Fotografia. La Magnum vende il suo archivio.
di Lucrezia Alessia Ricciardi.
Chiude Grazia Neri, perché la crisi dell’editoria italiana è tale che in pochi possono permettersi di raccontare una grande inchiesta attraverso le foto.
Il fotogiornalismo incassa il colpo, va avanti fino a quando, dall’altra parte dell’Oceano arriva la notizia che l’Agenzia Magnum fondata a Parigi nel 1947 da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, David “Chim” Seymour e George Rodger, vende centottantacinquemila foto, (che includono i lavori datati dal 1930 al 1998 di 103 fotografi), per cento milioni di dollari a Michael Dell, proprietario dell’omonima azienda di computer, che, come già fatto nel 1995 da Bill Gates con il Codice Hammer (ex Leicester) di Leonardo, le lascerà per almeno cinque anni presso l’università di Austin, al Harry Ransom Center.
Potremmo essere ottimisti: invece di mantenere l’archivio chiuso, i posteri potranno usufruire della memoria storica della Magnum, attraverso mostre e pubblicazioni.
Ad essere cinici, la Magnum corre ai ripari in tempi di crisi, quando fotografia digitale, fotografie comprate a crediti, improvvisazione e globalizzazione, velocità nel consumo, abbassano il livello e costruiscono spesso professionalità prive di talento.
Addio memoria, forse ha pensato questo Mark Lubell portavoce di Magnum vedendo i tir carichi di foto partire da New York per andare in Texas.
Intanto, tornando in Europa, a Parigi il 20 novembre 2009 una stampa all’albumina di Eugene Atget intitolata “Femme” (1857 - 1927, abbandonò la carriera teatrale e si dedicò a ritrarre angoli nascosti di Parigi per vendere le sue foto ai pittori, ottenne successo specie grazie all’attenzione di Berenice Abbott e Man Ray), rarissima, poiché è un nudo di donna, fa schizzare le quotazioni fotografiche e viene battuta all’asta da Sotheby’s a 444.750 euro (base 30.000/40.000 euro).
Non è la sola. Un dagherrotipo di Harvey R. Marks, nella stessa sessione, viene venduto a 102.750 euro, e per 66.800 euro viene venduta, a New York questa volta, sempre da Sotheby’s, una stampa ai sali d’argento di Man Ray dei primi anni ‘30.
Interesse del mercato, aumento delle mostre e delle pubblicazioni, calo del numero delle agenzie e difficoltà del fotogiornalismo a resistere agli scossoni che prende da qualche anno.
Dunque? Se la svendita di foto vintage della Magnum, importanti, e la formazione di un archivio storico sono segno di un tempo in evoluzione, c’e’ il problema, vero, della chiusura di Gamma, di L’oeil public (collettivo indipendente di fotografi francesi) e la fotografia sembra piano piano diventare come una malata di emofilia, che dalle sue vene perde negativi, professionalità, che si avvia a una manipolazione massiva delle immagini, (in senso negativo? decisamente si) persa nella Rete che fagocita tutto, vomitando poi immagini in pixel non sempre buone, “rubate”, negando spesso il genio dell’autore, nascondendosi dietro parole come “libertà“, “scambio”, “diffusione”.
Avanti, c’è posto.
Aspettiamo un’altra chiusura illustre e un altro magnate illuminato.

