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11 Mag 2016

Michelangelo e Vasari, le preziose lettere in mostra a Firenze

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Palazzo Medici Riccardi dal 12 maggio al 24 luglio accoglie un’importante selezione di manoscritti dell’Archivio Vasari, conservato presso il Museo di Casa Vasari di Arezzo, il cui nucleo più prezioso è costituito dalle lettere che Michelangelo Buonarroti scrisse a Giorgio Vasari fra il 1550 e il 1557.
Il restauro di un significativo nucleo di lettere di Michelangelo indirizzate a Vasari e la digitalizzazione dell’intero archivio, interventi promossi e diretti dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, rappresentano l’occasione per esporre per la prima volta a Firenze i documenti più rilevanti di questo fondo, conservato ad Arezzo presso il Museo Casa Vasari.
L’Archivio Vasari è tutt’ora di proprietà privata e appartiene ai fratelli Festari, in quanto eredi Rasponi Spinelli. Il fatto non è infrequente in Italia, ove larghissima parte dei beni artistici nascono come proprietà privata.

Esso è stato dichiarato di notevole interesse storico fin dai primi decenni del Novecento e nel 1994 è stato riconosciuto il suo intrinseco legame con la casa aretina dell’artista, a cui è stato vincolato con un decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali.
Dalla lettura di tale carteggio prende forma il legame intenso e duraturo fra due grandi personalità accomunate dai rapporti con i maggiori personaggi del loro tempo, fra cui il duca Cosimo I de’ Medici: da un lato l’artista universale per eccellenza, Michelangelo Buonarroti, ormai anziano, a confronto con gli affetti familiari, le sue debolezze, gli errori che anche un grande architetto si trova suo malgrado a compiere, le meditazioni su vita e morte, bene e male; dall’altro l’«amico» Giorgio Vasari, figura poliedrica ed eccelsa di artista di corte, emblematica della cultura medicea segnata dal principato di Cosimo I de’ Medici, ideatore e creatore dell’immagine del suo principe e del suo Stato davanti ai monarchi d’Europa.
La parola fissata da Michelangelo sulla carta ingiallita con un tratto preciso, pulito che a tratti diventa pura geometria del segno, acquista la forza palpitante di una tensione interiore vitale e toccante, capace di raggiungere vertici insuperabili di alta spiritualità e ispirazione lirica in tre sonetti, conservati nell’Archivio Vasari e eccezionalmente esposti alla mostra.
L’Archivio Vasari, a cui appartengono le carte esposte nella mostra, è conservato nella casa di Giorgio Vasari ad Arezzo, acquistata dallo Stato italiano nel 1911 in occasione del IV centenario della nascita dell’artista e trasformata in Museo di Casa Vasari.

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Le complesse e travagliate vicende della trasmissione di queste carte iniziarono nel 1687, allorché, dopo la morte di Francesco Maria, ultimo discendente della famiglia Vasari, esse vennero comprese nell’archivio di uno degli esecutori testamentari, Bonsignore Spinelli. I preziosi manoscritti rimasero nell’archivio Spinelli (poi Rasponi Spinelli) fino al 1921, quando venne concordato con la proprietà di depositarli presso la Casa Museo di Arezzo, così da riunirli al resto delle memorie vasariane.
L’archivio è di universale interesse, ma in particolare per la città di Arezzo, e da rappresentanti della cultura e della politica – trasversalmente - si auspica che non appena terminata questa esposizione fiorentina, possa essere esposto nella città di Piero, non essendo difficile trovare una sede e una formula prestigiosa, dando così maggiormente corpo sia alla valorizzazione che alla tutela

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