Firenze- «L’arte è offesa, pene durissime. Terapia d’urto contro i vandali» Lo storico Cardini: «I nuovi barbari devono avere paura a sporcare»
La Nazione, Stefano Vetusti -
«No petrolio alle Canarie». Questa la scritta che un giovane turista spagnolo, in coda per entrare alla Galleria dell’Accademia, sabato scorso con un pennarello ha lasciato sul muro esterno. E’ stato denunciato dai vigili urbani. E’ uno dei tanti «ricordi» che sporcano i nostri monumenti e questa valanga di inciviltà il nostro giornale ha denunciato, aprendo un dibattito in città. A niente sono serviti i cartelli in italiano e inglese che avvertivano i writer: «Scrivere sui muri o sulle pietre o comunque deteriorare un edificio pubblico d’interesse storico e artistico è reato punibile con la reclusione». Non crediamo che il turista spagnolo sia in carcere. Intanto però, come abbiamo documentato anche nel giorno della Liberazione, il 25 aprile, masse di visitatori assediano senza decoro alcuno i monumenti cittadini, distesi e seminudi sui sagrati delle chiese come fossero spiagge, con i bivacchi che si lasciano dietro bottiglie, cartacce, merende a evaporare accanto ai marmi delle nostre opere d’arte. Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, ha suggerito di usare il pugno di ferro contro i vandali dell’arte, il presidente dell’Opera del Duomo, Franco Lucchesi, ha annunciato che metterà sentinelle a vigilare, vietando il sagrato di Santa Maria del Fiore agli accampamenti. Oggi la parola passa a Franco Cardini, storico e docente universitario a Firenze.
Monumenti imbrattati, bivacchi sui sagrati delle basiliche: professor Cardini, che ne pensa? «Ci sono due livelli di intervento. Uno nell’immediato, l’altro nel medio lungo termine». Partiamo dal primo livello visto che le offese all’arte di casa nostra si ripetono da tempo. «Serve una terapia d’urto, perché è come quando uno si fa male. Se si trascura la ferita arriva l’infezione. Ecco, l’infezione da noi ormai è andata troppo oltre. Va fermata con ogni mezzo». Quindi? «Chi sporca il muro dell’Accademia deve seminare quel che raccoglie. In una società non ci sono solo diritti. Occorre ristabilire il senso del dovere. Bisogna investire in sicurezza. Quindi ordine, pene pecuniarie e detentive durissime. Mi dispiace non ci siano più le pene corporali». Pene corporali? «Purtroppo, ripeto, non si possono più usare. Ne sono dispiaciuto. Di notte ho visto uno pisciare sul muro alla stazione. Ecco, doveva essere preso, multato, forse anche arrestato. Poi ci sarebbe anche da riflettere sul perché alla stazione per andare in bagno bisogna pagare 80 centesimi: un senzatetto magari preferisce spenderli in un hot dog e fare i bisogni all’aperto… Una volta alla stazione c’era un albergo diurno, dove ci si faceva la barba e anche la doccia». Torniamo ai musei. C’è chi dice che la gente in coda al Louvre certe cose non le farebbe. «E’ vero. Al Louvre non succederebbe. Da noi invece sì perché questo Paese è già una pattumiera e quindi uno dice: qui lo posso fare. Altrove c’e più educazione civile. Ma non solo. Al Louvre certe cose non le fanno anche perché hanno paura. Ci sono controlli più stretti, c’è più polizia, più severità, più certezza della pena». Un quadro fosco il suo. «Ci siamo ormai divisi tra malfattori e vigliacchi. I malfattori sono quelli che sporcano, i vigliacchi coloro che non lo impediscono, che fanno finta di non vedere, che aspettano lo Stato, i vigili urbani, come se quel che accade non fosse cosa loro… Basta con questa cultura dell’omertà. Dobbiamo intervenire. Se non da soli, magari cercando la complicità di altri cittadini. E se chi sporca il muro dell’Accademia ti risponde fatevi i cazzi vostri - scriva pure così - dobbiamo rispondere che questi sono i cazzi nostri, perché la città è nostra e tu stai distruggendo il salotto buono di casa mia». E invece? «Invece questa cultura del bene comune l’abbiamo persa. Io ho avuto un’educazione cattolica e socialista. Ma col tempo mi sono visto dare di fascista anche se non lo sono, solo perché credevo nei valori dell’ordine, del rispetto e della convivenza sociale. Con la scusa della libertà siamo andati contro valori comuni che prima erano apprezzati. Allora, se siamo a questo punto, bisogna restaurare il senso civico perduto, con durezza e rigore». Tutto si risolve coil bastone? «No. Ho detto terapia d’urto nell’immediato, per sconfiggere l’infezione. Ma a questo va affiancata una fortissima iniezione di cura civile contro questa ipertrofia dell’invidualismo. Serve una forte campagna di educazione. Le cose pubbliche sono patrimonio di tutti, va recuperato questo principio. Ma in che modo? I giovani si trovano davanti esempi come la politica, la tv che ci inquina, la tv dove si urla, ci si offende. E allora c’è un senso civico da restaurare, ripartendo dal basso, dalle cellule sociali di base, la famiglia, la scuola, la parrocchia». Il centro storico. Rischia di svuotarsi e restare solo un grande museo all’aperto ostaggio del turismo. «Abbiamo perduto negozi artigianali e librerie storiche, oggi vedo in giro solo vetrine di grandi firme come in via Tornabuoni e mi dà tristezza. Il palazzo di giustizia lo hanno portato a Novoli, brutto e distante. Il centro dovrebbe essere la vetrina del meglio, dove i cittadini si riconoscono. Attenti a che non finisca per diventare come Detroit, spopolata dalla crisi industriale e poi immobiliare, un immenso buco per senzatetto».