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20 Mag 2008

1998, Fiera Antiquaria di Arezzo, Giugno 1968- 1998, cosa si scrisse allora

di David Conti,   da Il Mercante d’Arte, N.0, giugno 1998, pag 7

La Fiera antiquaria festeggia il trentesimo compleanno tra ricordi e impressioni.

Ivan Bruschi, un grande amore per le cose del passato “un singolo pezzo - soleva dire - ha come una firma, anzi ne ha molte”. Dai modi gentili, dal viso aristocratico, una grande cultura, ha coltivato due forti passioni: la sua città, e l’antiquariato.

2 Giugno 1968, 6 giugno 1998, la Fiera antiquaria festeggia il 30mo compleanno.

Sono passati la bellezza di 3 decenni da quando Ivan Bruschi, padre dell’antiquaria aretina, riuscì a portare in piazza Grande oltre 150 fra antiquari, rigattieri e trovarobe di mezza Italia.

Il sogno di quell’uomo schivo, dai modi gentili e dalla figura aggraziata, animato da due grandi passioni: il grande amore per la sua città, Arezzo e gli oggetti di antiquariato, potè diventare realtà. L’idea di realizzare un grande bazar dell’antiquariato in quella piazza Grande che lui tanto amava, iniziò a prendere forma al ritorno da uno dei tanti viaggi. Perché, si chiese Bruschi, non creare anche ad Arezzo proprio in quella piazza Grande oramai preda dell’abbandono e dell’emarginazione una Fiera dell’antiquariato secondo una formula che si ispirasse al Portobello di Londra ed al Mercato delle Pulci di Parigi?

Di questa sua idea rese partecipe l’allora sindaco Renato Gnocchi, il quale condivise fin da subito anche perché sulla riqualificazione della piazza vi erano molte ipotesi e progetti come quella di un mercato dei fiori, ma l’idea di Bruschi sembrò quella più giusta. Era la fine del 1967. Il 22 dicembre dello stesso anno il consiglio comunale deliberò ed in pratica con ciò si sancì l’atto di nascita della Fiera.

La prima edizione fu organizzata -ricorda la signora Carla fedele collaboratrice del signor Bruschi dal 1960 - contattando una serie di nominativi che il signor Bruschi conosceva personalmente. Quando gli proponeva di venire ad Arezzo questi non sembravano molto convinti: si trattava di caricare la merce, di fare viaggi più o meno lunghi con il rischio di non vendere nulla, ma nonostante queste perplessità, legittime, il signor Bruschi riuscì a mettere insieme oltre cento espositori. In quei momenti ci aiutò molto anche il questore Ernesto Caianello per le autorizzazioni. Oltre a me -  prosegue la signora Carla - c’era un  altro collaboratore Sandro, che dava una mano nell’organizzazione: eravamo noi che davamo dispo­sizioni di come si dovevano dislo­care i banchi ed ero soprattutto io che mi occupavo della parte burocratica, mentre il signor Bruschi assisteva gli espositori.

In tutti questi anni non ho perso una Fiera - ci dice con orgoglio - salvo una volta, nel ‘70, quando partorii.   Fin da subito la Fiera risultò vincente. Di edizione in edizione assieme agli espositori, che oramai venivano da ogni parte d’Italia, aumentava anche il numero di visitatori; si veniva alla Fiera Antiquaria di Arezzo per soddisfare una sorta di curiosità, ma anche per “combinare” buoni affari.

La caratteristica della Fiera aretina - prosegue nel suo racconto la signore Carla - era quella di avere un po’ di tutto, certo la stragrande quantità della merce era rap­presentata all’inizio da oggetti antichi e di antiquariato, ma tuttavia c’era anche una buona parte di oggetti non particolarmente di valore utili però per far avvicinare il grande pubblico e soprattutto i  ragazzi al collezionismo e ciò era molto caro al Signor Bruschi: lui amava dire che si inizia dalle piccole cose di poco valore per poi appassionarsi e formare grandi collezioni.

Anche Ivan Bruschi, come la signora Carla, si è assentato poche volte dalla Fiera, la sua fedele segretaria ricorda solo due occasioni ed entrambe perché malato.

Negli ultimi anni non andava neppure a pranzo per stare nella sua Fiera.

A tratti il filo dei ricordi s’inter­rompe o meglio mette a fuoco episodi dolorosi come quelli che accusavano Ivan Bruschi di aver portato ad Arezzo il mercato dei rigattieri e robivendoli, ma lui -prosegue la signora Carla - non voleva una mostra antiquaria, voleva una Fiera piena di sorprese per offrire alla gente la gioia ed il brivido della ricerca.

Per questo il signor Bruschi ha difeso fino alla fine questa Fiera che tra alti e bassi è comunque sempre “la Fiera Antiquaria”. La sua cultura, la sua preparazione, la sua conoscenza era vastissima e di mostre di anti­quariato ne aveva realizzate di importanti come quella di Cortona o Todi e ne avrebbe potute realizzare altre, ma lui voleva che all’antiquariato si avvicinasse più gente possibile e la Fiera era una grossa opportunità. Poi, questo suo grande amore lo metteva a disposizione di chiunque ne avesse bisogno: era sovente che si rivol­gessero a lui chi stava per organiz­zare qualcosa di simile e lui sempre disponibile non negava mai un consiglio. In tutti questi anni la crescita della Fiera è sotto gli occhi di tutti, certo, c’è del buono, ma c’è anche qualcosa che non va e che sarà da correggere. Un’altra cosa molto importante che il signor Bruschi ha lasciato alla sua città è la Fondazione che porta il suo nome. La Fondazione è quel grande museo che Ivan Bruschi è riuscito a realizzare e che la BPEL sta lavorando perché questo grande patrimonio sia valorizzato come merita e che sia fruito da tutti nel migliore dei modi.

David Conti

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