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22 Lug 2017

Roma, al Vittoriano EPOS. CHAO GE. La lirica della luce

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Dal 27 luglio il Complesso del Vittoriano - Ala Brasini ospita EPOS. CHAO GE. La lirica della luce, esaustiva antologica dedicata all’artista cinese Chao Ge che ne racconta il ricco percorso esponendo circa 80 opere tra oli su tela, tempere e disegni che descrivono luoghi e personaggi dell’Asia centrale e della Inner Mongolia
Sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, promossa e organizzata da
Segni d’Arte in collaborazione con Uniarts, l’esposizione ha ottenuto il patrocinio di Roma
Capitale, della Regione Lazio e dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare
Cinese.
Nata da un desiderio del Maestro Chao Ge, Professore all’Accademia Centrale di Belle Arti di
Pechino, condiviso dall’artista Ma Lin, da Nicolina Bianchi, critico d’arte, editore e direttore
responsabile di Segni d’Arte, e da Giancarlo Arientoli, antropologo e art director di Segni d’Arte,
la mostra è curata da Claudio Strinati, noto storico dell’arte, e dalla stessa Nicolina Bianchi.
La rassegna propone un percorso espositivo che testimonia la rilevanza nel panorama
artistico contemporaneo di questo pittore, che racchiude in sé due anime: quella della
tradizionale nativa Mongolia Interna, a cui è tuttora legato molto profondamente, e quella della
moderna Pechino, la grande città in cui ha studiato, raggiunto i primi successi e dove tuttora
continua a dipingere e ad insegnare.

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In programma fino al 26 settembre EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta attraverso
circa 80 lavori, suddivisi in due sezioni (dipinti e disegni), realizzati dal 1987 a oggi, la
straordinaria storia creativa dell’artista che evidenzia la maestria con la quale domina le
tecniche pittoriche (olio, tempera, disegno su tela) attraverso le quali come ricorda Strinati, egli
“si spinge molto avanti nella ricerca del colore, anzi più esattamente nella ricerca del bianco quale
sintesi di tutti i colori”.
Cultore appassionato del Rinascimento italiano, ritrattista meticoloso e notevole
paesaggista, Chao Ge è l’espressione più piena della propria terra d’origine, quella “terra del
cielo blu” così definita per la spettacolare luce che tutto vivifica.
Capace di andare a indagare l’invisibile oltre le apparenze, in particolar modo quando si sofferma
sugli intensi ritratti umani dove accorpa alla fisicità delle persone quella delle cose, l’artista
riversa continuamente sulla tela, con una nitidezza impressionante, le proprie emozioni e lo fa
ogni volta che, novello Marco Polo, diventa osservatore e testimone attento dei complessi
scenari asiatici.
“Qui sta il cuore del continente più vasto e fiero del nostro pianeta: è l’Asia Centrale, secondo la
definizione che ne diede un attento studioso proveniente dall’arcipelago nipponico” - racconta il
Maestro cinese. “Questa porzione di continente, la cui matrice consiste in vaste lande selvagge, è
divenuta un trasmettitore di vita per le civilizzazioni circostanti sulle quali ha infuso sempre nuovi dinamismi. Qui sono nate e cresciute le più antiche espressioni religiose dell’umanità e, a tutt’oggi,
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questa regione rappresenta l’antenato e la culla di tutte le religioni o, si potrebbe dire, il
preannuncio delle civiltà limitrofe. Nel 1999, seguendo la mia immaginazione, ho inteso narrare e
descrivere questa parte di continente …”.
È tuttavia evidente che, nel momento in cui ritrae paesaggi e temi che riportano alle origini, la
sua arte assume quasi la forma del poema epico, “quando poi - come scrive Claudio Strinati
nella sua presentazione a catalogo - dietro a certi formidabili ritratti trapelano le stelle o le
montagne, si sente chiaro quel sentimento di unione universale che rende i ritratti stessi una sorta di elegia dell’umano in sé”. E questo senso di profonda umanità, per dirla ancora con le parole del curatore, “è forse il valore massimo conseguito da Chao Ge, un pittore che sa parlare sia al cuore sia alla mente, sommo tecnico e autentico poeta”.
A proposito del titolo della rassegna Nicolina Bianchi scrive: “Epos, il titolo della mostra, che
secondo il termine greco, è narrare la storia di un popolo, le sue gesta, il suo importante
patrimonio spirituale, tramandandone così la memoria e la sua essenziale identità, è per Chao Ge
un modo di impaginare ed evocare nel dipinto la storia delle sue origini, della sua Inner Mongolia,
narrandola secondo una musicale poetica di luce.”
Il catalogo della mostra è edito da Segni d’Arte.
Gestione e organizzazione Complesso del Vittoriano - Ala Brasini: Arthemisia.
Titolo: EPOS. CHAO GE. La lirica della luce.
Mostra personale dell’artista Chao Ge
Sede: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini
Roma, Via di San Pietro in Carcere s.n.c.
Date: 27 luglio - 26 settembre 2017
Orari di apertura: Dal lunedì al giovedì 9.30 - 19.30; Venerdì e sabato 9.30 - 22.00; Domenica 9.30
- 20.30 (L’ingresso è consentito fino un’ora prima)
Ingresso libero

Note biografiche:
Chao Ge nasce nel gennaio del 1957 a Hohhot in Inner Mongolia, terra dai paesaggi sterminati,
che da secoli affascina viaggiatori, avventurieri e conquistatori e che occupa un posto di primo
piano nella vita e nella produzione dell’artista. Nel 1978 Chao Ge supera l’esame per frequentare
l’Accademia Centrale di Pechino, sezione Pittura a olio, e quattro anni dopo il primo livello
universitario nello stesso ateneo. Dal 1987 il Maestro insegna Pittura a Olio all’Accademia Centrale
di Pechino. Dal 1989 a oggi è stato impegnato in diverse esposizioni tra cui quella itinerante negli
Stati Uniti dal titolo Pittura Contemporanea Cinese e quelle di Mosca e San Pietroburgo dedicate ai
pittori dell’Accademia Centrale di Pechino (1993). Nel 1997 prende parte alla mostra 100 anni di
ritrattistica a olio in Cina svoltasi a Pechino e viene invitato alla Biennale di Venezia. Nello stesso
anno viene selezionato come membro della giuria in A Centennial Exhibition dedicata alla pittura a olio della Cina come membro della giuria. Nel 1999 è presente alla Biennale Internazionale di
Parigi. Negli anni 2000 e 2001 riceve una borsa per studiare presso l’ex Accademia Reale di Belle
Arti di Madrid: è una nuova occasione per visitare l’Europa e per conoscere altri artisti. Da allora la sua attività espositiva rimane costante: Cina, Russia, Canada, America. Nel 2006, su invito del
Governo italiano, è in mostra, presso la Sala Giubileo del Complesso del Vittoriano, con la
personale La rinascita dei classici. Nel 2008 l’Accademia di Belle Arti Repin di Russia gli
conferisce il titolo di Professore Onorario. Nel 2015 espone a Vienna, presso gli spazi espositivi
della Kunstforum, nella mostra dal titolo Chao Ge. Moment und Ewigkeit, due anni dopo, nel
gennaio 2017, è presente con l’esposizione La mia via sulle orme di Marco Polo all’Accademia
delle Arti del Disegno di Firenze, a cura di Adriano Bimbi, Rodolfo Ceccotti e Gao Jun. Direttore
degli Accademici dell’Accademia Centrale di Pechino dal 2008, il Maestro ha ricevuto diversi premi e prestigiosi riconoscimenti. Dal 1997 a oggi ha preso parte a molti documentari televisivi
nazionali, oltre a essere stato oggetto di numerosi speciali condotti dalle reti cinesi.

Alcune note critiche

Claudio Strinati: “(…) È la sua Mongolia che il maestro scruta e rappresenta e sono per lo più
spazi che non hanno confine e di cui non si riesce a misurare l’immensità. Ma è l’immensità che il
maestro vede e ci restituisce nella stesura dei suoi quadri. Chao Ge è mongolo e della cultura
mongola ha sicuramente acquisito quel senso del nomadismo, dello spostamento continuo sulla
superficie di questo mondo che è così profondamente sedimentato in quella cultura che nello
stesso tempo esalta i valori della famiglia, degli affetti, della vita in comune. E, realmente, quei
quadri dove non si può intuire la vastità degli spazi e soprattutto non se ne vede il limite, ci parlano di una meta inquieta ma non instabile, ansiosa forse ma non angosciata. È possibile raggiungere, per un individuo per un popolo intero, un contemperamento tra lo spirito nomade e quello stanziale? È possibile certamente e la storia è piena di esempi in tal senso, ma non c’è dubbio che tanta arte di Chao Ge è scaturita proprio da un tale stato d’animo. Stato d’animo che non è turbato ma anzi spinge al rasserenamento e alla quiete.
E quiete sono le sue opere anche se è chiaramente percepibile una sorta di nervosismo a fior di
pelle che le anima e le porta verso di noi con un fascino unico e incomparabile.
(…) Chao Ge dalla tradizione occidentale classica ha assimilato sia l’idea rinascimentale sia quella
barocca. È un naturalista in abito rinascimentale. È uomo di forte passione nella immobilità e
serenità di un immaginario discepolo di Piero della Francesca.
Ma questo non genera contraddizione, al contrario genera sintesi e perfezionamento di un ideale
della forma che può essere amato e compreso da un capo all’ altro del mondo, forse proprio
perché questo difensore della classicità, questo virtuoso e solenne pittore è al di là della apparente
immediatezza del nomade che sposta continuamente la sua attenzione su ciò su cui va a
impattare, siano esse cose o persone (…)”

Nicolina Bianchi: “(…) Epos, il titolo della mostra, che secondo il termine greco, è narrare la storia
di un popolo, le sue gesta, il suo importante patrimonio spirituale, tramandandone così la memoria
e la sua essenziale identità, è per Chao Ge un modo di impaginare ed evocare nel dipinto la storia
delle sue origini, della sua Inner Mongolia, narrandola secondo una musicale poetica di luce.
Musicale, perché molto spesso la sua pittura sembra seguire con i colori i meravigliosi ritmi della
natura.
Una pittura luminosa, dalla ricca tavolozza, moderna e vigorosa, come nelle rocce di Aobao, o
nelle montagne di Abag Banner, a volte accompagnata da una nota di romantica malinconia come
nel suo Poema d’autunno, o nelle linee verdi azzurre del fiume Kherlen o nel blu profondo e
perlaceo dei cieli che segnano l’orizzonte. Una storia infinita di quell’Oriente dove si concentra
forse più che in altre parti del mondo il mistero della vita, dell’uomo, della natura stessa.
Un confine tra moderno e passato, tra momenti di grande spiritualità e cruda realtà, tra respiri
profondi nelle sconfinate praterie della steppa, dove si tira il fiato a cavallo dei thaki, e dove
pensose tristezze di familiari atmosfere di yurte e di lenti carri dipingono piccole ma importanti
storie delle campagne mongole. Meraviglia di un mondo che accoglie e racconta la storia di secoli,
dove la luce del sole riesce a cancellare anche i confini, e dipinge di rosso le rocce e i volti di
persone che scrutano, nel gesto di mani a riparo della forte luce, l’infinito di paesi lontani. Una
storia di intimi colloqui, narrata da Chao Ge con i “valori più alti di una pittura classica” ma con
nuovi e innovativi approcci all’attualità, una creazione artistica - come lui stesso afferma - con la
quale spera di contribuire a ridestare negli uomini il senso di rispetto delle cose, ma anche di
marginare gli attuali smarrimenti e drammi spirituali

Ufficio Stampa SEGNI D’ARTE
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