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13 Mag 2014

Guido Belgiorno Nettis - il nuovo Chairman dell’Art Gallery of New South Wales.

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Gli italiani che hanno costruito l’Australia,di Giuseppe Ussani d’Escobar -
Gli italiani in Australia sono di casa dalla metà del 1800, e non possiamo e dobbiamo dimenticare i molti che giunsero all’indomani dei moti rivoluzionari e d’Indipendenza cercando un rifugio sicuro. Tra questi vi era il garibaldino Raffaello Carboni (Urbino 1817 - Roma 1875) che guidò insieme all’irlandese Peter Lalor la prima ed unica rivoluzione australiana, la sommossa del 1854 dei minatori dei campi auriferi per una carta dei diritti, nei pressi del villaggio di Ballarat nella battaglia di Eureka Stockade. La nascita della democrazia in Australia si fa risalire a questo scontro armato. Carboni disegnò la prima bandiera australiana che sventolava nella rivolta e che è divenuto il simbolo di questa nazione, blu con le stelle bianche della costellazione della Croce del Sud.
A partire dagli inizi del novecento, moltissimi italiani misero piede sul suolo australiano, insieme ai greci, ed in misura minore gli spagnoli. Così il Mediterraneo è entrato sempre più nella cultura anglosassone presistente, ammorbidendola, nutrendola di uno stile di vita al quale oggi nessun australiano potrebbe mai rinunciare, perchè è parte integrante della cultura.
Noi Mediterranei solchiamo i mari, e popoliamo sempre nuove terre, è parte del nostro DNA, ed ovunque andiamo portiamo la nostra cultura ed i nostri costumi. Siamo viaggiatori, amiamo mescolarci alla gente del posto, la nostra sfida è integrarci e della nostra anima fanno parte la curiosità e l’immaginazione. Non siamo conquistatori mai, si può ben affermare che semmai siamo conquistati dalle altre culture, ne rimaniamo affascinati e sedotti. Gli italiani degli anni venti del trascorso secolo, arrivarono in una terra dalla natura selvaggia e dura, inseguendo il sogno di una terra promessa dove costruirsi un futuro.
Al momento in cui in Italia, salì al potere Mussolini e questi si schierò con Hitler, questi nostri connazionali vennero immediatamente considerati nemici dell’Australia. Non aveva nessuna importanza che questi immigranti non fossero coinvolti con il regime del dittatore, e spesso e volentieri non fossero neppure di convinzione fascista, ma fossero arrivati tempo prima dell’ascesa al potere del Duce. Essi furono perseguitati, molti padri di famiglia furono chiusi in celle comuni poco più grandi di una stanza e talvolta deportati a coltivare la vite, che allora inziava a diffondersi sempre più in questa Terra. Questi uomini e donne superarono le minacce e le difficoltà derivate dall’appartenenza ad una Nazione nemica della Gran Bretagna e contribuirono a far nascere e prosperare la Nazione di oggi.
Un successivo flusso migratorio dall’Italia si ebbe a partire dal 1950, specialmente di manodopera specializzata, artigiani e professionisti. Tra questi vi era Franco Belgiorno Nettis nato a Cassano delle Murge (Puglia) nel 1915 che arrivò in Australia nel 1951, si era laureato in ingegneria a Torino, venne come impiegato di un distaccamento di un azienda milanese, Società Anonima Elettrificazione, con la finalità di costruire linee elettriche. L’Australia, trascorso il periodo infelice della guerra, continuava ad accogliere gli italiani che si mettevano in evidenza per capacità ed inventiva. In seguito Franco fondò insieme a Carlo Salteri la più importante società d’ingegneria e costruzioni dell’emisfero Sud: la Transfield che ha realizzato progetti grandiosi ed all’avanguardia in Australia (il più recente il Sydney Harbour Tunnel) ed in Asia.
Dal matrimonio di Franco con Amina Cerino Zegna, discendente di una nobile famiglia italiana, sono nati tre figli Marco, Luca e Guido.
Incontro Guido a Sydney nelle sale dell’Art Gallery of New South Wales, uno dei più prestigiosi Musei ed Istituzioni Culturali d’Australia, della quale è diventato da poco Chairman of the Board of Trustees, l’organo più importante e che presiede l’istituzione nelle scelte più significative, lo possiamo ben definire il Consiglio d’Amministrazione. Riconosco in lui immediatamente il modo di porgersi squisitamente mediterraneo, e noto anche una forte somiglianza con il padre, che ho potuto conoscere solo in fotografia.
Mi stringe la mano e mi rivolge subito la parola in italiano. Parla in modo sciolto e sicuro, si esprime attraverso la gestualità che annulla i muri tra intervistatore ed intervistato. Mi racconta che uno dei suoi sogni nel cassetto è trascorrere un anno in Italia e poter studiare più a fondo la lingua di famiglia. Guido e gli altri fratelli sono cresciuti con una madre, Amina, innamorata e profonda conoscitrice dell’arte italiana del Rinascimento e del Barocco Italiano e con un padre dedicato ad aiutare gli artisti e con la ferma vocazione di far crescere ed evolvere il gusto e la fruizione dell’arte in Australia, una sorta di mecenate umanista, simile ai banchieri fiorentini che sostenevano le arti. Franco era anch’egli un artista e si dilettava a dipingere nei momenti liberi dagli impegni lavorativi. Così i figli sono cresciuti respirando l’arte e venendo a contatto con gli amici artisti del padre. Nel 1959 Franco aveva fondato il Transfield Art Prize che andò avanti fino al 1970 premiando molti artisti importanti australiani tra i quali Fred Williams.
Guido anch’egli ingegnere, ha seguito le impronte del padre, ed oggi sogna di portare l’Art Gallery of New South Wales verso nuove ambiziose mete. Il suo desiderio più grande è realizzare l’ammodernamento dell’attuale struttura del Museo e dare avvio ai lavori di ampliamento. Prima di divenire Chairman of the Board of Trustees della Galleria, ha ricoperto la carica di Chairman, per ben 6 anni, del Strategy and Development Comittee of the Trust (organo con la missione di mettere a punto i nuovi obiettivi strategici del museo), elaborando e studiando sin da allora i piani d’ingrandimento.
Anche il padre Franco, aveva dedicato parte della sua vita a sostenere ed a migliorare l’Art Gallery of New South Wales. Di padre in figlio la passione continua. Certamente Franco ha trasmesso ai figli la tenacia e la fedeltà al perseguimento degli obiettivi. Così i tre fratelli viaggiano verso il nuovo millennio con le loro famiglie.

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Guido è inoltre Chairman dell’Australian Chamber Orchestra dal 1996, essendo un appassionato di musica classica ed ha studiato chitarra classica. L’Orchestra è riconosciuta internazionalmente e per due volte l’anno è in tour, attualmente si trova in Canada e negli Stati Uniti. Nei rari momenti liberi Guido si distrae e si rilassa suonando la chitarra ed uno dei suoi autori preferiti è Fernando Sor, un musicista e compositore catalano della fine del 1700, innovatore ed estremamente creativo negli accordi per chitarra. Anche Guido è un innovatore nel campo della cultura e delle arti, un ingegnere sognatore e mecenate umanista come il padre.
Ed oggi tanti giovani dall’Italia, a seguito della forte crisi economica che ha investito l’Europa, continuano ad arrivare in Australia alla ricerca di un lavoro che gli possa permettere di vivere e di realizzare i loro desideri. Ma questa non è esclusivamente una fuga per trovare un impiego, non è una diaspora di poveri, è molto più grave ed i governi e le società europee dovrebbero riflettere a lungo e con determinazione sulle motivazioni profonde che fanno sì che questi ragazzi e ragazze si allontanino dalle nostre antiche terre, piene di bellezze artistiche e paesaggistiche: le nuove generazioni sono deluse dalla gestione politica e sociale europea, sono dei grandi idealisti, spesso realizzano di non poter cambiare lo stato delle cose nelle loro patrie, hanno lo spirito dei rivoluzionari dell’indomani dei moti d’indipendenza falliti, sono sensibili ed a volte colti sognatori che contribuiranno alla crescita ed all’evoluzione spirituale di un Paese immenso che contiene all’incirca ventidue volte l’Italia. l’Australia saprà sicuramente fare tesoro di queste nuove energie.

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