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24 Giu 2005

Il puro visibilismo e il valore dell’oggetto d’arte

L’intervento di Maurizio Marini al Convegno di Nomisma

Questa la sintesi dell’intervento del Professor MAURIZIO MARINI, storico dell’ arte, al Convegno del 24 giugno a Roma nella sede dell’ABI, sul il Rapporto n. 1/2005 elaborato dal Laboratorio sul Commercio dei Beni Artistici di  NOMISMA 
                                           
Un manufatto non ha sempre valore d’arte e, quindi, non ha in se alcun intrinseco valore venale. Tuttavia, una volta stabilite le differenze tra antropologia e arte è necessaria l’attribuzione dei diversi valori.
Al di là di contenuto e forma e delle componenti lirico-estetiche, il manufatto
d’arte è una merce e il suo primo mercante è l’artista stesso. Nondimeno, per consentirne la conservazione e il passaggio alle generazioni future, l’opera d’arte deve avere un dichiarato valore economico, possibilmente sganciato dal guato e dalle mode contingenti.
L’arte moderna e contemporanea ha, in tal senso, molti supporti: appunto dall’artista al mercante, alle pubblicazioni, etc. Il ‘falso’ è l’unico problema per il collezionista. Il ‘falso’ è infatti un fenomeno diffuso e dannoso connesso alle supervalutazioni del mercato artistico moderno.
Nell’arte antica (e nel relativo mercato) il ‘falso’ è un fenomeno assai più circoscritto oltre che facilmente smascherabile : reperti di scavo (etruschi, apuli, precolombiani, etc), medioevali (marmi, avori, tavole dipinte,etc), quattrocenteschi (bassorilievi marmorei, etc), dipinti apparentemente
del XVIII secolo con soggetti floreali o vedute di Venezia e di Roma.
Allo scopo di distinguere le varie personalità e di attribuire i giusti valori storico-economici è emersa nel tempo la figura dello studioso-conoscitore, da Giovanni Morelli ad Adolfo e Lionello Venturi, a Bernard  Berenson, ma, soprattutti, a Roberto Longhi, certamente il maggiore storico e conoscitore che sia mai esistito.
Il conoscitore (o “connoisseur”, come detto dalla critica anglosassone) applica la propria sensibilità ed esperienza in campi artistici specifici, specializzando la propria indagine e affinando la propria perspicacia, sia al servizio della formazione di altri studiosi, sia della cultura museale che del mercato antiquario (fornitore di enti pubblici, banche e collezioni).
Roberto Longhi, Federico Zeri e Giuliano Briganti hanno avuto: grande merito nell’ampliare il campo degli studi con la messa a fuoco delle personalità e del fondamentale ruolo delle ‘qualità tecnico-stilistiche, quindi storiche, che hanno valorizzato aree artistiche fino ad allora prive di stima e di mercato: dal Caravaggio a Duccio e ai maestri trecenteschi, dal Rinascimento alla Scuola Camerinese del tre-quattrocento, da Pellegrino Tibaldi al Manierismo italiano e internazionale. Oppure il Barocco, dal 1900, col Wolfflin e la ‘Scuola di Vienna’ (solo dagli anni Settanta il termine Barocco ha perso in parte il significato di deteriore). Sono della fine degli anni Quaranta gli studi dell’oggi novantaquattrenne Denis Mahon sul Classicismo bolognese nell’età barocca !
 La contestazione degli anni post-sessantottini investì proprio questo settore degli studi, denunciando il mercato d’arte antica come sottrazione di valori e stimolo alle frodi nei confronti delle istituzioni pubbliche. Capo riconosciuto di questo movimento Giulio Carlo Argan, l’anticonoscitore per antonomasia, il quale coniò il detto per cui il “possesso privato dell’opera d’arte è un furto” (mentre il mercato d’arte moderna e contemporanea, che lo vedeva tra i critici militanti, “è dinamismo culturale”) e Arnold Hauser con la sua ‘Storia sociale dell’Arte’. Donde, messe al bando le personalità più significative e trainanti, lo studio privilegiava la filologia e il più infimo minimalismo artistico, dai materiali al cantiere, ignorando le opere in se stesse e crocifiggendo i1 mercato che, per contro, proliferava nei circuiti esteri. Il riflesso sui funzionari dello Stato formati presso Università così orientate fu devastante. In nome del popolo si notificò tutto e.di tutto, falsi conclamati compresi, ma, in seguito, stabi1ito che la notifica era ‘perizia di Stato’ e poteva determinare un valore aggiunto, i post-arganiani non l’app1icarono più con esiti altrettanto paradossali e squilibrati. La confusione ancora in atto tra falso e male attribuito ha indotto
‘fuori  tema ‘ (e competenza) giudici e organi di giustizia, giunti a considerare ‘false’ anche le opere di cui era necessario un semplice approfondimento conoscitivo supportato dai moderni strumenti scientifici. Abbiamo pertanto assistito a inauditi ’sequestri’ o tentativi di sequestro di quadri del
Caravaggio (o a lui attribuiti) addirittura nel corso della recente (2004)  mostra di Napoli. Funzionari di quella Soprintendenza hanno dovuto rispondere delle loro opinioni attributive in barba al diritto allo studio e al confronto di opinioni (sollevando lo sconcerto internazionale). Si è quindi giunti al ‘processo alle intenzioni’, in quanto:tali opere potevano essere usate per truffare potenziali clienti (anche quando non erano in vendita!).

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