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1 Apr 2013

Mumble Mumble, Emanuele Salce racconta la sua storia di orfano d’arte

Il figlio di Luciano Salce, cresciuto con Vittorio Gassman, Salce porta in scena la sua vita, raccontando –bene- aneddoti e ricordi.
‘Sono nato accartocciato su me stesso (…) al cospetto di quei giganti che brillavano di luce propria”.

di Rossana Soldano -

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Non accennerei neanche alla presenza di due nomi così, se non fosse stato lo stesso Emanuele Salce a portare con sé sul palco i suoi due padri (Luciano Salce è il suo genitore naturale mentre Vittorio Gassman sposò sua madre Diletta D’Andrea, ndr).
Più che figlio d’arte, Salce sembra essere artista nonostante i padri. Nessun attore perché figlio di lascerebbe a quei due lì occupargli il palco, neanche da morti.  Anche solo accennare a chi siano stati Luciano Salce e Vittorio Gasmann sarebbe un insulto alla memoria di entrambi. Tenerli lì, in scena, è un gesto coraggioso, complesso ed elegante.
Mumble Mumble, ovvero confessioni di un orfano d’arte, in scena al teatro Nino Manfredi di Ostia dal 19 febbraio al 3 marzo e in diverse città italiane, è stato scritto da Andrea Pergolari e dallo stesso Salce, accompagnato in scena da Paolo Giommarelli.
In un immaginario teatro in cui latitano gli spettatori, un attore rivive la sua storia e la sua carriera da Dostoevskij ad aneddoti della sua vita. Tra questi i due significativi momenti in cui ha perso il suo padre naturale e il suo padre adottivo. Un misto di tragedia e comicità, introspezione e sceneggiata. Raccontare questi episodi è un modo per fissarli in una dimensione artistica che smette di essere ricordo e diventa memoria.
Salce è uno a cui piace giocare col proprio destino, facendo a gara a chi è più beffardo.

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Lo spettacolo è un piccolo capolavoro di equilibrio, tecnica, opportunismo artistico, ironia e irriverenza. La raffinatezza tecnica della sua recitazione è figlia – letteralmente - della tradizione teatrale italiana. Lo spettatore è incuriosito e affascinato, poi divertito e alla fine immalinconito; un vortice di emozioni che si specchia in questa voce calda, nei suoi  toni morbidi. Emanuele Salce – lui si - riempie il teatro di attenzione costante in un crescendo di partecipazione simbiotica. Potremo non esserci stati alla veglia per Luciano Salce o Vittorio Gassman, ma avremo sicuramente nelle nostre piccole esistenze un momento di comico imbarazzo in cui la situazione ci è sfuggita di mano, perché cercavamo di stare su un palcoscenico mentre gli eventi ci trascinavano prepotentemente dietro le quinte. E anche questo ha raccontato Emanuele Salce. Facendo salire anche gli spettatori sul quel palco, in uno spaccato esilarante di un momento qualsiasi di una vita qualsiasi. Ha preso e poi ha ridato.
Il finale, le voci in segreteria di quei due lì sono un momento di ritorno alla realtà lontana. Come quel sipario calato sulle loro vite, in momenti diversi. Ma crea un ulteriore legame col pubblico, in briciole di personalità rimaste sconosciute agli spettatori. Un piccolo pezzo in più di retroscena.

Non resta che applaudire. E dire grazie.

 Info:

Mumble Mumble
Ovvero confessioni di un orfano d’arte
di Emanuele Salce e Andrea Pergolari
da 19 febbraio al 3 marzo
Teatro Nino Manfredi di Ostia


Prossime date

13 Marzo – Teatro Comunale di Atri
14 Marzo - Piccolo Teatro Degli Instabili, Assisi
dal 15 al 17 marzo - Arena del Sole, Bologna

POSTATO IL 12 MARZO 2013

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