Amore liquido: dal 6 aprile nelle sale l’opera prima di Marco Luca Cattaneo
Credo che li chiamino Film Indipendenti, cioè di nicchia, distribuiti in un esiguo numero di sale e realizzati in genere a basso costo. Quello che mi chiedo da un po’ è se è una regola, o un requisito, che siano tremendamente lenti. E’ per fissare le emozioni? Per dare il tempo allo spettatore di metabolizzarle? A volte mi viene il dubbio che sia il tratto distintivo del genere, spero sinceramente di no. Perché certi mi piacciono, lentezza a parte. E’ uscito venerdì 6 aprile nelle sale –poche, come da tradizione- ‘Amore liquido’, primo lungometraggio di Marco Luca Cattaneo, un film bello, impegnativo ma, in alcuni tratti, lento. Il titolo è in prestito dal sociologo polacco Zygmunt Bauman, che teorizza il concetto liquidità dei rapporti sociali, sintetizzati a pura imitazione dalla necessità di sentirsi accettati, nonché il rapporto tra consumismo e rifiuti umani generati dalla globalizzazione.
Nel film di Cattaneo, il ‘rifiuto umano’ è Mario, sociopatico porno dipendente, operatore ecologico e prigioniero di una vita che sembra solo l’ombra di una vita reale. Vive ancora con sua madre, mentalmente inabile e la badante straniera, si nutre della vita nascosta nei rifiuti degli altri e non ha alcun tipo di rapporti sociali. Le cose sembrano cambiare quando una di queste costanti incontra la variabile Agatha e sua figlia Viola. La sapiente cinepresa di Cattaneo ci mostra un personaggio controverso, pieno, nonostante i suoi silenzi, di molte sfaccettature, molte digressioni. Per questo è così impegnativo, per questo, dopo, il film lascio un ampio margine di riflessione. Per il contrasto tra la solitudine del protagonista, evidenziata anche scenograficamente dal vuoto delle scene in esterno, e il personaggio di Agatha, sempre positiva. Per questo morboso rapporto con la pornografia, che sfiora la depravazione, e la tenerezza, l’attenzione che presta alle cure della madre.
Amore liquido, realizzato con un cast a basso costo ma di alto valore tecnico e budget scarsissimo, prodotto da Nicola Fontanili, ha vinto premi a Roma, Montreal e all’Indie Fest, nel 2011. Lo stesso Stefano Fregni, ha vinto come miglior attore al Festival Internazionale di Milano e nel Salento. Molti premi, pochi soldi, poche sale in cui il film viene distribuito (circa venti in tutta Italia), pochi giorni di programmazione. Ci sono troppi ‘pochi’ in questa equazione, ed è un dato ricorrente quando si parla di cinema indipendente. Sarà anche vero che il cinema è indipendente proprio perché non dipende economicamente dalle grandi major, ma io continuo a sperare che ci sia qualche grosso produttore capace di investire sul talento e non solo sui guadagni. Il low cost sarà anche un tratto distintivo ma non è detto che certi tratti distintivi non possano essere abbandonati. Anche la lentezza per esempio.