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8 Ott 2008

La ceramica artistica e tradizionale in Italia. Quadro di sintesi, prospettive e fattori di successo

Ecco la sintesi della Ricerca presentata alla prima Conferenza nazionale sulla  CERAMICA ARTISTICA
8 ottobre 2008, Roma, Sala del Tempio di Adriano, piazza di Pietra

 SINTESI DELLA RICERCA

La presente indagine cerca di mettere in luce gli aspetti quantitativi del settore ceramico per numero di imprese, di addetti, per dimensione dello stabilimento ecc., di cogliere quelle criticità di funzionamento che ne condizionano i rapporti col mercato e quei fattori che possono contribuire a far sviluppare un settore altrimenti fortemente colpito e penalizzato dalle dinamiche congiunturali e competitive degli ultimi anni.

Ci si è basati sui dati degli studi di settore condotti dall’Agenzia delle Entrate e su una rilevazione di profondità svolta su un campione significativo di imprese di diverse regioni italiane.

Le imprese italiane di ceramica artistica e tradizione, eccezion fatta per quelle che si occupano di produzioni industriali di materiali per l’edilizia, sono circa 3 mila. Ad esse corrispondono circa 10 mila addetti. Presentano un’ampia diffusione a livello regionale sebbene sussistano fra regioni numerose differenze per dimensione media dell’impresa, per numero di imprese insediate e, conseguentemente, per addetti impegnati. Le regioni principali per numero di imprese attive sono la Sicilia, la Campania, il Veneto, la Toscana, l’Emilia Romagna, l’Umbria. Viceversa, per numero di addetti impegnati, le principali sono l’Emilia Romagna, il Veneto e la Toscana.

Le tipologie produttive principali del settore concernono articoli artistici ornamentali, vasellame, oggettistica, altri oggetti d’uso domestico. È altresì importante è la produzione di piastrelle e rivestimenti a carattere artistico. Le modalità di produzione e di lavorazione prevalenti sono quelle della realizzazione di pezzi unici o piccole serie e in tutti i casi con il prevalente impiego di tecniche manuali.

Da un punto di vista della filosofia di prodotto risulta dominante la scelta di ispirarsi al patrimonio artistico e culturale del territorio d’insediamento. È tuttavia frequente anche la logica, per certi versi opposta, della ricerca di un’originalità propria, pur sempre all’insegna di un alto valore estetico e creativo dell’opera. In pratica, il dilemma di fondo delle imprese di ceramica artistica e tradizionale è quello di scegliere fra il seguire la cultura tipica e consolidata della maestria artigianale locale o l’affermazione di un’identità propria secondo quindi un’impronta “artistica” oltre che originale. Si potrebbe dire che la produzione ceramica di qualità italiana muove fra il solco dell’alto artigianato e quello dell’alta espressione artistica.

La filosofia produttiva dominante risulta anche in funzione delle dimensioni delle imprese. Le filosofie dominanti fra le imprese delle diverse classi di addetti si sono così sintetizzate:

da 1 a 3 addetti: SICUREZZA NELLA TRADIZIONE (affidandosi all’identità del territorio e dimostrando fedeltà alla tradizione produttiva del territorio)

da 4 a 5 addetti: PREZIOSITA’ NELLA TRADIZIONE INTERNAZIONALE (ricerca di una preziosità elaborata attraverso un giusto equilibrio fra canoni consolidati del territorio e elementi di culture diverse)

da 6 a 9 addetti: IL CAMBIAMENTO PRUDENTE DEI CANONI TRADIZIONALI (ricerca di un’originalità e un’identità proprie ma ancorate alla cultura o ai valori tradizionali del territorio e proponendosi comunque un rinnovamento della tradizione)

da 10 a 14 addetti: IL SUPERAMENTO DELLA TRADIZIONE (ricerca di un’identità propria e di un’originalità estetica provando a superare i canoni tradizionali)

oltre 14 addetti: DAL LOCALISMO VERSO L’INTERNAZIONALISMO (proporre suggestioni multiculturali per un gusto internazionale, mediante una ricerca dell’originalità attingendo ai canoni o alle abitudini di diverse culture internazionali).

Sul piano dell’efficacia si dimostrano meglio performanti le aziende con una dimensione importante anche se non molto grande. In particolare ci si riferisce a quelle aziende con un numero di addetti compreso fra i 10 e i 14.

Per quanto riguarda il cliente risultano dominanti i rapporti diretti con la clientela finale e conseguentemente risultano preferenziali e più efficaci i canali distributivi brevi o brevissimi. Il settore ceramico ha conosciuto una lunga e dura fase critica negli ultimi anni che si è tradotta e si traduce in un suo tendenziale ridimensionamento, sia per numero di aziende che, soprattutto, per addetti (fra il 2004 e il 2006 le aziende sono diminuite di circa 200 unità e gli addetti per circa 1700 persone). Il perdurare dello stato di difficoltà ha progressivamente fiaccato le energie di queste aziende e mediamente più del 20% di quelle intervistate manifesta l’intenzione di cessare l’attività nel breve termine. Si tratta indubbiamente di un segnale allarmante che deve indurre a mobilitarsi per sostenere un settore molto importante per la nostra economia.

A tal fine si possono individuare i seguenti motivi di criticità e al tempo stesso ambiti di intervento preferenziali:

La modesta dimensione aziendale - il settore si basa su una struttura d’impresa molto piccola: la dimensione media è di 3,5 addetti per azienda, ma vi sono molte regioni in cui la dimensione media è prossima o inferiore ai 2 addetti. Si è stimato in circa in circa 200 mila euro il fatturato medio annuo aziendale e in 55 mila euro il conseguente fatturato medio annuo per addetto.

Una bassa qualità organizzativa - La limitata dimensione organizzativa si traduce in una copertura limitata di funzioni che si sono verificate essere importanti per il buon posizionamento di mercato e il successo commerciale. È difficile trovare figure professionali dedicate alla progettazione, al commerciale, alla direzione strategica. Questo appare uno dei principali limiti di queste imprese. Peraltro esse si dimostrano poco capaci di sviluppare relazioni strategiche con altre aziende e ciò rende pressoché impraticabile l’ipotesi di creare formule di  condivisione di figure-chiave fra una molteplicità di loro.

La limitatezza del mercato geografico - Le aziende ceramiche italiane operano con riferimento quasi esclusivo ad un mercato interno, in gran parte locale/ regionale ed è minima e in diminuzione la quota di fatturato da esportazione (7,7% del fatturato totale nel 2006). Sono poi poche le imprese che hanno rapporti più o meno significativi con i mercati esteri (circa il 21-22%). La chiusura ai mercati geografici si manifesta anche in termini di una quota molto bassa di fatturato generato nei mercati emergenti e in un tendenziale ancoraggio a mercati di classico riferimento adesso in fase congiunturale sfavorevole. Inoltre la strada ai mercati esteri appare preclusa alle aziende più piccole, tanto che fino ai 9 addetti di dimensione tendono ad avere rapporti commerciali internazionali assai modesti.

Una bassissima propensione ad investire in comunicazione e promozione.

In pratica le principali opzioni strategiche per il successo delle imprese appaiono contemporaneamente quelle dell’accorciamento del canale di vendita e soprattutto il crescente allargamento del mercato geografico di riferimento. A ciò dovrebbero fare da corollario sia azioni finalizzate a qualificare la struttura organizzativa d’impresa (attraverso una presenza più significativa di figure-chiave, in particolare di quelle dedite alla progettazione e in secondo luogo alla funzione commerciale e strategica), che azioni volte a mantenere molto elevata la qualità del prodotto (produzione di pezzi unici, con lavorazione prevalentemente manuale, di gusto maggiormente internazionale, con un tocco di preziosità, supportato da una ricerca di un’originalità propria ), che un sostegno del prodotto attraverso azioni promozionali in ambito nazionale e internazionale.

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