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27 Ago 2014

Milano. La musica del colore - intervista ad Alessandra Angelini

Qualche domanda ad Alessandra Angelini (Parma, 1953), artista e docente di Grafica e Tecniche dell’Incisione all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

La luce, il colore, il ritmo e l’armonia sono elementi che caratterizzano tutto il suo percorso artistico, con un’approfondita sperimentazione sulle tecniche e sulle potenzialità espressive dei materiali; la sua sensibilità si manifesta concretizzandosi in opere pittoriche, scultoree, in installazioni e altre forme artistiche a cavallo fra tradizione e innovazione.

L’intervista diventa strumento per approfondire la storia professionale e la ricerca artistica di Angelini, con uno sguardo alle iniziative che la vedranno interessata nel prossimo futuro.

di Vittorio Schieroni

Alessandra Angelini tra le sue opere in blu 

Vittorio Schieroni: Può raccontarci quando è iniziato e come si è sviluppato il suo percorso artistico?

Alessandra Angelini: Ho iniziato a disegnare all’età di quattro anni. Ricordo con chiarezza i mucchi di foglietti di carta che riempivo di schizzi, non ricordo invece che cosa rappresentassero. Erano piccoli fogli che mi dava mio padre nel frattempo impegnato alla sua scrivania a fare calcoli e progettare edifici. Poi ricordo il resto dell’infanzia trascorsa gioiosamente a disegnare in compagnia del nonno artista che mi impartiva lezioni di prospettiva e disegno dal vero. Passeggiando lungo un piccolo torrente raccoglievamo la creta che si depositava ai bordi e facevo piccole sculture. Questo piacere di creare cose al di fuori di me non mi ha mai abbandonato e quando ho deciso di rinunciare agli studi di filosofia, ormai quasi ultimati, per dedicarmi interamente alla pratica artistica e seguire il corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, questo è stato uno dei momenti più felici della mia vita.

Pittura, scultura, grafica, installazioni, libri d’artista… lei utilizza diversi linguaggi artistici per esprimersi. Con che criterio sceglie di utilizzare una tecnica piuttosto che un’altra? E ancora, ha una tecnica con la quale sente di aver maggiore intesa?

Spaziare tra diversi media è come poter esprimere il proprio pensiero in lingue diverse, così non ci sono, nel mio immaginario, linguaggi o tecniche privilegiate. All’origine del mio lavoro penso ci sia la combinazione tra pensiero, emozione e azione. Uno stesso pensiero creativo può trasformarsi su un foglio di carta, su una tela, su un file e assumere “forme” inaspettate; può diventare scultura ed entrare ogni volta in un rapporto diverso con lo spazio. Può addirittura danzare nello spazio. E in questo caso il gesto, il colore/segno diventa musica visiva. La creazione di questi fatti è un momento molto eccitante, quasi magico, e porta a esplorare luoghi sempre nuovi.

Poi arriva la tecnica che è il tramite tra il pensiero poetico e la materia. Più si approfondiscono le possibilità offerte da una tecnica più le valenze espressive di un linguaggio si moltiplicano. Le tecniche possono essere a loro volta reinventate o combinate. Usate in maniera non convenzionale. Tutte operazioni che portano a dar vita ad avvenimenti unici, le opere.

Alessandra Angelini con una sua xilografia su foglio di legno 

Osservando i suoi lavori si intuisce immediatamente l’importanza che il colore riveste nella sua produzione artistica. Può parlarci del suo particolare rapporto con il colore - e del suo rapporto con la luce, in quanto strettamente collegati - per la realizzazione delle opere?

Sì, il colore è dato dalla luce che legge le cose della realtà e le ripropone da svariati punti di vista. Il colore così inteso trasforma l’oggetto statico in oggetto pulsante ed è in grado di palesare gli aspetti invisibili che si celano nella realtà materiale, emozionale e poetica. Inoltre la luce, come elemento immateriale per eccellenza, è molto vicina al suono. Entrambi sono composti da onde e godono di grande libertà di movimento. Come l’immaginazione e il sogno possono spostarsi e ricrearsi apparentemente senza limitazioni. Per questo associo il colore alla musica. Molto spesso quando faccio colore ho la sensazione di fare musica.

E a proposito di questo concetto di movimento, “muovere” il colore fa sì che il nostro vissuto emozionale e psicologico sia continuamente arricchito. Per fare un esempio concreto, un segno inciso su una matrice può essere inchiostrato e quindi interpretato con “colori” diversi. In questo caso non cambia solo la tinta accidentale, superficiale, ma cambia il significato. Un segno blu che si trasforma in giallo… è il mondo del pensiero riflessivo che si trasforma in campo energetico. Penso ai pianeti di ghiaccio piuttosto che al pulsare del sole. La loro forma è simile, ma parliamo di universi diversi e le nostre emozioni sono diverse quando li pensiamo.

Quanto sono importanti per un artista della contemporaneità la conoscenza dei materiali e la competenza nel padroneggiare tecniche artistiche della tradizione?

La tradizione attraverso le “tecniche” ci ha permesso di esprimere la cultura che oggi abbiamo. Ogni scoperta tecnica si è accompagnata alle innovazioni culturali e sociali. Se pensiamo al periodo del barocco, per fare un esempio, la pittura e l’architettura conquistarono una straordinaria dimensione delle spazio, grazie a nuove tecniche e a un nuovo modo di progettare. Il punto di vista prospettico sfondò verso l’alto regalandoci volte e affreschi vertiginosi. Ma questo avvenne in concomitanza con le teorie di Galileo e il nuovo concetto di infinito. Non vedrei perciò le antiche tecniche e la tradizione come momenti delimitati ma semplicemente come segni di continuità che accompagnano lo sviluppo delle idee e delle cose. Perciò alla sua domanda, la risposta è: sì, conoscere il passato con tutto il suo bagaglio tecnico e culturale è indispensabile. Significa conoscere la storia, cioè il fondamento di quello che siamo oggi. I materiali sono la componente prima di questo grande corpo. La natura ci ha offerto materiali meravigliosi e l’uomo nel tempo ha sviluppato sempre nuove metodologie di trasformazione e utilizzo di questi materiali dotati di caratteristiche e potenzialità impensabili fino a qualche decennio fa. E come artista sono estremamente affascinata da questo nuovo mondo dei materiali che suona quasi magico, ma resto altrettanto affascinata dalla bellezza di una pietra o di un foglio di carta naturale, che non appartengono al passato, come si può erroneamente pensare, ma appartengono alla NATURA, che non ha età.

Opera Sogni Curvi di Alessandra Angelini 

Lei porta avanti una continua sperimentazione in campo artistico, ad esempio nell’utilizzo dei materiali plastici, nella preparazione dei pigmenti, innovando tecniche incisorie. Come si concretizza nella sua produzione artistica il rapporto fra tradizione e innovazione?

Molte mie opere nascono da manipolazioni digitali di interventi manuali, quindi con l’utilizzo di antiche tecniche e nuove tecnologie. È il caso di Helios 2010, un’opera di grande formato nata da una piccolissima stampa su linoleum, tratta da un mio libro d’artista, poi rielaborata in digitale e stampata con tecnica serigrafica UV, su un fondo di fogli di legno simili a tessuto sui quali ero precedentemente intervenuta con interventi pittorici in foglia oro. Un incontro tra manualità e tecnologia molto stimolante e una trasformazione dal piccolo formato al macro, che mi ha consentito di trasmettere all’immagine iniziale, nata per una lettura ravvicinata, un nuovo significato di espansione nello spazio.

Infatti la trasformazione è un’altra componente che mi coinvolge costantemente. Sono sempre animata dalla curiosità di vedere cosa succede forzando certe barriere formali acquisite. Questo accade per esempio con le mie sculture in plastica trasparente. Si parte da una lastra piatta e poi nel procedimento delle termoformatura a mano nasce qualcosa di tridimensionale che gioca con la luce e con lo spazio in maniera inaspettata, anche se la forma nel suo insieme era stata progettata in precedenza. Ecco attuata la trasformazione: un oggetto che nasce bidimensionale, statico, e che successivamente inizia a volare… Forse, molto semplicemente, queste azioni sono metafore della vita, che è una trasformazione continua, talora imprevedibile e rischiosa, e che necessariamente porta con sé sentimenti di paura e di gioia.

La sua arte è caratterizzata da una forte componente estetica e dalla continua ricerca della bellezza, eppure lei fa spesso riferimento a un ruolo sociale che l’arte deve avere e che la sua arte intrinsecamente possiede. Può spiegarci meglio la relazione tra questi due aspetti che apparentemente non sono legati in maniera diretta?

La natura ci ha consegnato un mondo perfettamente equilibrato con il compito di conservarlo. Penso sia  necessario, da parte degli artisti, trasmettere il senso di equilibrio della natura e della qualità della vita attraverso le loro opere.  Il cattivo uso della Natura ci ha portato a forme di degrado sociale che si riflettono direttamente sul pensiero e sulle nostre attività cognitive e quindi sociali. L’arte può denunciare tutto questo  proponendo l’immagine di un mondo vivibile. Può esercitare una sorta di ecologia della mente che ci restituisca la capacita di sognare e di apprezzare la libertà, nel rispetto dell’ambiente che ci ospita. E che sia in grado di trasmettere emozioni positive, che mettano nelle condizioni di affrontare la realtà, talvolta estremamente drammatica.

Interventi dell’artista per Helios 2010 

Artista ma anche docente di Grafica e Tecniche dell’Incisione all’Accademia di Brera. Vorrei approfondire con lei questa duplice natura che le permette di avvicinarsi all’arte da più punti di vista.

Senz’altro insegnare Arte rappresenta la continuazione logica della mia ricerca artistica. Realmente non posso immaginare un mondo senza condivisione, ed è appunto la condivisione del sapere e del creare che si attua con i miei studenti. Gli stimoli che cerco di offrire ai ragazzi fanno parte della mia personale esperienza. Quindi lavorare con loro è come creare una grande opera d’arte collettiva ogni giorno.

Lo sviluppo della creatività: è questo il punto fondante sul quale si basa il rapporto didattico, al di la delle tecniche e delle nozioni fondamentali che fanno parte del programma scolastico. Creare non significa improvvisare bensì raggiungere dei risultati attraverso il pensiero e lo sviluppo del senso critico e autocritico. Tutto questo per giungere a un concetto di libertà di espressione che nasca dalla conoscenza e dalla scelta. E anche, naturalmente, una abilità nel saper catturare il caso quando questo ci propone qualcosa di interessante.

Per questo, all’interno del corso, accanto a un programma che prevede molte attività sperimentali legate alla Grafica d’Arte in senso stretto, propongo progetti multidisciplinari e multiculturali di varia natura. Si tratta di progetti che portano ad esplorare altre realtà culturali che a loro volta propongono differenti metodi di analisi della realtà, altri punti di vista. Iniziative come quelle, ormai numerose, che abbiamo realizzato con gli astrofisici dell’INAF - Istituto Nazionale di Astrofisica, con i matematici del Politecnico di Milano, o lavorando sul territorio attraverso esperienze di land art e di arte pubblica.

Quali sono le prossime iniziative che la vedranno coinvolta, facendo riferimento in modo particolare all’ormai prossimo Expo Milano 2015?

Sto lavorando a un progetto che riguarda la realizzazione di un particolare libro d’artista, realizzato con tecniche associate tradizionali e sperimentali, sul tema del giardino. Dico particolare perché l’autore del Giardino in questione è stato un personaggio speciale che ha ideato e coltivato il suo giardino infondendogli quella che era la sua visione della vita e della società nel pieno rispetto per la natura e per la sua bellezza. Temi questi che corrispondono pienamente al messaggio dell’Expo 2015 e che mi offrono un’occasione unica per poter esprimere i miei punti di vista attraverso un’opera d’arte. Parallelamente e coerentemente con le mie inclinazioni, alcuni di questi fiori, incontrati nel Giardino, probabilmente usciranno dalle pagine del libro per essere protagonisti di altre trasformazioni artistiche. Ma come e in quali modi questo accadrà, sarà una sorpresa…

Opera Sogni Curvi di Alessandra Angelini 

Intervista realizzata nel mese di agosto 2014.

Le immagini che accompagnano il testo sono gentilmente fornite dall’artista.

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