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20 Lug 2012

Kubrick al PAN di Napoli. L’intervista a Filippo Zevi.

 di Giovanni Cardone - 

Nell’incontrare il Prof. Filippo Zevi della Giunti Edizioni  nella conferenza stampa fatta al PAN – Palazzo delle Arti di Napoli ho avuto l’impressione che finalmente, Napoli divenisse dal 13 Luglio al 9 Settebre capitale dell’arte, dato che questo evento viene promosso per la prima volta in Italia. Nel contempo,  nell’intevento dell’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Antonella Di Nocera ho intravisto una donna forte ed amante della cultura la quale è riuscita a coinvolgere con grande tenacità tutte le istituzioni del territorio contribuendo fortemente ad un progetto unico al mondo. Prodotto dalla GAmm Giunti con la collaborazione del Museum of the City New York e con il contributo del Musèes Royaux Des Beaux- Arts de Belgique.

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Giovanni Cardone: Come nasce Stanley Kubrik fotografo che differenze ci sono con quello regista?
Filippo Zevi: Stanley Kubrik nasce a New York nel 26 luglio 1928, il padre di Kubrik era medico ed appassionato di fotografia. Kubrik inizia ha fotografare all’età di tredici anni, in seguito, a 17 anni venne assunto come apprendista dalla rivista Look Magazine di New York. Da quel momento egli diverrà fotografo professionista e cercherà di raccontare la società del tempo, e grazie a questo viaggerà molto. Il suo inizo  come fotografo della Look Magzine fu nel 1945, era il 12 di aprile la guerra stava terminando e il presidente degli Stati Uniti Roosevelt muore. Kubrik, che conosceva bene il territorio, attraverso uno scatto fotografico raccontò una pagina di storia dell’America di allora. Egli lavorerà per Look fino al 1950, dopo diverrà regista un grande genio e porterà con lui tutte le immagini che in questi cinque anni ha raccolto, penso che sia questa la differenzia sostanziale tra due momenti artistici del grande Kubrik.
Giovanni Cardone: Come è nato questo progetto e perché Napoli come sede italiana: come è stato l’incontro con le istituzioni napoletane?
Filippo Zevi: Questo progetto nasce un po’ di anni  fa, ed avuto la sua relizzazione in Belgio a Bruxlles, in seguito dovevamo decidere come portare in giro la mostra dato che i costi onerosi. Napoli per noi è stata un sede ideale, come grande momento culturale, ma anche come rilancio della città stessa. Quando ci siamo incontrati con l’Assessore abbiamo avuto grande disponibilità, ma nel contempo l’istituzione comunale non poteva farsi carico dell’intera mostra dato che i costi erano elevati. Ecco che insieme abbiamo deciso - penso per la prima volta al PAN - di mettere un biglietto anche minimo, (in realtà anche per la mostra del World Press Photo c’è stato un biglietto minimo, ndr) per  far si che chi viene a vedere la mostra sappia cosa vede ed è contento di vederla.
Giovanni Cardone: Prof. Zevi lei mi diceva che in questa mostra sono stati aggiunti circa 60 pezzi in più dell’altra, come mai?
Filippo Zevi: Guardi, questa aggiunta nasce da una esigenza di allestimento, il curatore ha dovuto aggiungere altri pezzi perché mentre in Belgio la struttura era uniforme, qui abbiamo delle “stanze” divise, dato che è un palazzo settecentesco, bisognava integrare quindi gli spazi con altre fotografie.
Giovanni Cardone: Quale sono le opere più rappresentative di questa mostra, se ce sono?
Filippo Zevi: Ottima osservazione: se ce sono perché ad ognuno fanno un effetto differente, anche se possiamo ammirare il ritratto di Roky Graziano pugile italo-americano, uomo con un’infazia difficile ed emigrato in America, colto da Kubrik sotto la doccia, alla ricerca della sua anima più autentica e lontano dai riflettori. Le foto che Kubrik fa Betsy Furstenberg, mettendo al centro la bellezza canonica  d’altri tempi, ma nel contempo, raccontando il lusso sfrenato del tempo, dove in una fotografia possiamo ammirare alle spalle della Furstenberg, un Magritte . In contrapposizione la vita precaria dei piccoli lustrascarpe che Kubrik racconta mettendo in evidenza che i suddetti si aggirano per gli angoli di New York con il loro sguardo altrove, lontano dalle scarpe che lucidavano. Negli scatti geniali di Kubrik possiamo ammirare delle foto dedicate alla Columbia University, ad un gruppo di scienziati che fanno degli esperimenti , quei stessi volti li ritroveremo nel film Dottor Stranoamore del 1964 interpreto da Peter Sellers in uno scenziato molto particolare.

Giovanni Cardone: Kubrik Fotografo ha influenzato Kubrik regista ?

Filippo Zevi: Sebbene strano ma quel legame non si è mai interrotto, l’influenza della fotografia si percepisce anche nelle opere cinematografiche. L’influenza di fotografare narrando o meglio raccontanto l’evento, ha fatto si che quando egli stendeva il soggetto e la scenaggiatura di un film cercava in esso lo stesso metodo della fotografia scattata per Look  Magazine.

Giovanni Cardone : Prof. Zevi dopo Napoli questa mostra dove la potremo ammirare avete già programmato quali saranno i paesi che la ospiteranno ?
Filippo Zevi: Guardi, noi come filosofia non amiamo programmare anche se ci sono già paesi come il Brasile, America, altri paesi comunitari e orientali che intendono ospitare l’evento.

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