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24 Giu 2005

I beni archeologici e la sanatoria: intervento di Pino Bianco al Convegno di Nomisma, Roma, 29.06.2005

Testo dell’intervento di Pino Bianco al convegno di NOMISMA “Laboratorio sul commercio dei Beni Artistici Rapporto n. 1/2005″ svoltosi nella mattina del 24 giugno nella sede dell’ABI, Piazza del Gesù 49, Roma.

Oggi affrontiamo un tabù; è un argomento che, fra alti e bassi, negli ultimi vent’anni, ha tenuto banco non solo nei corridoi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ma, molto spesso, in dibattiti,convegni,giornali e televisioni.
Provocando, sempre , accesi dibattiti se non addirittura  scontri  campali. Da una parte i Cavalieri bianchi, entità superiore nel panorama culturale italiano, che, spinti dalla sacralizzazione del bene archeologico, cercavano e cercano lo scontro aperto, addirittura  il corpo a corpo, con un frasario tale da far impallidire i dibattiti sulla fecondazione dell’ultimo referendum;
dall’altra parte del campo di battaglia i Cavalieri neri (almeno così visti dagli avversari) ovviamente culturalmente inferiori,asserviti al mercato e propensi a svendere i Tesori nazionali per un pugno di dollari. (Desidero puntualizzare che fra i Cavalieri neri ci sono fior di studiosi,politici,militari, che non svenderebbero  un bel niente, ma si rendono conto della realtà e vogliono porvi rimedio).
E’ superfluo ribadire che la realtà è completamente diversa.
Si è sviluppato un dialogo fra sordi che finora non ha apportato alcun beneficio alla Collettività.
Ma, prima di procedere ed entrare  nel merito di questa cosidetta  “Sanatoria”, nome improprio per significare “regolarizzazione e conoscenza del patrimonio mobile archeologico in mani private”, desidero sottoporre velocemente alla vostra attenzione l’escursus legislativo in materia di  beni artistici,storici e archeologici.
L’attenzione sui Beni archeologici, nell’Italia Unitaria, cominciò a focalizzarsi verso la fine del XIX° sec. a seguito di alcuni scandali sollevati dalla vendita all’estero di importantissimi pezzi archeologici, offerti allo Stato dopo lo scavo ma che questi non aveva potuto acquistare. Il ripetersi di questi fatti, fino ad allora non proibiti dalla Legge, portò alla promulgazione delle Leggi n. 364 del 20 giugno 1909 e n. 688 del 23 Giugno 1912, regolamentate con il Regio Decreto n. 363 del 30 gennaio 1913.
Con queste Leggi lo Stato espropriava i propri Cittadini della proprietà dei beni archeologici esistenti nel sottosuolo predisponendo, con la normativa del 1913, le regole di applicazione, in particolare come venivano  regolamentati i ritrovamenti “fortuiti”nonché quelli avvenuti a seguito di concessione governativa.
La stessa normativa spiegava come poteva avvenire la spartizione delle cose ritrovate, perché, è bene sottolinearlo, lo Stato aveva sì tolto la proprietà degli oggetti archeologici ritrovati, ma riconosceva al Privato una “ricompensa” in denaro od in oggetti che poteva arrivare al 50% del valore. Pertanto lo Stato, in parole povere, diceva: Il proprietario sono io, ma a Te come ricompensa del maltolto ti do una parte delle cose od il controvalore in denaro fino al 50%. Nel contempo, con la stessa Legge, permetteva l’esportazione degli oggetti non sottoposti a Notifica.
L’Art. 119 del Regio decreto n. 363 del 1913 così recita: Il Sovrintendente, o chi per esso, visiterà le cose scoperte entro trenta giorni dalla denuncia. Avrà facoltà di studiare la località della scoperta seguendo tutte le norme indicate nella sezione II del presente capo. Procederà poscia alla ripartizione delle cose scoperte. Saranno applicabili le norme stabilite a tal fine nella sez. II del presente capo, riducendo però alla metà la quota spettante allo Stato sulle cose scoperte o sul loro equivalente in denaro. Qualora, essendo intervenuta la ripartizione in natura,fra le cose rilasciate al privato proprietario ve ne fosse alcuna di importante interesse, il cenno che di tale interesse si faccia nel processo verbale terrà luogo di notifica al proprietario.
In  nessun articolo la Legge prevedeva per il cittadino, possessore di cose archeologiche, l’obbligo della denuncia allo Stato delle cose possedute ante 20 giugno 1909.
Facciamo un salto di trentanni ed arriviamo alla famosa Legge a cui tutti hanno sempre fatto riferimento: la Legge 1089 del 1° giugno 1939.
Da tutti, questa Legge, è considerata basilare perché aveva tentato di accorpare tutte le Leggi preesistenti in una specie di Testo Unico, ma, a causa della guerra incombente non fu possibile emanare un decreto attuativo e si ripiegò ancora sulla normativa emanata nel 1913.
Anche in questa Legge, con la quale si continuava a regolamentare:possesso, scavo fortuito, esportazione,notifica e quant’altro, non si fa alcun riferimento all’obbligo di denunciare allo Stato il possesso del bene archeologico, se non di quello scoperto in modo fortuito od a seguito di concessione. Lo stesso successe con la Legge 490 del 29 ottobre 1999 che si appellò “Testo Unico” in beni Culturali, nonché con la recentissima Legge n. 42 del 22 gennaio 2004 denominata Codice Urbani.
Mi ripeto: Nessun articolo obbligava e obbliga a denunziare il possesso del Bene Archeologico se non è un ritrovamento fortuito o scoperto a seguito di concessione pertanto,da sempre per lo Stato Italiano il Cittadino poteva e può tranquillamente acquistare, vendere e collezionare un bene archeologico ma, allora, essendo queste le Leggi, che cosa è successo? Perché si è creata questa guerra fra buoni e cattivi? Perché migliaia di italiani si trovano all’improvviso alle 7 del mattino con Carabinieri o Guardia di Finanza in casa a subire perquisizioni come dei malfattori? Perché sono ladri o ricettatori? No!
E’ Semplicemente perché molti tutori della Legge, e fra essi includo non solo investigatori in  divisa ma anche Pubblici Ministeri, non conoscono la Legge e forse non vogliono conoscerla, e, plagiati dalle urla delle  vestali della sacralità archeologica, debordano dal rigoroso rispetto che la Legge e la Costituzione riservano al Cittadino e ne calpestano i diritti.
Non sono qui a voler polemizzare a tutti i costi,  anzi,cerco di essere calmo, discorsivo e obiettivo.
Intanto chiediamoci cosa è successo dopo la promulgazione delle Leggi: nel 1909  in Italia c’era un altissimo tasso di analfabetismo per cui è doveroso chiedersi quanta popolazione del centro sud, nelle zone a grande valenza archeologica, venne a conoscenza della Legge? Sicuramente pochissime. 
Nel 1939, in procinto di entrare nella nuova guerra già scoppiata intorno a noi e con le campagne militari di Spagna, Etiopia e Libia appena alle spalle, quanti italiani pensavano alle Leggi sull’archeologia!!??
Una buona Legge, la 1089 del 1939, ma fatta in un momento sbagliato.
Con la fine della guerra avvengono le grandi dispersioni di Collezioni private in asta, aste pubbliche, con tanto di esposizione degli oggetti e con cataloghi, senza foto, in cui  si vendono:”lotto di sette vasi di scavo”,oppure “vaso di scavo a due manici” etc. senza foto e con il semplice rilascio di un foglietto di vendita con su scritto “vaso di scavo”.
Praticamente fino agli anni ottanta si è andati avanti così: vendite in asta spessissimo senza fotografie e descrizioni sommarie; vendite in negozi senza obbligo di foto; importazioni dall’estero senza obbligo di foto; passaggi di proprietà fra privati senza obbligo di denunzia a chicchessia; eredità ricevute senza obbligo di  puntualizzare le cose mobili all’interno delle cose. A tutto ciò si aggiunge il pessimo comportamento di molti funzionari dello Stato che, forse per ignoranza dei valori commerciali o perché volevano prendere le parti dello Stato,quando venivano interpellati per valutare gli oggetti ritrovati, si attestavano su cifre  talmente risibili che gli scopritori, il più delle volte contadini, non denunciavano più nulla preferendo regalare gli oggetti, per non perdere tempo.
Di casi eclatanti ne sono successi anche ultimamente: Per i due Bronzi di Riace sono stati dati al fortuito ritrovatore  solo seicento milioni di lire (tassati) che, dovendo rappresentare il 33% (ritrovamento in mare), sta a significare un valore di due miliardi di vecchie lire. Cioè  un miliardo l’uno! Allora il resto dell’archeologia vale zero. Nello stesso periodo un Museo straniero acquistava una copia in marmo, di epoca romana, dal Doriforo di Policleto, per ben otto milioni di dollari!
Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo: lo Stato iniziò valutandolo solo 700 milioni di vecchie lire, poi due miliardi ed infine cinque milioni di euro. Delle due l’una: o non  avevano capito nulla o volevano , come al solito, imbrogliare i Cittadini. E questo non si deve fare perché crea diffidenza nel cittadino invece della collaborazione, che è e deve essere alla base del rapporto fra pubblico e privato.
Per tutti questi motivi: ignoranza antica, scarsa diffusione delle Leggi, perdita di documentazione cartacea di cui non c’era obbligo alla conservazione, comportamento sbagliato di alcuni funzionari; ci ritroviamo oggi con un tessuto collezionistico liso e bucato, in cui si è inserito anche lo scavo clandestino, che sta certamente creando problemi non indifferenti.
Ma non è certo con il comportamento eccessivamente repressivo di stampo staliniano che si possono risolvere questi problemi. Quando noi vediamo che la stragrande maggioranza dei procedimenti avviati contro i collezionisti si chiudono a svantaggio dello Stato perché  i Magistrati giudicanti non se la sentono di calpestare troppo la Legge, anzi, cercano di non calpestarla affatto; a differenza di alcuni PM che si inventano addirittura gli articoli di Legge: come dire “Giustizia creativa”.Ma a che pro? Creano solo malumori, spese di avvocati, abbandono del Collezionismo, abbassamento delle sponsorizzazioni.
Oggi, persino le due punte di diamante della lotta al c.d. Traffico clandestino hanno dichiarato pubblicamente  che non si potrà mai fare una vera lotta allo scavo clandestino, alla quale tutti ci associamo, senza passare attraverso una “sanatoria”: e parlo del P.M. Paolo Giorgio  Ferri  in  occasione  di un  ” Convegno  sul   traffico   illecito  di   cose d’arte”nel 2001;  ed il Gen. Roberto Conforti in più occasioni durante interviste pubbliche. La stessa cosa l’avevano già tentata il Ministro Fisichella che non fece in tempo ad approntare una normativa ad hoc; l’On. Veltroni che presentò un disegno di legge poi bocciato  dalla CdL in Commissione Cultura per due articoli troppo penalizzanti per i Collezionisti; il Prof. Baldassarre Conticello, notissimo archeologo che per 10 anni ha diretto la Soprintendenza di Pompei, prese pubblicamente le difese a favore di una Sanatoria con un editoriale; ha presentato proposte l’On. Carla Mazzucca col n. 3868; l’On. Conte e l’On. Carlucci con le loro proposte hanno provocato un putiferio tale e ricevuto tante e tali contumelie che gli sarebbe andata meglio se avessero proposto una nuova strage degli innocenti.
Lo stesso Ministro Urbani ne aveva approntata una (di Sanatoria),poi bocciata in Consiglio dei Ministri perché prevedeva per i reati Culturali delle pene un po’ decisamente eccessive. Forse, mal consigliato, aveva dimenticato che siamo un Paese civile, con una tradizione giuridica e di garanzia del  cittadino molto importante.
E come non menzionare il Prof. Fabrizio Lemme che in più Convegni ed attraverso le pagine de “Il Giornale dell’Arte” ha sempre preso vigorosamente le difese del mercato dell’arte, del Collezionismo, della revisione della Notifica e della c.d. sanatoria, con argomentazioni giuridiche ineccepibili ed incontrovertibili. E’ evidente che questa ubriacatura persecutoria deve finire e, forse, sta già finendo. La si deve smettere di chiedere ai Cittadini delle prove di possesso impossibili da produrre. Non era obbligatorio denunziare le cose archeologiche in proprio possesso e non era obbligatorio conservare le carte se non per gli oggetti Notificati. Fine. Se io perdo uno scritto privato il mio oggetto diventa illegale? Qui si sfiora il ridicolo.
Pochi giorni or sono la Corte d’Appello di Napoli, con parole semplici, ha ribadito il concetto  che il Privato non aveva e non ha nessun obbligo di denunciare le cose in proprio possesso, perché nessuna Legge glielo impone. E allora?
Facciamo tregua, leggiamo le carte o meglio le Leggi, domandiamoci quale traguardo vogliamo raggiungere e mettiamoci al lavoro in modo fattivo e semplice. E non dimentichiamoci che noi siamo sempre stati un Paese di Collezionisti. Tutti i nostri grandi Musei partono da un nucleo originario costituito da Collezioni Private.
Pertanto noi dobbiamo salvare questo “humus” senza creare paure e problemi. Noi, in effetti, non  dobbiamo fare una “Sanatoria”, perché questa parola evoca solo cose illecite e illegali, ma dobbiamo semplicemente, con una Legge ad hoc, invitare i cittadini “a denunciare alla Soprintendenza il possesso dei beni archeologici mobili che già detengono in proprietà privata”.
Fatti salvi i diritti terzi, è una semplice comunicazione da parte del Privato  ed una semplice presa d’atto da parte delle autorità! Naturalmente con la depenalizzazione dei reati connessi. In questo modo verremmo a conoscenza di tutto il nostro patrimonio archeologico privato con grande vantaggio per gli studiosi; recupereremmo tutti gli oggetti veramente rubati e denunciati alle autorità; azzereremmo centinaia di procedimenti e processi ( che si chiudono sistematicamente a favore dei privati) risparmiando tempo,denaro pubblico e denaro e dignità privata. apriremmo gli occhi ai Collezionisti incauti acquirenti di cose false; permetteremo ai Collezionisti di comprare alla luce del sole; Taglieremmo definitivamente l’erba sotto i piedi ai tombaroli, perché non saprebbero più a chi vendere e come vendere, in quanto i furbi non potrebbero più dire “me l’ha dato il nonno”!
A questo punto chi sono i Cavalieri bianchi e chi i Cavalieri neri? Certamente noi siamo i Cavalieri Bianchi  perché vogliamo salvare i nostri diritti giuridici, il collezionismo, la conoscenza ed infine le aree archeologiche dagli scavi clandestini.
Con la certezza che il buon senso prevarrà, sono convinto che il mercato delle cose archeologiche troverà degno supporto Legislativo e ridarà onore e dignità a tutti coloro che con vero amore hanno raccolto e raccoglieranno oggetti c.d. di scavo. 
Le “Antichità”  sono sempre state il nucleo e l’eccellenza di qualunque Collezione e dobbiamo fare in modo che ciò ridiventi attuale. Lo Stato ha il dovere di intervenire e certamente lo farà, perché questo è, e dovrà essere interpretato e spiegato come un “servizio” verso centinaia di migliaia di cittadini.
Con questa speranza e questo augurio, foriero di un rinascimento collezionistico di antichità, Vi ringrazio dell’attenzione.
  1. 1 Comment(s)

  2. By amedani on Dic 27, 2008 | Reply

    Sono daccordo su tutto cio che commenta e sottolinea il sig. bianco che le leggi vengono
    interpretate a seconda del p.m. o meglio degli inquirenti (ignoranti).voglio dire che questi signori non applicano le leggi in base all art
    ma a seconda delle varie situazioni, innanzitutto,
    in base alla cultura di una persona .
    Per essere piu precisi,se è un contadino e quindi
    non sa altro che coltivare la terra, è veramente un grosso problema poichè questi signori si coprono di tanta arroganza e negligenza fino al punto di creare tanto panico di farti sembrare
    un grosso delinquente.Per i P.M. non sono altro
    che degli avventurieri che cercano di conquistarsi un fetta della popolarita nazionale
    e internazionale con degli scoop molte volte o quasi sempre inventati e quindi falsi.Per quanto mi riguarda dovrebbero occuparsi di cose piu’ serie e su storie vere non su cose che si inventano,e mettono in mezzo ai guai molte persone senza uno straccio di attendibilità.
    Per tanto, immaginiamo quanto denaro viene speso
    molto spesso inutilmente,il nostro danaro, “denaro pubblico”. siamo seri!! per la miseria.

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