Testata di informazione sul mercato dell'arte e la cultura
Direttore Paolo Vannini - Direttore Editoriale Pierluigi Massimo Puglisi

Articoli News Spettacolo Restauro Design Fotografia Antiquari, Gallerie e Musei Attenzione prego
Aste Europee Aste Italiane Aste Extra Europee Aste Press&Top Lots Libri e Riviste

15 Mar 2007

Massimo Di Carlo: Le Gallerie nel sistema dell’arte italiano

testo presentato alla III audizione conoscitiva della Commissione Cultura della Camera dei Deputati dalla ASSOCIAZIONE NAZIONALE GALLERIE D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Le Gallerie nel sistema dell’arte italiano

1. Considerazioni sulla normativa in materia fiscale vigente al 01/01/07

Il sistema italiano dell’arte è attualmente caratterizzato da un complesso normativo fiscale disincentivante sia per l’operatore professionale del settore sia per gli artisti, oltre che per il collezionismo pubblico e privato.

In via di estrema sintesi, e al solo fine di rendere con immediata evidenza l’insostenibilità dell’attuale situazione, è possibile individuare i seguenti principali fattori fiscali che penalizzano il sistema italiano dell’arte.

a) Allineamento dell’aliquota IVA italiana con le aliquote vigenti nei Paesi europei

Nodo primario da affrontare è quello dell’allineamento dell’aliquota IVA italiana sulle cessioni di opere d’arte contemporanea con quelle vigenti nei Paesi della Comunità Europea.

La mancata armonizzazione in ambito CEE delle aliquote IVA per il settore, unitamente all’introduzione dell’euro che ha determinato un grado di trasparenza dei prezzi senza precedenti, porta infatti a gravi effetti distorsivi della concorrenza a danno delle Gallerie d’arte italiane.

Si riportano nel prospetto allegato le aliquote vigenti in alcuni Paesi europei relativamente alle cessioni di oggetti d’arte (a completamento del quadro sono elencate inoltre le aliquote applicabili alle importazioni di tali beni).

È di evidenza immediata che, a parità di condizioni, l’acquirente di un’opera d’arte (che, come noto, anche se opera in regime di impresa o di lavoro autonomo, non ha la possibilità di detrarre l’imposta pagata in Italia) avrà maggior interesse a investire nei Paesi comunitari, realizzando un risparmio economico a scapito del mercato italiano dell’arte.

Il differenziale impositivo esistente tra l’Italia e gli altri Paesi d’Europa, oltre a rappresentare un elemento distorsivo della concorrenza, costituisce la principale causa dell’impossibilità per il gallerista italiano di sfruttare la leva fiscale rappresentata dal regime IVA del margine, introdotto a livello comunitario per agevolare il commercio delle opere d’arte.

Nei rapporti comunitari, infatti, tale regime può essere applicato solo se la Galleria comunitaria assoggetta a regime del margine la cessione del bene.

Le Gallerie d’arte comunitarie, però, potendo applicare una minore aliquota IVA sulla vendita, non hanno alcun interesse a utilizzare il regime del margine (di fatto, tale regime trova una scarsissima applicazione a livello comunitario).

Ciò comporta l’impossibilità per le Gallerie d’arte italiane di vendere nel margine le opere acquistate in ambito comunitario, restando preclusa la possibilità di limitare, con l’utilizzo di tale regime, il divario di tassazione esistente negli Stati membri.

Si consideri, inoltre, che l’operazione di cessione di un’opera è gravata, oltre che dall’aliquota IVA del 20%, anche dal compenso per il diritto di seguito da riconoscere all’artista, determinato sul prezzo di vendita mediante l’applicazione di aliquote per scaglioni, con prima aliquota al 4% e con una soglia minima di applicazione di modesta entità (è prevista infatti l’esenzione fino a euro 3.000,00).

L’effetto congiunto IVA – disposizioni in materia di diritto di seguito (previste dal Decreto legislativo 13/02/2006, n. 118 entrato in vigore il 09/04/2006) comporta che in una cessione di opera d’arte a un prezzo determinato, ad esempio, in misura pari al 40% del costo d’acquisto, il margine lordo realizzato viene assorbito per l’80% dagli oneri fiscali e accessori di vendita.

b) Studi di settore

Occorre considerare che alle Gallerie d’arte si applicano gli Studi di settore e, in particolare, il modello TM32U, oggetto di recente revisione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Tale modello accomuna, ai fini dell’accertamento del reddito, l’attività svolta dalle Gallerie d’arte con quella svolta dai commercianti di oggetti di culto e di decorazione, di chincaglieria e di bigiotteria.

In realtà l’operatività professionale del gallerista è per sua natura ben altra cosa da quella dei venditori dei beni di cui sopra: differenti sono l’impostazione e le strutture delle aziende, i tempi di ritorno degli investimenti, le fasce di utenza.

L’evidente disomogeneità delle attività che dovrebbero essere rappresentate dallo strumento accertativo si riflette nell’abnorme determinazione presuntiva di ricavi che vengono imputati all’operatore economico dal software di calcolo. Si consideri che, con riferimento al periodo di imposta 2005, lo strumento accertativo richiedeva, per il rilascio dell’“attestato di congruità”, la necessità per le Gallerie d’arte di dichiarare margini di ricarico oscillanti tra il 60 ed il 100% del costo d’acquisto dell’opera, margini ovviamente non realizzati né, tantomeno, realizzabili e neppure ipotizzabili.

È di palmare evidenza che tale contesto non può che portare alla fuoriuscita dal mercato degli operatori meno strutturati e consolidati, con evidenti ripercussioni sia in termini di sviluppo del settore dell’arte italiano, che in termini di gettito erariale.

c) Indeducibilità dal reddito di impresa e di lavoro autonomo dell’investimento in arte

Attualmente non esiste una precisa volontà di attribuire dignità fiscale agli acquisti o agli investimenti effettuati nell’arte.

Ai fini della determinazione del reddito di impresa, infatti, l’acquisto dell’opera d’arte viene sempre considerato quale spesa non inerente l’attività, escludendolo dai capitoli di valutazione del patrimonio d’azienda e non consentendone la deducibilità fiscale. In sostanza, l’oggetto d’arte non può essere considerato dall’impresa né bene strumentale (e, dunque, deducibile fiscalmente mediante ammortamento) né, quantomeno, spesa di rappresentanza (e, dunque, deducibile nell’attuale misura di 1/3 del costo ripartito su cinque esercizi).

Anche ai fini della determinazione del reddito dei professionisti, l’attuale disciplina fiscale non offre certamente incentivi all’investimento in arte. Basti pensare che l’acquisto di oggetti d’arte effettuato dal lavoratore autonomo può essere dedotto dal reddito professionale nei limiti dell’1% dei compensi percepiti; inoltre, poiché tale acquisto viene inquadrato tra le spese di rappresentanza, si troverà in concorrenza, ai fini della deduzione, con le altre spese a tal fine sostenute (ad esempio, con le strenne natalizie regalate ai clienti).

2. TRATTAMENTO FISCALE AGEVOLATO PER GLI ARTISTI

Un tema al quale dovrebbe essere rivolta massima attenzione è quello della previsione di misure incentivanti ai fini della migliore circolazione delle opere degli artisti italiani.

Poiché la globalità e la trasversalità dei mercati hanno generato, all’interno del nostro sistema dell’arte, una diffusione capillare delle opere degli autori stranieri, sarebbe opportuno istituire uno speciale trattamento fiscale di cui possano beneficiare gli artisti italiani, rendendo in tal modo più agevole l’entrata nel mercato dei loro lavori e il rilancio della nostra arte contemporanea.

a) Regime speciale per artisti con ricavi inferiori a euro 50.000,00

Di un regime fiscale più favorevole dovrebbero usufruire gli artisti che, avendo realizzato, nei due periodi di imposta precedenti la data di entrata in vigore delle misure fiscali agevolative, un volume di affari per un importo non superiore a euro 50.000,00, presumono di conseguire ricavi non superiori a euro 50.000,00 anche nell’anno di imposta in corso alla data di entrata in vigore di tali misure.

Essi, quindi, potrebbero optare, ai fini dell’applicazione dell’IVA, per il calcolo forfetario dell’imponibile

nella misura del 40% del volume d’affari. Analogo criterio dovrebbe valere per la determinazione dell’imponibile derivante dal reddito di lavoro autonomo.

b) Aliquota IVA per le cessioni dall’artista

A completamento di una disciplina fiscale incentivante la diffusione presso il collezionismo pubblico e privato delle opere di autori italiani viventi, sarebbe opportuno prevedere, per le cessioni di tali beni effettuate dagli artisti, un’aliquota IVA ridotta nella misura del 4%.

Ciò comporterebbe un duplice effetto positivo: un incremento della richiesta da parte del collezionismo e degli operatori professionali e, in secondo luogo, una accentuata concorrenzialità nel prezzo rispetto alle quotazioni dei lavori degli stranieri contemporanei, distribuiti in Italia in modo capillare.

3. NECESSITÀ DI CERTEZZA PER IL MERCATO DELL’ARTE: CONSIDERAZIONI IN

MATERIA DI ARCHIVIAZIONE E CERTIFICAZIONE DELLE OPERE

Negli ultimi anni il mercato dell’arte italiano è cresciuto in misura significativa. Conseguentemente, la necessità di certezza circa l’autenticità delle opere oggetto di un sempre maggiore volume di scambi costituisce un problema di primaria importanza.

Le disposizioni previste dalla legge 20 novembre 1971 n. 1062 oggi non sono più in grado di soddisfare compiutamente il collezionista nella tutela del bene acquistato. Rispetto agli anni ’70, lo scenario entro il quale avvengono le compravendite è radicalmente mutato: accanto alle Gallerie d’arte si sono prepotentemente affermate le Case d’asta, con un giro d’affari in crescita esponenziale. Ne è derivato un modo più anonimo di approccio al mercato dell’arte, ben diverso dal rapporto fiduciario con il gallerista, costruito pazientemente nel tempo.

Ciò rafforza sempre di più la richiesta di certezza avanzata dal compratore. All’entrata in vigore della legge sopracitata, le Fondazioni e gli Archivi per la promozione e la catalogazione dell’opera di un artista erano ben lontani dall’assumere il ruolo primario che oggi invece rivestono nel certificare l’autenticità di quanto di loro competenza.

Proprio per la rilevanza acquisita da queste figure, in grado talvolta di causare in modo determinante la fortuna economica della produzione di un artista, è di improrogabile necessità la riconduzione del loro operato (con un particolare riferimento agli Archivi costituiti negli ultimi anni) in un alveo di rigore e di controllo al fine di garantire all’acquirente la massima tutela.

Sarebbe pertanto necessario promuovere la realizzazione di un Albo delle Fondazioni e degli Archivi presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’iscrizione all’Albo, ottenibile provando la scientificità e l’impostazione rigorosa del modus operandi, costituirebbe un requisito indispensabile per espletare le attività di catalogazione e di certificazione dell’autenticità.

A un ufficio apposito, istituito presso il suddetto Ministero, dovrebbe spettare la funzione di controllo e la determinazione dei criteri di operatività di questi organi. Da ciò non potrebbero conseguire altro che trasparenza e affidabilità, non solo per i professionisti del settore e il collezionismo ma anche per gli storici dell’arte e gli studiosi.

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico avrebbero facilitata la via per il recupero di opere trafugate ricorrendo alla loro consultazione e, ancor più, grazie alla periodica pubblicazione di tutto il materiale documentario catalogato nel tempo.

La regolamentazione di una materia così delicata provocherebbe senz’altro un rafforzamento della credibilità di cui il nostro mercato dell’arte necessita nel suo rapportarsi con il sistema internazionale.

segue allegato

Aliquote I.V.A. oggetti d’arte in vigore in taluni Stati membri dell’Unione Europea

  1. 3 Comment(s)

  2. By maurizio on Ago 26, 2007 | Reply

    Buongiorno. Trovo il vs. sito molto interessante. Sono un pittore dilettante e vorrei sapere se per vendere le mie opere ho bisogno necessariamente di aprire una partita IVA.

    Grazie per la cortese risposta

  3. By rosario on Ott 3, 2007 | Reply

    Salve sono un consulente fiscale e ho per cliente una brava pittrice,le e’ stata richiesta una fattura per le opere da lei vendute, e’ stata richiesta l’applicazione sul compenso l’iva al 10%,
    Leggendo varie normative e il vs sito non ho trovato riscontro e quindi ho applicato sul compenso iva al 20%, e possibile sapere se chi ha ragione.

    grazie

  4. By Pasquale on Giu 19, 2008 | Reply

    Salve sono un consulente ed ho un cliente che ha intenzione di intraprendere l’attività di pittore essendo molto bravo, vorrei da voi qualche suggerimento sul suo inquadramento o dei link dove poter verificare l’assetto fiscale da impostare.
    Grazie

Lascia un commento