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1 Feb 2007

Documento Definitivo presentato al Tavolo per l’Arte

Gennaio 2007 

Onorevole Ministro per i Beni Culturali

Onorevole Ministro dell’Economia e Finanze

Presidente delle Commissioni Istruzione pubblica e beni culturali del Senato e Cultura della Camera dei Deputati

Presidenti delle Commissioni Finanze della Camera dei Deputati e Finanze e tesoro del Senato

Onorevoli Deputati e Senatori della Repubblica Italiana

i sottoscritti artisti delle arti figurative, i curatori, i critici e storici dell’arte, consapevoli della ineludibile necessità di riportare la vita del nostro Paese ad una sana norma, anche sul terreno della correttezza fiscale, che renda il paese più equo e favorisca lo sforzo che l’Italia deve fare per tornare ad essere competitiva in Europa e con l’Europa nel mondo, in un’epoca che impone di affrontare la sfida della crescente globalizzazione multietnica, ritengono che il “sistema dell’arte” italiano debba fare la propria parte. Essere competitivi, in un’epoca di globalizzazione, significa anche proporre l’identità del nostro Paese in un processo che rischia di appiattire le varie identità su un unico modello di sviluppo. Pertanto, pur consapevoli delle proporzioni e delle implicazioni vaste dell’attuale legge finanziaria, riteniamo necessario suggerire ch’essa assuma, nell’architettura portante della propria ispirazione, un concetto di portata identitaria, per cui l’arte e la cultura siano da considerarsi “Bene sociale” e non “Bene di consumo”. Riteniamo che tale gesto sarebbe significativamente coerente per un Paese custode di un grande patrimonio culturale di potenti memorie occidentali e, nel contempo, coerente nell’evidenziare l’immanenza di quel potenziale creativo, che ha sempre attratto consenso mondiale al nostro Paese.

Per questo è necessario trovare le soluzioni, partendo dalla legge finanziaria che ha iniziato il suo iter parlamentare in questi giorni, capaci di favorire, settore per settore, le giuste norme, essendo ogni segmento della produzione e del commercio diverso per dimensioni, problemi, caratteristiche. Ciò detto, non nascondendo l’apprensione che vivono i firmatari della presente: figure “diverse” ma reciprocamente intrecciate e necessarie - alle quali si potrebbero aggiungere galleristi, collaboratori degli artisti, ecc. -, premettiamo alcune essenziali informazioni sul reale stato di salute del mondo dell’arte contemporanea, proprio mentre, per risanare il Paese occorre far emergere e ridefinire ogni cosa, perché si sia tutti consapevoli che l’arte figurativa rischia una definitiva invisibilità all’interno di norme che ne tradiscono o equivocano la sua definizione. Siamo lavoratori autonomi ma del tutto anomali: perché non definibili e, quindi, privi di tutela rappresentativa (il che contribuisce a produrre effetti negativi). Per queste ragioni è urgente uno sforzo legislativo e normativo capace di identificare le particolarità delle categorie che danno corpo a questo nostro mondo della produzione e della conoscenza dell’arte contemporanea. Innanzi tutto, operare un distinguo all’interno dell’ampia categoria dei “Liberi professionisti”, a chiarimento di ragioni fondamentali che separano la specificità di quanti, come noi, appartengono al “Sistema dell’arte” e di quanti danno corpo ad altri settori della produttività e dell’ingegno.

Una rivisitazione audace delle nostre categorie, e delle modalità in cui si articola e si realizza la loro sussistenza, tenendo conto del volume reale e complessivo d’affari del settore, rispetto ad altre arti che vivono e si sviluppano attraverso forme di produzione industriale e una commercializzazione che fa perno su investimenti ingenti, tipici delle produzioni industriali, che puntano e possono contare su consumi massificati. Ci rivolgiamo a Lei, On. Ministro, agli On. Deputati e Senatori, perché nel modulare la legge finanziaria si tenga conto del particolare settore al quale diamo vita, delle sue reali condizioni, senza confonderlo, non diciamo con l’industria e il commercio in genere, ma neanche con l’industria culturale. Sia gli artisti che i critici o storici dell’arte, nella loro maggioranza, vivono una condizione di precarietà che auspichiamo venga presa in considerazione nel mentre si definisce la legge finanziaria; nessuna norma fino ad oggi in vigore promuove e tutela questo importante settore della vita creativa e culturale che ha dato al Paese, nel corso dei secoli, quel di più, in termini di qualità di offerta e di patrimonio culturale, unanimemente riconosciuto nel mondo all’Italia. È bene sappiate che questo nostro lavoro può produrre, in tempi positivi ma limitati, persino agiatezza a pochissimi artisti, a petto dei tantissimi altri che combattono per la sopravvivenza quotidiana.

Mentre la proposta del Ministro, affinché nella scuola italiana di ogni ordine e grado venga insegnata la conoscenza della Storia dell’arte, va incontro ad una esigenza fortemente sentita dal nostro mondo, altri provvedimenti come il “diritto di seguito”, che riguarda le arti visive e che, essendo Direttiva europea, ci rendiamo conto non possa essere elusa, potrebbe favorire una ulteriore difficoltà del “sistema dell’arte”, e del mercato dell’arte contemporanea, specialmente in un momento di crisi economica come quello che il nostro Paese vive da anni. D’altra parte, l’arte visiva nella sua realtà non può neanche contare, almeno sino ad ora, sullo Stato, sulle Regioni e sui Comuni, né sulle stesse Istituzioni preposte alla sua espansione e divulgazione. Il complesso di tali Istituzioni per lo più esaurisce, infatti, la propria azione nella riproposta di artisti oramai defunti, cosa che garantisce una ritualità frequentativa di grande dimensione. E tutto questo è peggiorato dal fatto che Gallerie e Musei comunali, del tutto ignari e del tutto indifferenti a ciò che avviene nei territori di loro competenza, trasformano le pubbliche Istituzioni in privati luoghi di scambi internazionali che vedono, in un empito di convenienza esterofila, sempre più assottigliarsi la presenza italiana.

Nulla agevola un vero interesse alla nostra opera, che non è un genere di lusso, come le attuali aliquote IVA sembrano invece ritenere (diversamente da quanto avviene in altri paesi: il Governo spagnolo, ad esempio, ha ridotto l’IVA sull’arte al 4%; altre Nazioni, almeno in parte, defiscalizzano l’acquisto di opere d’arte o ne considerano l’acquisto da parte delle imprese un investimento di pubblica utilità il cui importo viene portato in detrazione dagli utili). Nello stesso tempo nella nostra attività, nelle dichiarazioni dei redditi, non possiamo portare in detrazione, ad esempio, il costo di tutti i servizi e l’eventuale personale utilizzato per sostenere, organizzare e promuovere le nostre opere. Così come è oggettivamente impossibile effettuare “studi di settore” credibili ai fini della definizione del reddito presumibile, capaci di tenere conto della estrema eterogeneità e atipicità del nostro lavoro. Se la legge finanziaria in discussione non inizia ad invertire questo processo, se si continuerà a considerare l’arte contemporanea un bene superfluo, le ricadute sugli artisti e sugli studiosi dell’arte saranno letali.

On. Ministri, On. Presidenti di Commissione, On. Parlamentari e Senatori,

per tali ragioni, consapevoli che la finanziaria non può affrontare l’insieme delle questioni legislative, normative e fiscali che incidono sulla nostra vita professionale, ci limitiamo ad indicare alcune proposte che speriamo possano guidare il legislatore in questa essenziale occasione, augurandoci di potere avere nel prossimo futuro interlocutori presso il Ministero e nel Parlamento che sappiano valutare la complessità del nostro mondo, del suo essere patrimonio sociale e culturale del paese, quindi di ottenere una migliore e adeguata legislazione in materia. Tutto ciò iniziando da uno sforzo, urgente e necessario, di corretta identificazione delle particolarità delle categorie che ne costituiscono l’assieme, anche se per il volume d’affari che producono sono certamente poco rilevanti, contrariamente alla capacità che hanno nel definire il grado di civiltà di una Nazione. Disponibili ad ogni incontro finalizzato alla migliore illustrazione delle nostre proposte, ne inoltriamo alcune che ci auguriamo la legge finanziaria possa assumere nella stesura che verrà approvata dal Parlamento:

Definire, non solo lessicalmente, ma giuridicamente e nelle sue varie declinazioni, i nostri “statuti” lavorativi. Tenendo conto dei termini “Lavoro” e “Bene sociale”.

Ridefinire, o rendere esente, recependo la XIX Direttiva europea del 5/12/1984, l’Imposta sul valore aggiunto per la cessione di opere d’arte. Defiscalizzare le operazioni di vendita delle opere d’arte da artista a collezionista.

Prevedere la detrazione dagli utili d’impresa degli importi investiti in opere d’arte.

Ripensare l’utilità ed equità degli “Studi di settore” in questa materia così aleatoria dal punto di vista della produzione di reddito ed estremamente diversificata nelle condizioni di produzione e vendita; nella sostanza riteniamo manchi la possibilità di individuare oggettivi parametri di riferimento.

Consentire la detrazione dal reddito annuo degli artisti delle spese relative ad eventuali collaboratori di studio.

Consentire il pagamento degli oneri fiscali con opere d’arte (in toto o in parte).

Ripensare alle modalità di tenuta della contabilità in questo settore, fatta eccezione per la parte relativa alla vendita delle opere e dell’acquisto di beni strumentali.

Per sola memoria, desideriamo segnalare come molti altri provvedimenti necessari alla nostra vita di artisti, attendono una definizione:

Una giusta copertura pensionistica.

Definire modalità di incentivazione per una incisiva circolazione e conoscenza delle opere, e sfoltire le procedure burocratiche per mostre all’estero di arte contemporanea.

Agevolazioni fiscali per acquisto di beni relativi all’aggiornamento professionale: libri, riviste e giornali specializzati, così come per l’acquisto di autoveicoli utilizzati al fine del lavoro; nell’affitto di locali ad uso studio e/o archivio e possibilità di detrarre le spese di viaggio a fini di lavoro.

Salvaguardia dei testi scritti per giornali, riviste e cataloghi sancendo la proibizione d’una seconda pubblicazione, non autorizzata dall’autore, se non garantendogli una quota di diritto.

Riconoscimento di valore culturale di biblioteche e/o archivi privati con non meno di 3000 titoli specialistici.

Riconoscimento della tessera AICA (Associazione Internazionale Critici d’Arte) per l’ingresso gratuito, come in ogni Paese del mondo, in Musei e Monumenti.

Grati per l’attenzione,

VASCO BENDINI, ENNIO CALABRIA, MAURIZIO CALVESI, CIRIACO CAMPUS, PIETRO CASCELLA, PIRRO CUNIBERTI, ATTILIO FORGIOLI, PIERO GUCCIONE, DOMENICO GUZZI, CARLO LORENZETTI, LUIGI MARTINI, FRANCO MULAS, CLAUDIO OLIVIERI, ACHILLE PERILLI, MARIO RACITI, RUGGERO SAVINIO, GABRIELE SIMONGINI, GUIDO STRAZZA, ALBERTO SUGHI, CLAUDIO VERNA.

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