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16 Mag 2008

1998, da Il Mercante d’Arte “La Zuppetta”

 Luglio 1998: un articolo/radiografia della Fiera di Arezzo che è rimasto nella memoria di molti. Emblematico del perchè di molte fiere.

“Sa, a me piace fare la zuppetta”  questo più o meno  diceva quell’uomo allampanato , assonnato e improbabile anche nei suoi occhiali,  mentre inzuppava il suo cornetto nel cappuccino del vicino, che, esterrefatto guardava quel lungagnone e gli diceva: “Se vuole, gliene ordino uno”. “No, il suo è meglio. Vede, a me piace fare la zuppetta di più nel cappuccino degli altri.”.

Quello alto con gli occhiali era Nanni Loy e la trasmissione era l’indimenticabile Specchio Segreto, la prima Candid Camera della televisione italiana.
Ricordate?
Bé, la storia del cappuccino che c’azzecca con la Fiera? C’azzecca perché a noi sembra che qualcuno, più di uno, stia inzuppando il suo cornetto nel cappuccino dell’esterrefatto vicino, che ha tutta l’aria di voler dire : “Bé, ma perché non te lo ordini?”,  e comincia a spostare la sua tazza.
Vedete, come previsto, la Fiera di settembre non si fa al Centro Affari e, al di là della questione dei tempi tecnici che non c’erano come altrove vi abbiamo chiarito, qualche presa di posizione fa emergere una serie di contraddizioni che ci ricordano un po’ quella, appunto, del cappuccino e del cornetto di Nanni Loy.
Nessuno pare negare che l’edizione di settembre al Centro Affari sarebbe stata “Una soluzione adeguata per chi espone…”.ma tuttavia, si legge in una nota Ascom  “.. sicuramente è una soluzione in totale controtendenza…oltrettutto c’è il rischio che una ipotesi di questo genere, presentata oggi come provvisoria possa essere poi caldeggiata come definitiva.”. E poi “… chi amministra la città e chi è chiamato a dare indirizzo (n.d.r.il C.T. ed il C.d.A.) per il rilancio della più importante manifestazione aretina deve tenere presente che questa è fortemente e indissolubilmente vincolata al territorio ed in particolare al Centro Storico”.
Questa che citiamo è una parte della nota Ascom che integralmente riportiamo in altra parte del giornale, ma serve per farvi capire che quanto vi avevamo detto nel numero scorso  e cioè che, “paradossalmente, la Fiera di settembre al Centro Affari non si deve fare perché, altrimenti, viene bene”, era esatto.
Chissà cosa ne pensano gli espositori e quelli che espongono antiquariato, in particolare.

Perché ci sembra che nel loro cappuccino sono troppi ad inzupparci il cornetto: ed allora vediamo chi.
In quello dell’ambiente antiquario, che è composto da negozi di antiquariato, da restauratori, da espositori di antiquariato, insomma nel cuore antiquario dalla fiera trae la sua ragione di essere , vi inzuppano tutti quelli che portano merci nuove e false: sono in tanti e lo fanno da tanto che credono sia ormai un diritto.
Poi, nel cappuccino, un pò più grande di tutti questi,  espositori di merci antiche e nuove  sommati ai negozi di antichità e ai restauratori,  inzuppa il cornetto bel più sostanzioso tutto l’indotto che questo mondo mette in moto, tanto da  credere che la Fiera si faccia più per l’indotto che per se stessa. e si arriva al punto di dire frasi che suonano più o meno così: “… o restano nel centro storico o se ne vadano al diavolo…” ed anche ” … e se poi vogliono una vera Fiera Antiquaria se ne facciano un’altra..” e infine “la Fiera va bene così perché un pò di gente viene, e questa è l’unica cosa che serve, l’antiquariato non conta” E ancora più chiaro : ” Il centro stà morendo: la Fiera ci serve per tenerlo in vita.”.” I banchi della fiera mi fanno vendere, ma non devono coprirmi né la vetrina né l’entrata del negozio”.
Ma non è finita: c’è chi incassa suolo pubblico, chi incassa contravvenzioni, chi incassa associazioni, ma in tutto questo l’Antiquaria dove sta? Dov’è la promozione, dov’è la programmazione? Dov’è il rilancio? Perché l’Antiquaria dovrebbe rilanciare il centro storico e non se stessa? Perché non è lecito avere un mercato, semplicemente sano, dove nessuno strumentalizzi nessun altro?
Signori, da questa strada non si esce facilmente.
Un’occasione persa non è facilmente sostituibile , sopratutto se non si riesce a capire perché questo treno non lo abbiamo potuto prendere.
Gli espositori non sono dei teatranti che partecipano ad una coreografia, non sono pagati: pagano per esporre, espongono per vendere. Se quelli che portano cose vecchie e antiche qui da noi non riescono a far quadrare i conti perchè il loro lavoro è condizionato e subordinato da interessi che poco o nulla li riguardano, si sposteranno su altre piazze che li mettono in condizione di lavorare meglio. L’esodo è iniziato da alcuni anni, e cosi’ anziche arrestarlo lo si accelera. Il rispetto che operatori economici debbono a se stessi ed ai loro colleghi impone di tener conto di questo dato.
Cioè, ciascuno inzuppi il suo cornetto nel suo cappuccino, altrimenti l’esterrefatto vicino finirà per spostare la tazza.

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