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10 Mar 2010

Milano. La missione di “comunicare l’Italia” - Intervista a Davide Rampello

Intervista di Vittorio Schieroni

Il Presidente della Triennale di Milano ci accoglie nel suo studio a Palazzo dell’Arte per un’intervista a tutto tondo sui temi caldi del preslogo.jpgente e del futuro che riguardano da vicino l’arte e la cultura del nostro Paese. Dal 2003 al vertice di una delle più importanti Istituzioni culturali a livello internazionale, Rampello ha curato numerose mostre in prestigiose sedi espositive ed è Docente all’Università IULM di Milano, con un passato nel mondo della televisione come regista in Rai e Fininvest, Direttore artistico di Canale 5 e Responsabile della comunicazione e della ricerca e sviluppo del gruppo Fininvest.

- Professor Rampello, la Triennale sta aprendo un nuovo spazio espositivo a New York, proprio a due passi dal MoMA. Quali sono le ragioni di questa iniziativa?

Questa non è un’iniziativa isolata, è legata ad una volontà di internazionalizzazione del brand Triennale, di tutto il mondo Triennale, perché pensiamo che oggi nei mercati più competitivi dove l’Italia è presente – e per mercato intendo dire anche il mercato dell’immagine, sia chiaro – non siano più sufficienti le azioni che vengono fatte dai vari Enti, Istituti culturali e commerciali, ma ci sia bisogno di avere un luogo permanente dove rappresentare, dove comunicare l’Italia.

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- La stessa cosa vale per Shanghai, Seoul e San Paolo del Brasile, o ci sono altre motivazioni dietro queste scelte?

È la stessa cosa. Cambiano, evidentemente, le modalità di come noi ci radichiamo sul territorio, cambiano le varie linee editoriali, però lo spirito è lo stesso.

- Quali sono, secondo lei, le reali opportunità che l’Expo 2015 porterà ad una città come Milano?

Le opportunità sono iniziative che dobbiamo cogliere fin da adesso. L’opportunità non è il momento finale, è il cammino che noi abbiamo davanti da adesso fino a quando l’Expo sarà inaugurato. L’altra opportunità è, una volta spente le luci dell’Expo, di non farsi prendere dal complesso del down che ogni città subisce quando spegne i riflettori di un evento così forte, massiccio e invasivo, ma sia pronta a capitalizzare tutto quanto.

- Che iniziative culturali ha in programma la Triennale in occasione di un simile evento?

Noi presenteremo nei prossimi giorni la prima iniziativa, assieme ad Expo. Abbiamo pensato che per dare identità a tutto l’evento e alla città sia necessario agire con un’iniziativa veramente forte e inedita. Per essere efficaci oggi bisogna raccontare e narrare cose, e soprattutto narrare storie, storie di uomini. Abbiamo pensato di raccogliere un gruppo di scrittori, da Luca Doninelli a Scurati, piuttosto che Nanni Balestrini, Scarpa, Ammaniti, e gli commissioneremo dei racconti perché diventino teatro narrato, prodotti che poi possano servire ad una radio dell’Expo, ad un prodotto editoriale, a diventare contenuto del sito Internet. Ogni anno inviteremo altri autori, non solamente italiani, a raccontare storie legate al mondo dell’alimentazione.

- Una sorta di filo conduttore per tutto l’Expo, in sostanza. Per cambiare argomento, da quando lei è diventato Presidente, la Triennale è tornata ad essere un punto di riferimento nella vita culturale di Milano…

E non solo di Milano.

- E non solo di Milano, è vero. Ci svela il suo segreto?

Non ci sono segreti: non posso fare un’astrazione e una formula, perché penso che ogni Istituzione culturale ha una sua identità, una sua missione, e perciò ogni Istituzione deve trovare il proprio cammino. Sicuramente due sono state le grandi linee guida: una quella di rendere sempre più multidisciplinare Triennale e quella di dotare il Palazzo di un restauro assolutamente luminoso, positivo, che ha riportato il senso e l’energia dell’architettura di Muzio – e devo dire grazie a Michele De Lucchi –, e all’interno di questo spazio tutta un’offerta culturale che non è legata solo alle mostre, ma ai convegni, ai workshop, alla libreria e al ristorante.

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