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20 Mag 2008

1988, AREZZO E IL SUO AMBIENTE ANTIQUARIO

  In Antiquari e Restauratori, Guida alla visita nel Comune di Arezzo, ed Spazio Skema 1988, di Pierluigi M. Puglisi

 È già qualche anno che la caccia all’oggetto antico è diventata una delle attività turistiche e del tempo libero più praticate, una forma culturale evoluta di shop­ping: prova ne sia il gran numero di mostre e mercati antiquari a cadenza fissa sorti un po’ dovunque in Italia: attualmente se ne contano più di sessanta, di cui un quarto nella sola Toscana.

Fra le iniziative di questo tipo, proliferate negli ultimi anni a macchia d’olio, la Fiera Antiquaria di Arezzo con i suoi vent’anni di attività non solo è stata la pri­ma, ma resta la più frequentata dai cosidetti ricercatori di antichità, siano essi mercanti, collezionisti, conoscitori o semplici curiosi, e, fra tutte, è senza dubbio la più nota anche a livello internazionale.

Se Arezzo come città antiquaria non si scopre certo oggi, essendo mensilmente il maggior centro italiano di raccolta e smistamento di antichità di ogni genere, meno nota è invece - e a torto -l’attività di quanti operano nel settore antiquario della sua provincia. Arezzo antiquaria - va detto subito - non è solo la fiera e non si esaurisce con essa.

Una miriade di antiquari, raccoglitori, importatori, ricercatori, rigattieri, restau­ratori di ogni genere, di mobili, dipinti, sculture, intagli, dorature, libri antichi e stampe, grammofoni, radio, telefoni, metalli e altro, sono cresciuti in vent’an­ni parallelamente alla Fiera fino a costituire con oltre centonovanta aziende (com­merciali e artigiane) un fenomeno di crescita settoriale che ha ben pochi raffronti nelle altre provincie italiane.

Sono piccole imprese familiari o ditte individuali che debbono in ogni caso la loro sopravvivenza ad una grande laboriosità, dovendo attrezzarsi in un mercato incostante e molto concorrenziale, irto di non poche insidie e periodicamente at­traversato da cambiamenti di gusto e da crisi anche di lunga durata, mentre quando si parla di antiquariato è abitudine consolidata dall’editoria ufficiale farlo sem­brare un settore in costante espansione, sempre scintillante di clamorosi risultati d’asta, di favolosi affari, dove tutto è luce. Le ombre, invece, non sono poche, come gli addetti ai lavori sanno bene.

Viste nel dettaglio le cifre dicono che solo Arezzo città, con i suoi 100.000 abitanti  assomma 107 aziende legate al settore (54 antiquari e 53 restauratori), feno­meno che per quantità è paragonabile a città molto più grandi e note per tradi­zione storico - artistica.

Ma l’antiquariato non si concentra nella sola città e si allarga a una provincia molto viva, con una geografia ampia e differenziata, che non si limita ai grandi centri storici di Cortona (13 aziende), Anghiari (12), e Monte San Savino (Il), del resto ricchi di importanti tradizioni di artigianato artistico, ma si diffonde anche nei centri più piccoli delle quattro vallate aretine, per arrivare complessi­vamente ad un totale di quasi 200 aziende.

I dati che riferisco, raccolti non senza difficoltà dal gruppo redazionale per que­sta occasione, costituendo la prima indagine specifica, potrebbero in seguito an­che risultare incompleti, ma tuttavia con minime variazioni: e comunque servo­no a dare senza smentita la chiave di lettura del fenomeno.

Fiera a parte, quì da noi antiquariato se ne trova un po’ dappertutto, ed in tutti i giorni dell’anno.

Una provincia insomma dove, oltre a tutte le altre bellezze naturali, storiche ed artistiche, vale la pena di venire a cercare antichità: sarà difficile non trovarne, anche per i più esigenti e, visto che la nostra offerta è molto diversificata, una visita alle botteghe, grandi o piccole che siano, potrà sempre riservare interessan­ti sorprese. Ovvio chiedersi come si è arrivati a tutto questo se è vero che nel 1968, quando Ivan Bruschi dette il via alla Fiera, gli antiquari nella zona forse non era­no più di dieci: spirito d’iniziativa evidentemente e di emulazione, amore per il bello e per le tradizioni, desiderio di sfruttare favorevoli occasioni, magari sogni di grandi scoperte e affari, ma anche un legame diretto con la crescita economica generale di tutta la provincia, cui il settore del resto ha contribuito.

Certo il debito con la fiera è enorme.

Chi conosce il mercato, fiere, o mostre che siano, sa benissimo che, nonostante qualche fase di stanca che si sente dappertutto nel settore, la Fiera di Arezzo re­sta comunque l’appuntamento più importante tanto da affermare paradossalmente che essa vanta sessanta tentativi - spesso mal riusciti - d’imitazione. Perchè? Perchè poche fra queste iniziative possono vantare lo stesso successo. Questo non è avvenuto per caso: in quanto Fiera ed antiquari sono stati l’una il motore degli altri e viceversa.

Sorta per iniziativa (non mai abbastanza lodata dai colleghi) di Ivan Bruschi, an­tiquario di razza e non altro, la Fiera è cresciuta e si è sviluppata in un humus di imprese moltiplicate si parallelamente ad essa e sfruttandone la potenzialità. Gli addetti ai lavori sanno bene che oggi è fin troppo facile «inventare» una ma­nifestazione antiquaria, ma molto difficile è fada decollare se non cresce attorno ad essa un «ambiente antiquario».

Dove questo ambiente manca, ossia dove gli antiquari sono pochi e casuali, que­ste iniziative finiscono per non essere niente più che espediente turistico di ammi­nistratori poco fantasiosi.

Da noi questo non è avvenuto: il vero pedigree di Arezzo antiquaria, che credo nessun’altra provincia possa vantare, non sono soltanto le oltre duecento edizio­ni di una fiera ormai ventennale, ma le quasi 200 aziende cresciute e connesse ad essa: ossia un «ambiente antiquario» particolarmente fertile.

Senza nulla togliere ai meriti dei colleghi, sarebbe piaggeria non ricordare però che, se gli antiquari ovunque sono per tradizione e cultura individualisti, qui for­se più che altrove si sono frammentati, trascurando elementari interessi comuni. Questa Guida è una prima iniziativa: tanto che non mi è sembrato lontano dal mio abituale lavoro di antiquario promuoverne e curarne l’edizione, impegno che del resto ha incontrato orecchi più sensibili e appoggi più numerosi, (che ringra­zio), di quanto mi aspettassi all’inizio.

Non nascondiamoci che molto da parte nostra resta da fare: se la categoria pur tanto cresciuta ha trascurato di dare di sè una immagine complessiva, non meno trascurati sono stati i rapporti con la città, le istituzioni, le altre forze economi­che e politiche e soprattutto la capacità di difenderci meglio dalle tante insidie alle quali è esposta la nostra attività.

Nata da evidenti scopi promozionali, questa pubblicazione copre un vuoto: se per molti Arezzo antiquaria sarà una scoperta, in qualche modo lo sarà anche per gli addetti ai lavori.

Se poi i risultati saranno superiori agli intenti, e da questo primo passo qualcos’altro di positivo nascerà, tanto meglio.

Pierluigi Puglisi

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