Roma. A.A.A Cercasi Maurizio Cattelan
La Quadriennale di Roma ha premiato, ieri, Maurizio Cattelan.
Premiato alla carriera, come ci ricorda Gino Agnese, presidente della Quadriennale di Roma. Mattina gelida romana, il MAXXI ancora in costruzione. Studenti, professori, giornalisti. Tutti preparati ad un evento formale. Tutti ad aspettare lui, l’artista discusso, quello dei tre bambini impiccati, del Papa colpito da un meteorite.
Seduti davanti ai microfoni, oltre Agnese, ci sono Francesco Prosperetti, direttore generale dalla PARC, Anna Mattirolo, direttrice del MAXXI Arte, Andrea Cortellessa, critico letterario, Cornelia Lauf, curatrice di libri di arte e Stefano Chiodi, critico d’arte.
Tutti aspettano lui. Tutti ci chiediamo cosa vorrà dire quella nota sull’invito “L’artista ha annunciato la sua presenza, mantenendo, come di consueto, il massimo riserbo sulle modalità del suo intervento”.
Brusio.
Ci avvisano che è arrivato l’artista.
Ci giriamo.
Ma non c’era Cattelan. O meglio: a vedere bene l’artista si ha la sensazione di un déjà-vu. Lo guardi e scopri la somiglianza con Elio.
Sì, Elio, quello delle Storie Tese.
Sorrisi.
Risate.
Applausi.
Ma è bene partire dalla fine. Una ragazza chiede giustamente “Ma era tutto organizzato? Quanto gli organizzatori sapevano della presenza di Elio?”. Elio chi?! No, davanti a noi c’è seduto proprio Maurizio Cattelan, che fra New York e Milano è riuscito a venire a Roma “città che adoro”, come dice. Gino Agnese un po’ corrucciato, sta al gioco, ci ricorda che “è il più famoso artista italiano del momento, capace di congiungere nelle sue opere arte e comunicazione”. Poi domande sulla “stranezza dell’artista” e riflessioni su un tema ampio e mai risolto: possiamo ancora parlare di un valore sociale dell’arte? Il ruolo dell’artista, qual è? L’arte è ancora Avanguardia, rottura con uno schema definito o è solo mercato, battute d’asta e collezionisti?
Riflessioni sul fatto che, talmente assoggettati all’esterofilia, non capiamo quanto sia
bella l’arte italiana e la ricompriamo solo se ri-viene dall’estero.
Le istituzioni servono, aiutano l’arte, ma nello stesso tempo alle volte latitano, mancano di fondi e anche di gente capace.
Una premiazione provocatoria dove lo stesso artista, manda un sostituto, glorificandosi ancora di più mentre dice quanto sia bello - e logico?- ricevere premi, meritati.
Cattelan provocatore lo è sempre stato. Raramente si è presentato alle premiazioni e, anche se il confronto con Duchamp gli va stretto, quella di ieri è stata una forma d’arte Dada, che ha enfatizzato umorismo e stravaganza.
Ieri c’era Cattelan.
Tanto che anche gli autografi chiesti all’uomo dalle scarpette rosse sono stati firmati con “Maurizio Cattelan”.
Ieri qualcuno si è sentito preso in giro. Qualcuno è rimasto deluso. C’è chi ha pensato cosa ha davvero influenzato la giuria della Quadriennale dove Cattelan non ha esposto nulla. Resta sospesa una domanda. L’arte, dove va?
La vera performance di Cattelan siamo stati noi, quei duecento esseri umani che lo attendevano: noi stessi ci aspettavamo la merce -l’artista- che non è venuto, fedele al suo principio secondo cui ormai l’arte è solo merce, una mistificazione. E facciamo ancora parte della sua teoria/performance, ora, mentre ne scriviamo.
Touchè.
Photo: Giuseppe Di Bartolomeo


1 Comment(s)
By pino boresta on Mag 21, 2010 | Reply
Fluxus-blitz di Pino Boresta
Auditorium Parco della Musica (Roma)
FLUXUS BIENNIAL - After Fluxus
Ore 20.30 Venerdì 26 Febbraio 2010
Intervista psichica # 2
George Maciunas interviewed by Ramundas Malašauskas
Arrivo, visito velocemente la sala dedicata a Maciunas quando poi Lucio Perotti si mette al pianoforte e incomincia a suonare si raduna tutto intorno un cospicuo numero di persone che si dispone a semi cerchio. Finito il primo brano musicale capisco che è arrivato il mio momento, mi tolgo la giacca che appoggio li accanto e vado in mezzo alla folla vicino al pianoforte e saltando strillo “E meno male che c’è Maurizio Cattelan…. E meno male che c’è Maurizio Cattelan” Nessuno mi interrompe e il pianista continua a suonare come se nulla fosse il pubblico non riesce a capire se ciò facesse parte della performance o meno. Dopo un paio di minuti qualcuno dell’organizzazione mi fa gentilmente cenno di smettere, io nonostante stessi quasi svenendo per la fatica gli faccio segno guardando l’orologio che avevo quasi terminato il mio blitz-perfomance. Continuo così ancora per un altro paio di minuti. Quando esausto smetto, inaspettatamente tutto il pubblico mi saluta con un bel applauso.
Quando poi vistosamente affaticato seduto su una sedia sotto il portico dell’Auditorium qualcuno mi chiede perchè lo avessi fatto, rispondo che era un omaggio a tre menti indubbiamente geniali come George Maciunas, Simone Cristicchi e Maurizio Cattelan e comunque ognuno poteva tirare le proprie conclusioni.
Pino Boresta
http://pinoboresta.blogspot.com/2010/04/fluxus-blitz-di-pino-boresta.html