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15 Mar 2007

Carmine Siniscalco: testo presentato alla III audizione conoscitiva della Commissione Cultura della Camera dei Deputati dalla ASSOCIAZIONE ROMANA GALLERIE ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Ecco il testo presentato alla III audizione conoscitiva della Commissione Cultura della Camera dei Deputati dalla ASSOCIAZIONE ROMANA GALLERIE ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
rappresentata da:
Carmine Siniscalco, Presidente ARGAM
Enrico Lombardi,Vicepresidente
Emiliano Campaiola, socio

S  T  U  D  I  O      S       -     A R T E        C O N T E M P O R A N E A

VIA DELLA PENNA N. 59 – 00186 ROMA –  TEL./FAX  - 00 39 06 3612086  -    e-mail : car.sin.s @ virgilio.itq     

RACCOMANDAZIONI RIVOLTE ALLA COMMISSIONE CULTURA SCIENZA E ISTRUZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI TRASMESSE DAL PRESIDENTE DELL’A.R.G.A.M (ASSOCIAZIONE ROMANA GALLERIE D’ARTE MODERNA) CARMINE SINISCALCO.

Direttore di gallerie d’arte e promotore culturale dal 1965 ed attualmente titolare e direttore dal 1972 dello Studio S-Arte Contemporanea di Roma, ed in veste di Presidente dell’Associazione Romana Gallerie d’Arte Moderna che comprende 25 gallerie della capitale, desidero richiamare l’attenzione su alcuni  punti essenziali che concernono in particolare l’attività delle gallerie d’arte ma che interessano l’intero settore dell’arte contemporanea, sul quale in linea generale ha trasmesso le sue osservazioni e raccomandazioni il dott. Luigi Martini nella sua relazione del 21 febbraio u.s.

STATUS DEL GALLERISTA

Noi galleristi ringraziamo la Commissione che ci consente di essere ufficialmente ascoltati in merito ai problemi del settore dell’arte contemporanea oggi, e desideriamo in primo luogo far presente che  siamo considerati – e lo siamo, ma non solo – commercianti e come tali equiparati ai venditori al dettaglio. In considerazione del fatto che una galleria d’arte ha anche – ed in alcuni casi precipuamente –  fini culturali, riteniamo  sarebbe il caso studiare per la nostra categoria  “Studi di settore” particolari, diversi da quelli applicati in genere ai meri commercianti.

ALIQUOTA IVA

L’aliquota IVA per le opere vendute dalle gallerie è del 20%, estremamente penalizzante per il mercato d’arte considerando tra l’altro che è la più alta in Europa (si pensi alla Spagna con l’IVA al 3% ed alla Francia con l’IVA al 5,5% !). L’IVA per le altre categorie produttrici delle opere dell’ingegno (v. gli scrittori) è del 4%.  Non si potrebbe studiare la possibilità di ridurre l’IVA in questo senso ?  

DIRITTO DI SEGUITO

Il diritto di seguito è intoccabile, d’accordo, trattandosi di normativa a livello europeo, ma non si potrebbero semplificare gli strumenti per applicarlo ?  Può capitare che, talvolta  per poche decine di euro,  si debbano espletare varie formalità, con rilevante perdita di tempo. Non sarebbe il caso di far pagare questo diritto di seguito a scadenza semestrale, o addirittura annuale?  Si consideri tra l’altro che, con l’attuale normativa, in alcuni casi (V. acquisto da privati) le gallerie dovrebbero pagare non il 4 ma l’8%, e questo comporterebbe un penalizzante obbligatorio rincaro dei prezzi.

PROMOZIONE DELL’ARTE CONTEMPORANEA ALL’ESTERO

E’  ovvio che il Governo non possa direttamente interessarsi della promozione e della vendita dell’arte contemporanea italiana all’estero, avrebbe però il dovere di promuovere e seguire una politica culturale, oggi quasi inesistente, perché questo nostro patrimonio venga conosciuto e diffuso anche al di fuori dei confini nazionali.  Con riferimento alle mostre organizzate dagli Istituti Italiani di Cultura all’estero, sono quasi nulli i fondi messi a disposizione, e pertanto dovrebbero essere reperiti attraverso sponsors privati nei vari paesi dagli  Istituti stessi. Sottolineo l’importanza da un punto di vista culturale di favorire gli artisti emergenti – le cui esposizioni costano in ogni caso meno (basti pensare all’assicurazione delle opere) -, anziché e l’inutilità di continuare a riproporre nomi di maestri che non hanno bisogno di essere   pubblicizzati, e che nulla hanno da guadagnare ad essere presentati in alcune sedi.  Le mostre (collettive a tema o personali) dovrebbero  essere  trasferite da un Istituto all’altro in una stessa area geografica, in modo da poter raggiungere il massimo risultato con la minima spesa, esistendo già il materiale per l’imballaggio che va di solito eliminato non essendovi la possibilità di magazzinaggio.  E’ soprattutto importante che si imposti una vera e propria politica culturale, che al momento attuale non esiste in quanto i vari Istituti sono indipendenti e responsabili delle proprie scelte da realizzare in base alle disponibilità finanziarie a loro disposizione, senza in genere alcuna coordinazione con gli altri Istituti e spesso legati a richieste e proposte che sono invitati ad evadere.

AIUTO ALLA PRIMA ESPOSIZIONE

Il Governo potrebbe assicurare un “aiuto alla prima esposizione” destinando fondi, che sarebbero tra l’altro limitati alle spese di trasporto, catalogo, inviti, pubblicità e  francobolli, a  gallerie che presentino documentazione adeguata (vagliata da un’ apposita commissione i cui membri dovrebbero essere annualmente rinnovati e rappresentare le varie tendenze dell’arte contemporanea) per la prima personale di un artista emergente.  Le domande per questo “aiuto alla prima esposizione dovrebbero essere inoltrate dalle gallerie tramite le associazioni di categoria cui appartengono e che sarebbero responsabili di una prima scrematura.

SOVVENZIONI  STATALI

Non si comprende perché  le gallerie d’arte siano demonizzate in quanto svolgono attività a scopo di lucro, dimenticando sempre   l’apporto e le finalità culturali di una galleria.  Oggi i produttori cinematografici realizzano  con sovvenzioni governative film  ritenuti meritevoli di finanziamento (e non sempre lo sono), e la produzione cinematografica persegue  indubbiamente  anche, e soprattutto,  scopi di lucro.  Perché non adottare un sistema simile anche per le gallerie d’arte, vagliate naturalmente da un’apposita commissione ( e, propongo, più severamente di quanto non si faccia per il finanziamento di un film), nel senso che le gallerie che nel corso della stagione espositiva abbiano realizzato eventi particolarmente rilevanti da un punto di vista di promozione culturale ricevano una giustificata sovvenzione ?  Dal programma svolto da una galleria nel corso di una stagione di mostre è facile per un’apposita commissione di esperti, annualmente rinnovati, rendersi conto se  trattasi di un programma  rivolto esclusivamente a fini commerciali o impostato su basi diverse – di proposta, di promozione, di creazione di eventi.

GALLERIE D’ARTE ED ASSOCIAZIONI CULTURALI

Esistono molte  “associazioni culturali” che svolgono lo stesso ruolo delle gallerie d’arte. Sarebbe corretto, dal momento che perseguono o dovrebbero perseguire gli stessi scopi, equiparare i due tipi di organismi con gli stessi doveri nei confronti del fisco e con gli stessi obblighi contabili.

SPAZI ALTERNATIVI DI ESPOSIZIONE

Il lavoro delle gallerie d’arte è attualmente inficiato dalla possibilità ormai generalizzata per gli artisti, e non solo emergenti, di esporre in luoghi cosiddetti alternativi:  bar, ristoranti, barbieri e parrucchieri, sale d’aspetto, negozi di moda, arredamento ed abbigliamento etc.  Il suggerimento non è quello di impedire tale abitudine ormai generalmente invalsa, ma di richiedere  agli esercizi che espongono opere d’arte  (presumendo che la loro attività alternativa sia occasionale e non permanente) di essere in possesso di una particolare autorizzazione rilasciata dalla questura per la mostra in oggetto, eventualmente  dietro pagamento di una piccola tassa. In queste occasioni viene svolta una vera e propria attività commerciale, di compravendita, che sfugge ad ogni controllo. Non sarebbe la stessa cosa ovviamente per un artista che aprisse il proprio studio per presentare al pubblico ed alla critica il suo lavoro, ma – quando ciò viene fatto con invito stampato ed inviato ad un pubblico non soltanto di amici – bisognerebbe dichiarare che si tratta dello “studio dell’artista” e non di spazio regolarmente  aperto al pubblico.

GALLERIE PRIVATE E SPAZI PUBBLICI

Non sarebbe il caso di destinare uno spazio pubblico una volta all’anno, od anche una volta ogni due anni,   all’attività delle gallerie private selezionate da apposita commissione in base al programma svolto (di presentazione di artisti storici o emergenti, a seconda dell’indirizzo delle gallerie), con le sole spese di gestione dell’evento (guardiania, pulizie, elettricità) eventualmente a carico delle gallerie partecipanti?  Si verrebbe in questo modo a creare una fiera d’arte annuale o biennale  senza dover passare attraverso il monopolio di organizzazioni che, in grado di offrire debiti spazi espositivi, affittano tali spazi nel migliore dei casi in base a criteri discriminatori non sempre giustificati e nel peggiore dei casi a chiunque sia in grado di pagare, spesso anche a privati od artisti nascosti dietro un nome ed immagine di galleria.   In questo modo si potrebbe anche convogliare la stampa che ormai si interessa sempre meno di una galleria privata e si dichiara sensibile soltanto alle mostre organizzate in luoghi pubblici.  Naturalmente io parlo pensando agli spazi pubblici comunali e provinciali della città di Roma, ma il suggerimento su formulato è valido anche per gli altri capoluoghi dove spazi del genere siano disponibili. Si pensi a quante rassegne d’arte (preferisco utilizzare il termine “rassegna” anziché quello di “fiera”, inflazionato ormai dal momento che fiere vengono allestite più meno professionalmente in moltissime città) sarebbero realizzate ad un livello senz’altro superiore in quanto potrebbero parteciparvi soltanto le gallerie selezionate, e non in base ai soliti principi di confraternita intellettuale o clientelismo.  In un programma più ampio sarebbe attuabile anche uno scambio di tale tipo di rassegna da un comune o provincia ad altro comune o provincia, favorendo una politica di integrazione culturale a mio avviso necessaria per rafforzare il settore dell’arte contemporanea al di fuori dei limiti regionali e provinciali oggi esistenti, ed aprire quindi la strada alla sua affermazione anche all’estero.  Basti pensare che Vespignani è ignorato a Milano e Migneco lo è a Roma, per non citare che un caso guida. 

INGRESSO NEI MUSEI CON TESSERINA DI RICONOSCIMENTO DELLE ASSOCIAZIONI

Con la tesserina di riconoscimento dell’A.R.G.A.M. gli associati sono ammessi negli spazi publici all’estero senza fare la fila e senza acquistare il biglietto (per personale esperienza in Francia ed Inghilterra funziona così).  Perché lo stesso trattamento non viene riconosciuto per gli spazi pubblici in Italia ? 

DEFISCALIZZAZIONE DELLE OPERE D’ARTE

Per incentivare il mercato d’arte sarebbe producente poter defiscalizzare l’acquisto di opere d’arte da parte non solo di enti ed organizzazioni ma anche da parte dei privati.  Se tale acquisto fosse deducibile, si otterrebbe  una maggiore trasparenza nel mercato e si combatterebbe la tentazione dell’evasione fiscale.

LEGGE DEL 2%  E PRESENZA DI UN RAPPRESENTANTE DI CATEGORIA NELLE COMMISSIONI

Terreno minato è quello legato all’attuazione della legge del 2% che vive in regime di clientelismo.  Non si comprende perché non debba far parte delle commissioni giudicanti – con critici ed artisti – anche un rappresentante del settore delle gallerie d’arte.  Rappresentanti di questo settore dovrebbero esservi in tutte le commissioni che operano nel sistema dell’arte, in quanto – riconosciuto il ruolo primario dell’artista – il gallerista non è da meno degli altri addetti ai lavori, critici inclusi. Tra i quali non mancano quelli che hanno attitudini manageriali più che conoscenze storiche, ma che, non avendo in principio fini di lucro, sono privilegiati nei confronti degli esecrandi galleristi che hanno, dichiaratamente, “anche” fini di lucro.

Carmine Siniscalco

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