto brutte, fatte apposta/ per aggiungere alla piazza

San Francesco/un impìcciolo mai visto)

scende il Cigno della Fiera/E la Fiera ha la sua Scala

di valori scontatissimi/di piattissimi signori

e signore con la sigla(“Micateladògratis”

 ”Micateladòmica”/che provengono da Arezzo

o da un altro continente/Chi è vecchiotto e incontinente

vacua spesso, ma alla Fiera/non ci sono i gabinetti

non ci sono i mortaretti/non ci sono i rubinetti

non ci sono gli amaretti/non ci sono i manicaretti …

Manca anche Marinetti!/Se uno gira per la Fiera

si salvi fica col motto/“Caca poco chi fa poco moto”

poi rigira a angolo retto/finché il retto non s’ è rotto

stando ai banchi,/un po’ impalato

a distinguere il passato/dal presente. Ci vorrebbe

un momento di riposo/lo sgabello e un bel cuscino …

 Ma la macchina lo attende/e lo aspetta, per fortuna!

Sul cruscotto era evidente/un foglietto … Che sarà?

Un saluto di papà?/Un richiamo della nonna? …

Legge in fretta, e non s’inganna …/Ha un momento d’emozione …

E’ la sua contravvenzione!

Il ruggito della Fiera, fieradi lui e anche altera

DELIBERA

Il Consiglio Comunale ha deliberato

di rinchiudere la Fiera disponendo sopra i banchi la scritta

“CHIUSO PER FIERE”.

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