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5 Ott 2011

Massimo Pulini, Gli inestimabili, Quando Raffaello e Piero vennero rubati a Urbino

copia-di-madonna-senigallia.jpg  «…uscì di nuovo e tornò dopo un minuto con un involucro improbabile, fatto da due sportine della Coop. Le sfilò e appoggiò sopra al flipper la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca che per larghezza ricopriva quasi perfettamente la superficie del vetro e chiese se la prova era sufficiente. Sul quadro si stavano riverberando le luci rosse e verdi del tilt, sicuramente nella calca qualcuno aveva dato una spinta.»

Il primo romanzo di Massimo Pulini ruota intorno al più clamoroso furto della storia museale italiana . Mancava nel panorama letterario italiano un libro che narrasse, in forma di racconto dai contorni romanzeschi, i fatti inerenti al “furto d’arte del secolo” scorso.

Un giallo che, il 6 febbraio 1975, vide quali vittime tre capolavori assoluti di Raffaello Sanzio e Piero della Francesca, trafugati dalle sale di Palazzo Ducale di Urbino e destinati a diventare nei giorni successivi, la principale notizia di cronaca “nera” presente sulle prime pagine della stampa internazionale.
Proprio la clamorosa vicenda: il furto della “Madonna di Senigallia” e della “Flagellazione” dell’artista di San Sepolcro e de “La Muta” di Raffaello che tanto appassionò l’opinione pubblica, scomodando mafia e terrorismo nel formulare le ipotesi più credibili di attribuzione del gesto, è il centro della scena raccontata nelle pagine dell’ultimo libro di Massimo Pulini Gli inestimabili (CartaCanta editore, 191 pagine, 13,50 euro) presentato il 2 ottobre negli spazi della Biblioteca Malatestiana di Cesena nell’ambito dell’iniziativa comunale “Fine settimana per la cultura” (che propone il “Libro” e la Biblioteca Malatestiana come centro della proposta culturale e carta d’identità della città).
Impegnato a seguire le tracce lasciate dai brandelli di antichi dipinti smembrati da antiquari privi di scrupoli, l’autore, come un detective, s’imbatte nei retroscena inconfessabili del più clamoroso furto della storia museale italiana. Alle sconcertanti verità che accompagnano la ricerca storica, di cui l’autore si occupa professionalmente, si intrecciano i ritmi del giallo documentato. Ne sono protagonisti personaggi atipici ma reali, abilmente descritti con sguardo incorrotto, come Elio Pazzaglia, il ladro romantico o Maurizio Balena, l’antiquario mediatore, mentre sullo sfondo si snodano i luoghi votati alla custodia di grandi opere d’arte, come Palazzo Ducale di Urbino.
I fatti si alternano alle riflessioni, il mistero del crimine si intreccia al presente, la denuncia riguarda gli immorali lembi del mercato dell’arte, dove l’avidità umana raggiunge l’apice della sua estrinsecazione che qui fa da scenario al romanzo, come un paesaggio nuvoloso del Giorgione, tra inquietanti speculazioni, deturpazioni e inganni, le cui vittime, le opere d’arte, sono al servizio dei guadagni di una fetta di quel mercato che l’autore definisce “scenario da macelleria“.
Fare ricerche sui segreti dell’arte non è molto diverso dallo svolgere indagini intorno a un crimine. - scrive Pulini - Un dipinto anonimo in fondo è come un luogo di un delitto, nel quale una complessa vicenda si è misteriosamente compiuta.” Il libro predilige, infatti, un felice innesto tra romanzo e saggio, si percepisce lo scorrere della grande storia dell’arte tra le trame del giallo, il romanzo indaga oltre all’episodio di cronaca, i fatti amari di un’attualità nell’Italia dei sequestri, delle trattative segrete, delle leggi ingiuste, ma restituisce in ogni pagina l’emozione, unica, che solo la spiegazione dell’opera d’arte da parte dello studioso riesce a infondere. Non a caso l’abbrivio scelto di ogni capitolo è un’immagine che raffigura un’opera o un particolare della stessa, 47 carati per altrettanti capitoli a rafforzare la bellezza dell’arte nell’immaginario del lettore, la bellezza assoluta che l’opera d’arte contiene nella sua estetica ma anche nella sua storia: «Quasi tutti gli studiosi si sono dedicati ai pensieri, ai moventi, ai contesti culturali che stanno prima della nascita di un dipinto, ma raramente hanno cercato di tracciare la lunga stagione del dopo: i viaggi, l’oblio, le avventure e le disavventure, la morte e la resurrezione di quell’oggetto parlante

L’autore
Massimo Pulini, pittore e storico dell’arte, insegna all’Accademia delle Belle Arti di Bologna e da più di tre decenni svolge un’intensa attività artistica. In qualità di ricercatore storico ha redatto numerosi saggi sull’arte italiana del XVI e XVII secolo e curato diverse esposizioni museali come le monografiche di Guercino (Milano e Roma 2003-2004; Londra 2005) e del Sassoferrato (Cesena 2009). A lui si devono i cataloghi ragionati delle opere di Andrea Lilio (Federico Motta) e di Ginevra Cantolofi (Editrice Compositori). Per la casa editrice Medusa ha pubblicato quattro libri, riuniti nella raccolta La coperta del tempo (2008) e il monologo teatrale Caravaggio, nero fumo (2010). Oggi è assessore alla cultura del Comune di Rimini.

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