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20 Mag 2008

1993, Ivan Bruschi, gli oggetti gli narrano come ha vissuto l’uomo

Da  Espressione, Italia ed oltre, anno III, Firenze,  periodico trimestrale. settembre 1993 , pagg. 145-150

Un viso antico, dalle fattezze nobili, i modi gentili e pacati, due lauree, due grandi passioni: Arezzo la sua città e gli oggetti antichi.

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Ivan Bruschi, fondatore  della mostra dell’ Antiquariato di Arezzo, “Premio della  Cultura Europea” per il 1993, appartiene alla selettiva ed esclusiva “Associazione antiquari d’Italia”, ideatore e promotore del premio “Mecenate d’oro” che verrà consegnato dal re di Svezia.

Schivo, riservato, non ama parlare, tanto meno compiacersi, dei suoi innumerevoli riconoscimenti.

La sua casa, un magnifico palazzo del quindi­cesimo secolo, appartenuto probabil­mente al Capitano del popolo e succes­sivamente alla Zecca, situato di fronte all’ elegante Santa Maria della Pieve. Con grande orgoglio mostra il suo mu­seo, il risultato di tanti viaggi, scoperte, talvolta anche casuali.

«Stavo camminando e involontariamen­te detti un calcio a un sasso - racconta ­almeno così sembrava in apparenza, ma la sua forma mi incuriosì. Lo presi in mano e a guardarlo meglio scoprii, con grande gioia, che non si trattava di un comune sasso, bensì di una piccola sta­tua, probabilmente risalente al paleolitico, che riproduceva una Venere la dea della fecondità. Oggi viene classificata dagli studiosi come Venere di Arezzo».

Chissà in quanti avranno dato dei calci a quel sasso. Casuale l’incontro, ma so­lo un occhio esperto poteva scoprire un tale tesoro.

La passione di Ivan Bruschi non si limi­ta soltanto a pezzi di valore, ma si estende anche a quelli di uso quotidiano. «E’ dagli oggetti di ogni giorno che possiamo capire come si viveva, cosa si pensava … gli oggetti mi parlano e ogni giorno scopro cose nuove».

Una passione che viene da lontano, suo padre infatti era antiquario.

Così nelle meravigliose stanze al pian terreno è possibile ammirare anche il pezzo più singolare: la sedia per partori­re utilizzata nel medioevo; poi un fega­to etrusco dove l’antico popolo italico faceva i vaticini, i cofani delle spose, embrici fatti con tibie tagliate a metà, un ferro del settecento che veniva usato per stirare i baveri delle camicie … Lo spirito con cui è stato allestito il museo ricorda molto quello estero. Ogni pezzo è ambientato, nel tentativo di ricreare l’atmosfera: meraviglioso è uno studio completamente ricostruito: addirittura sul tavolo si trovano compassi di età rinascimentale.

Quanti di voi hanno mai visto un ac­ciarino? Ebbene Ivan Bruschi può van­tare anche una nutrita collezione di ac­ciarini. Proprio per la ricchezza e per la varietà il museo è mèta di molte scuole. In una meravigliosa teca esago­nale sono raccolte le monete coniate e fuse dal settimo secolo avanti Cristo a oggi: vi si trovano anche le monete “scodellari” così dette perché legger­mente concave, per far sì che non ca­dessero quando venivano poste sul ta­volo dei mercati.

Visitare questo museo è come fare un viaggio a ritroso nella storia dell’uomo,  per arrivare fino ai dinosauri: dentro un  uovo preistorico Bruschi trovò la struttura di un piccolo dinosauro, una vera rarità.

 Tra gli oggetti, alcuni hanno un  gran valore, altri non è possibile stimarli, come il libro di Garibaldi, un grosso quaderno manoscritto, il leggio di  Michelangelo, un Gesù di Giovanni  della Robbia, e … uno dei primi Ming.

Pensate che quando Ivan Bruschi andò nella città proibita e raccontò ai suoi accompagnatori di averne uno simile, tutti si misero a ridere. Al suo ritorno mandò allora una foto del suo “gioiello”: non  ebbero parole per rispondere!

La molla di tutto questo non è il lucro, infatti Ivan Bruschi lascerà il suo museo  infatti Ivan Bruschi lascerà il suo museo come fondazione alla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.

La passione che lo ha guidato in questi anni, che lo porterà forse a scrivere un libro Viaggio intorno all’oggetto e la lunga esperienza fanno di lui uno del maggiori esperti del settore. «Ogni singolo pezzo ha come una firma - racconta - anzi ne ha molte».

 Ma se esistono dei criteri per riconoscere i falsi, perché tante polemiche  allora sulle tre sculture in pietra arenaria trovate a Livorno e attribuite ad Amedeo Modigliani?

Tra l’altro è recente la notizia  che due studiosi americani, massimi esperti di mondiali d’arte, James Beck, ordinario di storia dell’arte alla Columbia University di New York  e Wayne Andersen, professore di storia e teoria dell’ arte presso il Mit di  Boston, sostengono che le tre statue  sono da attribuirsi senza ombra di dubbio proprio a Modigliani.

 A questo proposito Ivan Bruschi è di parere contrano: «Queste sculture riflettono uno stile che Modigliani ha acquisito dopo il suo soggiorno parigino per cui è errato attribuirle  a lui». 

Ivan Bruschi, la passione per le cose del passato.

Nel suo museo ha organizzato uno straordinario viaggio nella Storia. Tra le sue strabilianti scoperte l’uovo di dinosauro e la Venere di Arezzo.

  1. 2 Comment(s)

  2. By rosella menichetti on Ago 25, 2008 | Reply

    Ebbi l’onore inconsapevole di conoscere il “signor Bruschi” come lo chiamavamo in famiglia, nella mia modesta famiglia,50 anni orsono. Ho il ricordo di aver conosciuto un grande signore, generoso, colto, che non ci ha mai fatto pesare la sua enorme cultura, anzi ci ha fatto conoscere il mondo quando ci raccontava dei suoi viaggi in Cina, in Giappone,tra gli Esquimesi e ci faceva viaggiare con la sua Mercedes rossa. Ho ancora a casa i regali che ci portava da questi posti!
    Gli abbiamo voluto molto bene e sono contenta che anche con questa fondazione lui continui a stare tra di noi. Sono commossa! Rosella

  3. By annamaria barone beccari on Set 22, 2008 | Reply

    Dopo qualche tempo di ricerca su internet, finalmente curiosando qua’ e la’, ho trovato cio’ che mi ha portato indietro nel tempo.
    Io sono una discendente del Signor Caneschi Carlo, dai racconti della mia nonna ( cio’e la figlia, Maddalena) ho sempre sentito parlare del Bruschi,
    Se per lei non e’ un disturbo, please mi faccia sapere se ha mai sentito da bambino il nome del mio bis nonno.
    Le invio i miei piu’ cordiali saluti, rimanendo in attesa di sue notizie
    una nipote
    Many Thank
    Best Regards
    Ms Annamarie Barone Beccari

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