Milano. Focus sulla notifica. Cosa rende asfittico il mercato dell’arte italiano?
Lo strumento della notifica e i vincoli nel mercato dell’arte italiano sono tematiche particolarmente care al Ce.St.Art - Centro Studi sull’Economia dell’Arte della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, proprio per il loro impatto diretto e indiretto a livello economico. Il Centro Studi porta avanti da tempo, con l’organizzazione di convegni, incontri e altre iniziative, una riflessione sul mercato dell’arte, evidenziando le sue criticità e i punti di debolezza, avanzando proposte di miglioramento della situazione attuale.
Così è stato anche per l’incontro “Trovato in Italia, venduto a Ginevra: primi risultati sul Questionario per la proposta di modifica della legislazione sul mercato dell’arte” tenutosi mercoledì 18 luglio 2012 presso l’Università IULM, nel quale sono stati chiamati a intervenire Giancarlo Graziani (Docente di Mercato dell’arte e dell’antiquariato Università IULM di Milano), Pietro Ripa (Dirigente Addetto Area Research Pianificazione Strategica e Investor Relations MPS Group), Filippo Lotti (Amministratore delegato Sotheby’s Italia), Filippo Cavazzoni (Direttore editoriale Istituto Bruno Leoni), Alfonso Valentino Casalini (laureando IULM) e Paolo Manazza (Corriere Economia, Direttore ArtsLife), che ha moderato l’incontro.
Dopo i saluti introduttivi e la presentazione degli ospiti da parte del Professor Giancarlo Graziani, si è entrati nel vivo della discussione con l’intervento di Pietro Ripa, che ha reso pubblici i primi risultati del Questionario “Gli impatti economici della notifica nell’arte italiana - Come riformare la notifica nell’ordinamento italiano” divulgato nelle scorse settimane per avanzare una proposta di legge per riformare e rendere più flessibile la legislazione in materia vigente in Italia. All’interno del questionario, al quale hanno risposto circa trecento tra studiosi, accademici, curatori, galleristi, collezionisti e altri operatori del settore, sono state poste alcune domande sull’istituto della notifica, allo stesso tempo strumento di tutela del nostro patrimonio artistico, ma anche fattore di forte limitazione per il mercato.
Quel che è emerso dal Questionario è che una forte componente degli intervistati (72,7 %) ritiene che la notifica sia un istituto utile per evitare la fuga all’estero dei capolavori italiani, pur considerandola nella quasi totalità (97,7 %) un deterrente per i collezionisti al prestare ed esporre determinate opere, nel timore che vengano notificate. Consapevoli che la notifica ha un impatto economico in termini di svalutazione del prezzo per opere rare e di elevato valore (per l’82,4 % del campione) e che può avere, al contrario, effetti positivi per opere di fascia media (per il 58,1 %), gli intervistati sono convinti che l’istituto della notifica possa favorire il mercato nero (88,6 %) e che il procedimento di notificazione non segua criteri di valutazione oggettivi (88,1 %). Alla domanda “Oggi la ‘notifica’ trova applicazione per le opere di autore non più vivente la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni: ritiene quest’ultimo vincolo temporale corretto/ragionevole?” la metà perfetta (50 %) degli intervistati ha risposto affermativamente, mentre l’altra metà abolirebbe la notifica per tutte le opere successive a una certa data di riferimento o abolirebbe direttamente la notifica stessa. Alla domanda, invece, se sarebbe auspicabile stabilire il carattere temporaneo della notifica, cioè una notificazione non permanente ma soggetta a scadenza, il 41,9 % del totale ha risposto in maniera negativa, mentre il resto si trova d’accordo, pur differenziandosi sulla durata di questa “notifica a scadenza” (si segnala un 25,6 % favorevole alla soglia dei 10 anni).
Tra le possibili alternative alla notifica proposte, quella che ha raccolto il maggior numero di consensi (41,9 %) si riferisce all’apertura di un’asta nel mercato nazionale per opere notificate destinate alla vendita all’estero: l’opera diventerebbe esportabile nel caso mancasse l’interesse di un acquirente privato o pubblico all’interno dei confini nazionali. Per le altre questioni poste alla loro attenzione gli intervistati si sono trovati sostanzialmente d’accordo, pur con percentuali diverse da caso a caso, propendendo nettamente verso una determinata risposta: nel prevedere una detrazione totale dall’imponibile per tutti i soggetti dall’acquisto di beni notificati (72,7 %), per una detrazione totale per l’acquisto di beni artistici e ambientali di natura immobiliare (61,7 %), per rendere fruibile al pubblico un archivio generale di tutti i beni notificati (97,7 %), nel considerare della stessa importanza la tutela per i beni artistici e quella per i beni architettonici (95,6 %). Infine, il 75 % degli intervistati ha dichiarato di non sapere che “senza discussione in Parlamento il Decreto Legge sullo sviluppo D.L. 13 maggio 2011 n. 70 ha segnato, in sordina, la modifica del principio di tutela per i beni immobili (patrimonio architettonico) di proprietà pubblica, tutela slittata da 50 a 70 anni, e urgenza legata al federalismo demaniale e alla necessità di fare cassa con una più rapida cessione dei beni immobili non ancora tutelati”.
L’esposizione di questi dati è diventata spunto di riflessione per i successivi interventi. Paolo Manazza ha sottolineato come il problema della notifica riguardi la circolazione delle opere d’arte, che ha influenza diretta sul mercato. L’Italia, ha ricordato il Direttore di ArtsLife, in quanto primo Paese al mondo per quantità di opere d’arte, deve porsi il problema della loro tutela, pur rappresentando una parte estremamente marginale del business globale, cosa che si traduce anche in poca occupazione. “Noi Ce.St.Art vogliamo ragionare tra amici per avanzare proposte di modifica della legislazione italiana e portarle, nel 2013, in Parlamento. Vogliamo cambiare in maniera efficace”. L’esigenza è quella di trovare un compromesso tra libera circolazione e tutela che permetta di creare ricchezza e prospettive di lavoro con i proventi del libero mercato; una ricchezza che può essere reinvestita per un’efficace tutela delle opere stesse, che altrimenti rimangono dimenticate nei magazzini dei musei. “L’orizzonte è lo sviluppo economico e culturale del nostro Paese. Siamo seduti su un giacimento di petrolio enorme, vogliamo cercare di sfruttarlo almeno un po’?”.
La parola è passata in seguito a Filippo Lotti, che ha sottolineato la mancanza di una volontà politica in questo senso, a prescindere dal colore politico di appartenenza e dalla distinzione tra strutture centrali e locali, tralasciando significative eccezioni. “L’Italia dovrebbe e potrebbe vivere dei beni artistici che ha la fortuna, forse immeritata, di possedere. Vivere bene e in tanti”. Ma il mercato dell’arte, ha ricordato l’Amministratore delegato di Sotheby’s Italia, è una parte minuscola di quello che c’è - tra mostre, settore alberghiero, eccetera - e che potrebbe essere fonte di ricchezza e impiego per i giovani e meno giovani. “Anche per la crisi, non solo per volontà politica, i ragazzi di adesso non hanno speranze”. Lotti ha ribadito l’importanza di una legge in grado di armonizzare le legislazioni dei vari Paesi europei e si è domandato con amarezza: “Perché non prevedere agevolazioni fiscali per chi compra all’estero e porta in Italia, invece che bastonarlo? Manca una visione di ampio respiro”. È stato rimarcato il diritto per i possessori di beni d’arte di poterli vendere quando e come si vuole, di poterli venderli al meglio; la notifica finisce per azzerare il valore dell’oggetto d’arte, almeno in Italia, opera che a livello commerciale possiede un valore morto e che non può essere gestita dal suo possessore. Filippo Lotti ha concluso il proprio intervento sottolineando che nel nostro Paese mancano fondi, a ogni livello, per la gestione e tutela dei beni d’arte e culturali, chiedendo al contempo maggior attenzione da parte del mondo politico.
Per Filippo Cavazzoni il rapporto con la politica è inevitabile e non bisogna farsi trovare impreparati quando arriverà il nuovo governo nel 2013. L’obiettivo è quello di rendere più flessibile la nostra normativa, ora molto restrittiva. La notifica implica prelazione, limitazione alla circolazione, divieto di vendita all’estero e sanzioni per violazioni degli obblighi di conservazione, che sono ampie restrizioni anche alla proprietà privata. Secondo il Direttore editoriale dell’Istituto Bruno Leoni, gli impatti della notifica non sono solo economici, ma anche di natura etica, perché toccano il tema della proprietà. Cavazzoni si è chiesto come sia intesa la proprietà privata in Italia, valutandola rispettata e sancita dallo Stato a livello teorico, ma nei fatti limitata, perché sottoposta a una non meglio identificata funzione sociale, dove il termine “sociale” è soggetto ad ampie interpretazioni e manipolazioni. “Non parliamo di abolizione della notifica, ma di un sistema più flessibile che consenta la circolazione delle opere”. A questo proposito è stato preso come modello l’ambito anglosassone, che prevede un’asta per cercare un acquirente pubblico o privato all’interno dei confini nazionali prima di procedere alla vendita sul mercato internazionale: tale procedimento permetterebbe di rispettare le esigenze di tutela e conservazione sul territorio senza penalizzare il venditore.
L’ultimo intervento è stato quello del laureando IULM Alfonso Valentino Casalini, che ha presentato un blog sul tema della notifica realizzato da lui e da altri studenti. NOT - Riflessioni sul ruolo della notifica nel mercato italiano dell’arte si prefigge di sfruttare il Web per aumentare il numero dei partecipanti alla riflessione, coinvolgendo anche i non addetti ai lavori. Una volta terminata la presentazione del laureando, Paolo Manazza ha aperto la discussione al pubblico in sala, formato da studenti e operatori del settore, per poi passare ai saluti conclusivi, rilanciando al prossimo autunno la ripresa delle attività del Ce.St.Art.
Il mercato dell’arte italiano è asfittico e poco competitivo, penalizzato com’è da vincoli di ogni tipo, dalla burocrazia alla tassazione, all’interno di un sistema dove le risorse monetarie e umane sono scarse, con una visione antiquata per la gestione dei beni culturali, che talvolta diventano anche strumento di consenso nelle mani della politica. L’istituto della notifica, pur avendo un indubbio valore relativamente alla conservazione del patrimonio italiano sul territorio nazionale, è uno di quei vincoli che ingessano il mercato dell’arte del nostro Paese, rendendolo poco appetibile se confrontato con i mercati esteri. Si auspica vivamente che tale strumento possa essere riformato in breve tempo, reso più flessibile, per trovare un equilibrio tra esigenze di tutela e ragioni economiche. Un ammodernamento che dovrebbe allargarsi all’intero sistema dell’arte, coinvolgendo istituzioni, soggetti e normative che ormai non riescono più a stare al passo coi tempi.
Info
“Trovato in Italia, venduto a Ginevra: primi risultati sul Questionario per la proposta di modifica della legislazione sul mercato dell’arte”
Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, Via Carlo Bo 1, Milano
Evento svoltosi mercoledì 18 luglio 2012, dalle ore 16.00, presso l’Aula Seminari (Edificio IULM 1, 6° piano)
Informazioni: Elena Amodeo e Vittorio Schieroni (Coordinamento operativo Ce.St.Art) - cestart@iulm.it