Lo splendore del Divisionismo italiano in mostra a Tortona
di (P.M.P.)
Basterebbero i nomi. Pellizza , Morbelli, Previati, Segantini, Longoni, Fornara e non solo loro, per farci dire “finalmente ritorna la meraviglia del nostro ‘800″, che per quanto osannato è ancora m0lto sottovalutato rispetto ai valori internazionali di riferimento.
Ed ecco che “il Divisionismo” debutta alla Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona con un’esposizione permanente, che approfondisce la nascita, la formazione e lo sviluppo di un fenomeno italiano di primaria importanza. Significativamente, la collezione viene accolta in spazi espositivi rinnovati, inglobando le vestigia romane e medioevali dell’antica Dertona. I due edifici, di cui uno scampato miracolosamente al pericolo di abbattimento negli anni quaranta, confermano la continuità storica tra un glorioso passato e una rinnovata volontà di fare cultura.
In mostra lo splendore delle pennellate dei nostri divisionisti che non solo dividevano e sezionavano la luce, ma con a luce segmentavano anche le situazioni sociali mettendo al centro dell’attenzione temi difficili: il lavoro, la fatica, la solitudine, il suicidio, la sconfitta, l’emarginazione, la speranza e il silenzio, temi che la sapienza degli artisti rendeva all’apparenza meno cruenti, ma non per questo meno drammatici e veri. Ed è bene tornare a vedere questa grande pittura oggi, quando con modi e tecniche tanto diverse, sono al centro del dibattito sul “come vivere”.
L’allestimento inizia sotto lo sguardo imponente di Giovanni Segantini, immortalato dallo scultore Paolo Troubetzkoy, privilegia maggiormente le considerazioni tematiche care agli esponenti del divisionismo in una serie di confronti azzardati quanto eloquenti.
Spicca l’immagine della processione, per esempio: gli operai e lavoratori in Lo sciopero e Piazza Caricamento di Plinio Nomellini, i contadini in La processione di Giuseppe Pellizza, o i fedeli in Il Calvario di Gaetano Previati. Ricorre l’immagine di sfruttamento, oppressione ed emarginazione: la sfortunata minorenne in La venditrice di frutta di Emilio Longoni, le anziane donne dell’ospizio in Mi ricordo quand’ero fanciulla di Angelo Morbelli, le operaie scalze sotto la pioggia in Cariatidi di Baldassare Longoni, o gli immigrati sfiniti in Lavoro notturno alla Stazione Termini di Giovanni Battista Crema. Il tema del lavoro in città è rappresentato dai calafatari sommersi nel fumo in Cantiere di Raffaello Gambogi e da Mattino in officina di Nomellini, alle prese con il nuovo fascino della luce elettrica; il lavoro in campagna, invece, oggetto di due opere millettiane: La raccolta del fieno di Segantini e Il seminatore di Carlo Fornara, quasi un Van Gogh in miniatura. Si presenta, poi, l’occasione di ripensare al trascurato genere della natura morta in opere fresche e inventive di Giovanni Segantini, Emilio Longoni e Giuseppe Pellizza, reduci della grande mostra recentemente allestita dalla Fondazione
Un po’ come è accaduto per il debito, per anni ci siamo dimenticati delle nostre radici, ma gli artisti del divisionismo che oggi tornano in una splendida mostra furono chiari e prudenti, e la bellezza delle loro pennellate fece passare un messaggio ancora per i tempi difficilissimo, e ci ricorda ancora oggi da che tipo di società veniamo e che molti vorrebbero rinnegare e dimenticare.
Dunque, era arte e anche politica, in un certo modo una sorta di antipolitica decisamente chiara di oltre cento anni fa, quando ci si serviva della bellezza per mettere a fuoco non solo la luce, ma la società su cui la luce si riversava
La Pinacoteca, aperta ufficialmente nel 2001, ha conseguito l’obiettivo di valorizzare un importante primo nucleo di dipinti del grande maestro Giuseppe Pellizza da Volpedo, arricchendolo con l’aggiunta di oltre ottanta significative opere di altri celebri artisti italiani che hanno aderito al divisionismo
Nel percorso espositivo oltre venticinque sono le opere del Pellizza, che, con le opere conservate nell’Atelier dell’artista a Volpedo, a pochi chilometri da Tortona, formano una raccolta davvero straordinaria.
La Pinacoteca, un unicum nel panorama museale italiano, si presenta quindi nella sua
completezza al pubblico con capolavori dei maestri del cosiddetto “primo dibattito”, svoltosi a Milano negli anni 1891-1898, e di quasi tutti gli artisti italiani che si dedicarono alla divisione del colore.
Il progetto è stato realizzato anche grazie ad alcuni collezionisti privati che hanno generosamente
partecipato agli obiettivi culturali della Fondazione attraverso il comodato di opere altamente significative e più di recente con il contributo del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano con la concessione in comodato de La processione di Giuseppe Pellizza insieme ad altre quattro opere affascinanti dell’artista, tra cui L’appeso ed Il ritratto del mediatore Giuseppe Giani. Il loro apporto conferma tangibilmente l’importanza dell’iniziativa per Tortona e il suo territorio, regalando ad appassionati, studenti e studiosi un polo di riferimento per questo significativo capitolo d’arte e storia italiana.
Il catalogo edito da Skira. riccamente illustrato, prende in esame un periodo che passa dalla sperimentazione cromatica della scapigliatura all’applicazione matura della tecnica divisa da parte degli artisti socialmente impegnati, fino a raggiungere gli approcci più empirici nell’ambito simbolista e pre-futurista. Il divisionismo, insomma, forniva il linguaggio della modernità.
Paul Nicholls, consulente della Fondazione, nel catalogo traccia un percorso storico del movimento con riferimento alle opere nella collezione, a cui poi dedica un’approfondita schedatura in ordine cronologico.
Va infine segnalato che nel dichiarato intento di contestualizzare il divisionismo, la Fondazione ha acquisito una serie di opere collaterali al fenomeno divisionista. Il cromatismo audace di un ritratto di Daniele Ranzoni e di un paesaggio di Eugenio Gignous rappresenta la matrice scapigliata del divisionismo nelle teorie di Vittore Grubicy. E due splendidi paesaggi bergamaschi di Cesare Tallone e un sentito ritratto di Pio Sanquirico danno spunti per riflettere sul lavoro del loro giovane allievo, Pellizza.
Una sala speciale è dedicata ad Angelo Barabino, artista caro ai Tortonesi, presentato non solo
come fedele seguace di Pellizza, ma specialmente come artista di carattere autonomo del Novecento: Fine di un giovane contadino e L’ira di Dio non si sono visti da quasi un secolo.
Va sottolineato l’obiettivo della Fondazione di creare soprattutto una collezione, ossia un insieme di testimonianze correlate. Non si tratta di un arido compendio solo di opere divisioniste, ma di opere anche molto diverse tra di loro che possano comunque dialogare sullo stesso tema.
Un filo logico e criticamente valido collega queste opere, per rendere il senso dell’insieme accessibile ai destinatari dell’impegno culturale dell’Ente, in linea con le sue espresse finalità educative. La Fondazione infatti non mira solo a creare un patrimonio artistico di proprietà, ma piuttosto una raccolta destinata alla fruizione pubblica. e quindi ha deciso di istituire una borsa di studio a livello nazionale per poter esplorare argomenti direttamente legati al divisionismo. A disposizione del pubblico un Archivio ed una Biblioteca, già inserita nel Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), in continuo accrescimento e tesa a promuovere studi sull’arte italiana dell’800 e del ‘900. Alle scuole di ogni ordine e grado la Pinacoteca offre esperienze didattiche, che comprendono un percorso visivo nelle sale espositive ed un’attività pratica in laboratorio, per consentire agli allievi una comprensione diretta, ma semplice, del linguaggio divisionista