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10 Feb 2010

L’Aquila, I Grandi voltano le spalle alla ricostruzione de L’Aquila. Solo alcuni Paesi mantengono gli impegni presi. I soldi annunciati da Michelle Obama non sono arrivati

 Il Tempo -Fabio Capolla

L’avevano chiamata «Lista di nozze». Tanti gli invitati, ognuno avrebbe potuto scegliere tra 45 proposte. Regali grandi, piccoli, ambiziosi, anche solo di presenza. In tanti dopo aver permesso a parole hanno voltato le spalle. Erano i Paesi che hanno partecipato al G8 quelli che potevano contribuire alla ricostruzione e al recupero del monumenti dell’Aquila.

Invece, a dieci mesi dal sisma, non servono neanche le dita di due mani per capire cosa accadrà. I più generosi sono. stati i russi che si sono dichiarati disponibili a contribuire alla ristrutturazione di Palazzo Ardinghelli e della chiesa di San Gregorio Magno, con un tetto di spesa massimo di nove milioni. Poco più di tre milioni dovrebbero arrivare dalla Francia per la Chiesa delle anime sante, in Piazza Dumo.

Parole di gratitudine, invece, il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, le aveva avute per li Kazakistan. «Non era al G8 - ha detto - ma ha voluto essere presente nella ricostruzione per la chiesa di San Biagio di Amiternum con un milione e mezzo di euro». Tedeschi e spagnoli, fin dal primi momenti, durante la presenza all’Aquila di Merkel e di Zapatero avevano garantito interventi rispettivamente per il paese di Onna, dove la presenza nazista aveva già fatto danni in tempi di guerra, e per il Forte spagnolo.

Il Giappone aveva promesso un nuovo conservatorio, ultramoderno, poi, in concreto, solo contributi di minore entità. Confermano gli impegni Canada, Australia e Gran Bretagna. Delle promesse di Michelle Obama per la chiesa di Santa Maria a Paganica non ci sono conferme. Tutto il resto è fatto di annunci mancati, di promesse da marinaio, di finto interesse. Dopo il G8 L’Aquila è tornata una città lontana. «Non un dramma - aveva aggiunto Bertolaso - abbiamo chiesto, non preteso. Dall’Italia ci sono state altre donazioni. Il governo, con un programma di interventi riuscirà a garantire i restauri necessari». Tanto rumore per nulla e allora si torna a pensare a quei pochi euro raccolti in Uganda tramite l’Avsi. Non potevano servire a molto, ma venivano dal cuore della gente.

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