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10 Gen 2014

Milano. L’arte di inventare con il mezzo fotografico - intervista a Franco Donaggio

Intervistiamo l’artista Franco Donaggio (Chioggia, 1958) in occasione di una sua importante personale presso la Galerie Doria di Parigi (Rue des Beaux-Arts 1, 8 novembre-21 dicembre 2013, inaugurazione giovedì 7 novembre alle ore 18). La mostra si rivela uno spunto per approfondire diversi aspetti legati all’arte di Donaggio, un artista che utilizza “la fotografia per incarnare costruzioni mentali, per dare un volto a silenti presenze nascoste” nei suoi pensieri in attesa di vivere.

di Vittorio Schieroni 

Franco Donaggio   Franco Donaggio

Vittorio Schieroni: Quando e come sono avvenuti i suoi primi approcci con il mondo della fotografia?

Franco Donaggio: Ho iniziato con la fotografia per curiosità. Già da adolescente vedevo la fotocamera come uno strumento magico; il pensiero di premere un pulsante per registrare la realtà sulla pellicola mi elettrizzava. Ricordo che da ragazzo usavo a scuola alcune mie foto come segnalibro, ogni giorno me le trovavo davanti agli occhi e le potevo valutare studiandone i contenuti, il racconto, l’armonia compositiva. Allora, parlo degli anni Settanta, spinto da questa nuova passione comprai un’importante collana di fotografia, e rimasi colpito per l’incisività delle immagini di Hiro, Hideki Fujii, Penn, Avedon, Newton, Haas. Da tale eleganza estetica riuscivo ad assorbire in profondità i contenuti, allo stesso modo della pianta con il suo processo di fotosintesi.

Quali sono state le principali tappe che hanno caratterizzato il suo percorso artistico?

Uso il media fotografico da quarant’anni. Dopo un periodo di studio da autodidatta ho iniziato la mia carriera lavorando per il design, con la fotografia di moda e il ritratto aprendo il mio primo studio a Milano. Il mio cambiamento da fotografo professionista a quello di artista è arrivato lentamente, con i suoi giusti tempi. Allora, essendo un professionista che operava a buoni livelli per la fotografia pubblicitaria, potevo usufruire di buone disponibilità tecniche per la sperimentazione nel mio lavoro, sia di attrezzature che materiale sensibile. Ho potuto studiare e approfondire mettendo in pratica molte tecniche di camera oscura, di illuminazione nei teatri di posa, risolvendo problematiche che ora con l’avvento delle nuove tecnologie digitali non esistono più o si sono trasformate. Tutto ciò, nella mia “conversione” all’arte, è stato un valore aggiunto che ancora oggi fa la sua parte.

Iniziai il mio percorso artistico con il lavoro Metaportraits, che mi diede nel 1996 una reale spinta in questa nuova dimensione. Quel progetto mi valse il premio Kodak Italiano per la creatività nel ritratto e la collaborazione con la Joel Soroka Gallery negli Stati Uniti. Con Metaportraits si delineò da subito la mia intima necessità di “inventare” con il mezzo fotografico; esigenza che ad oggi sta ancora alla base della mia progettazione estetica. Da quel periodo il mio lavoro registrò quella variazione di rotta che negli anni ha cambiato la mia vita.

Franco Donaggio

Chi sono i Maestri e quali gli altri punti di riferimento che ritiene essere stati fondamentali per lo sviluppo della sua personalità di artista?

Amo le avanguardie storiche del ‘900, ma anche altri grandi artisti del passato come Piero della Francesca, Hieronymus Bosch, Giovanni Battista Piranesi, gli architetti Ledoux e Boullée. Nella fotografia František Drtikol, Man Ray, Luigi Veronesi, Irving Penn, ed
altri. Credo che la mia personalità di artista attinga anche da un passato personale profondo, penso a me stesso come ad una sintesi di innumerevoli esperienze di ricerca in senso lato, anche lontane nel tempo, ma collegate tra di loro e legate assieme dalla mia spiritualità. Indicherei l’approfondimento dell’esperienza e la ricerca spirituale come i fattori determinanti della mia crescita intellettuale.

Molte delle sue opere sono contraddistinte da una particolare atmosfera sospesa, onirica, soffusa. In quale stato d’animo vuole trasportare l’osservatore?

Le mie atmosfere si manifestano nel lavoro con un processo istintivo, questo mio modus operandi è un’intima necessità che arriva prima della volontà. Esiste la visione fisica delle cose e quella mentale dell’artista, il mio lavoro fin dalle sue origini è visione mentale, o meglio un progetto estetico che trae il suo respiro dalla realtà ma si alimenta d’altro. Forse dal mio lavoro traspare il desiderio e la passione di uno sguardo che riesca a “vedere” oltre il confine. Trovo comunque giusto che l’opera abbia sempre il ruolo di veicolo per altre visioni personali.

Franco Donaggio

Assemblaggi di elementi diversi, distorsioni, corpi che si fanno architetture e altri particolari che creano incongruenze e situazioni al limite del reale. Qual è il suo immaginario di riferimento e che tipo di realtà vuole rappresentare?

La realtà così com’è intesa comunemente non m’interessa, anzi, spesso mi deprime. Trovo che sia altrettanto deprimente rappresentare con precisione il reale se non c’è un evidente contributo personale da parte di chi opera nel rappresentarlo: tanto vale non farlo, per me non ha senso. Poi, si parla tanto di questa realtà intesa come quella di tutti, io parlerei di livelli diversi di realtà. È scientificamente provato che i sensi di ogni individuo non corrispondono mai a quelli di un altro; per esempio la percezione del colore non è mai la stessa da persona a persona e così via. Alla luce di questo, il mio operare si nutre dell’invenzione estetica, per me usare la duttilità del mezzo fotografico è una pratica per andare altrove, o meglio entrare in una realtà del tutto personale: la mia.

Nel mio lavoro sconfinare oltre il reale è una pratica ricorrente, utilizzo la fotografia per incarnare costruzioni mentali, per dare un volto a silenti presenze nascoste nei miei pensieri in attesa di vivere. Per dare fisicità a questi concetti intervengo con la tecnica digitale utilizzando e mettendo insieme elementi estratti da foto del mio archivio o spesso realizzando immagini appositamente studiate. La metodologia del lavoro è molto articolata e spesso complessa, poiché si tratta di realizzare opere che loro stesse sono già dei progetti. Nel mio quotidiano il monitor del computer è come una tela bianca dove apporre elementi fotografici alla stessa maniera dei colori col pennello. Tutti gli elementi collocati in questa ipotetica tela devono collegarsi tra di loro in un nuovo equilibrio estetico, navigare in un “plasma costruttivo” quasi come un’aggregazione molecolare vista al microscopio dove al posto delle stesse molecole prendono forma spazi, forme, luci, concetti, tutti insieme protagonisti di nuove storie nello scenario delle mie creazioni.

Un particolare bianco e nero, con raffinate sfumature di grigio, è uno degli elementi che rendono riconoscibili i suoi lavori e contribuiscono a creare quell’atmosfera di sospensione cui si accennava prima. Quali sono le ragioni di questa scelta e della sua - salvo alcune significative eccezioni - costante distanza dal colore?

Amo il bianco e nero da sempre, perché è il “paradossale significante” della fotografia. Intendo dire che la pretesa di raccontare come reale e oggettivo quello che già in partenza è stato privato del colore ed è stato amputato dall’inquadratura non è propriamente “realistica”. Proprio per questo prediligo ancor oggi questa tecnica espressiva. In una lontana intervista rilasciata ad Erminio Annunzi definivo il bianco e nero come una verità estetica sotto il colore. Tutto quello che nella vita “sta sotto” m’interessa.

Franco Donaggio

Riflessioni è il titolo della sua prossima personale, che si terrà alla Galerie Doria di Parigi tra novembre e dicembre. Ci può parlare di questa mostra e delle opere che saranno esposte?

Riflessioni è un lavoro che ha avuto dal 2006 ad oggi un buon successo internazionale. Si è rivelata molto importante nel contesto anche la scelta del materiale di stampa, la carta metal restituisce totalmente l’impressione di trasparenza di quelle placide acque; poi quell’iridescenza che nasce dallo spostamento del punto d’osservazione a mio avviso aggiunge all’opera un tocco magico. Saranno esposte 14 opere in grande formato stampate su carta metallica e montate su alluminio (formato 67×100 cm) ed altre 16 (40×50 cm) con passepartout acid free in cornice metallica 50×70 cm.

Quali sono le altre iniziative e i progetti che ha intenzione di portare avanti nel prossimo futuro?

Ho appena terminato il nuovo progetto intitolato Gli Spazi di Morfeo e non ho ancora le idee molto chiare per il prossimo. Di recente sento un’attrazione particolare per il tridimensionale, forse farò i primi passi sulla strada dell’installazione o della scultura. Vedremo.

Franco Donaggio

Intervista realizzata martedì 5 novembre 2013.

Le immagini che accompagnano il testo si riferiscono ad alcune opere che verranno esposte nella mostra alla Galerie Doria di Parigi.

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