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27 Mar 2011

I risultati dello studio del Gruppo Montepaschi sugli impatti economici della Notifica nell’arte italiana

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PierLuigi Massimo Puglisi -

Notifica non come vincolo ma come strumento di tutela delle opere d’arte, o viceversa? È, in sintesi, quanto dibattuto durante il convegno dal titolo La Proprietà Dimezzata - L’Istituto della Notifica, svoltosi ieri nella sede ABI di Roma, al quale hanno partecipato: Daniela Porro, direttore tutela del patrimonio storico-artistico ed etnoantropologico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Guido Palamenghi Crispi, Presidente del Comitato di Indirizzo Ce.St.Art -Centro Studi economici e giuridici sull’Arte-, Giancarlo Graziani, docente IULM, Pietro Ripa, Area pianificazione strategica, research e investor relations del Gruppo Montepaschi, Sonia Farsetti, presidente Associazione nazionale Case d’asta, Francesco Sensi Ginnasi, consigliere Associazione Antiquari d’Italia, Mario Bernardo, avvocato e Costantino D’Orazio, giornalista. Il Convegno è stato moderato da Marilena Pirrelli, Plus24-ArtEconomy24 de Il Sole 24 Ore.

Per il  Presidente del Comitato di Indirizzo del Ce.St.Art, Guido Palamenghi Crispi “La Notifica è un istituto importante per la salvaguardia del patrimonio artistico italiano ma alcuni suoi aspetti potrebbero essere rivisti per rendere la Notifica stessa strumento più dinamico ed efficiente, in linea con quanto avviene negli altri paesi della Comunità Europea. L’immobilismo, del resto, finisce per nuocere a tutti, artisti, collezionisti ed il sistema paese.”

Questi i principali punti dello studio allegato, realizzato dall’Area Research del Gruppo Montepaschi:

 L’indagine sugli impatti economici della Notifica nell’arte italiana fa emergere posizioni contrastanti circa l’adeguatezza dell’Istituto come forma di tutela del patrimonio artistico della Nazione, con il 52,4% degli intervistati che la ritiene una salvaguardia opportuna. Risultano invece critiche le considerazioni circa l’applicazione della Notifica negli anni.

La maggioranza del campione ritiene che la Notifica non apporti nessun danno alla fama delle opere, essendone consentita l’uscita temporanea per manifestazioni di alto interesse culturale ed essendo i musei internazionali ricchi di opere d’arte italiane, mentre a parere del 78,6% degli intervistati, rappresenterebbe un deterrente per i collezionisti, i quali eviterebbero di prestare o esporre le proprie opere nel timore che queste vengano poi dichiarate di interesse culturale.

Dall’indagine emerge che più del 90% degli intervistati considera le opere di fascia elevata particolarmente danneggiate dal deprezzamento derivante dalla Notifica (con un impatto superiore al 40% del valore dell’opera, secondo la maggioranza relativa). Si dividono le opinioni riguardanti il mercato delle opere di fascia media: il 56,0% dei rispondenti vede nella Notifica di opere dal mercato locale una sorta di certificazione di valore da parte dello Stato, ammettendo possibili effetti positivi sui prezzi.

Le problematiche di libera concorrenza internazionale, che possono derivare da normative diversamente agevolanti, trovano una soluzione, per il 75,0% del campione, nell’elaborazione di una legge che regolamenti la questione nello stesso modo per tutti i paesi europei. Altro effetto collaterale dell’Istituto, secondo il 78,6% dei rispondenti, è  la vendita clandestina di opere d’arte italiane all’estero, mentre l’85,7% del campione riterrebbe opportuno rendere fruibile al pubblico un archivio generale dei beni notificati consultabile online.

Tra le possibili alternative all’attuale normativa vigente in Italia, il modello estero al quale la maggioranza relativa del campione aspira (34,5%) è quello inglese, che prevede l’obbligo di acquisto da parte dello Stato ogni volta che scatta la Notifica su un’opera, mentre un’altra fetta considerevole del campione (22,6%) è favorevole al modello tedesco.

   Tra coloro che, invece, propongono migliorie all’attuale struttura applicativa dell’istituto in Italia, circa il 40% del campione propone di modificare il vincolo temporale dei 50 anni esentando da Notifica le opere la cui esecuzione risalga a dopo il 1910, oppure le opere post-1800, infine le post-1940. Ipotesi maggiormente accreditata è quella di obbligare lo Stato ad esercitare sempre il diritto di prelazione sulle opere notificate. Questo, secondo il 51,2 % del campione, rappresenterebbe un efficace freno all’abuso dell’utilizzo della Notifica da parte delle Sovraintendenze.

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