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29 Mag 2008

Novembre 1988, Gli antiquari ed il restauro nella provincia di Arezzo

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Così veniva analizzata la situazione complessiva del settore nella provincia di Arezzo venti anni fa nel testo di  Pierluigi Massimo Puglisi,  attuale presidente del Comitato Tecnico della Fiera Antiquaria, e direttore editoriale dei nostri siti, in Antiquari e restauratori, guida alla visita nel comune e nella provincia di Arezzo. 

Una radiografia da rileggere in vista del Convegno del 28 giugno prossimo presieduto da Antonio Paolucci

 

GLI ANTIQUARI

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Il fenomeno «antiquariato» ad Arezzo, caratterizzato da una crescita superiore a quanto verificatosi altrove e che ha portato alla presenza di circa 100 aziende nella provincia, è tanto più interessante se si tiene conto che esso avviene in un Paese che, possedendo da solo circa la metà delle opere d’arte sparse in tutto il mondo, ha un fenomeno antiquariale numericamente proporzionato.

Si tratta come già detto nella premessa di attività quasi sempre individuali, basa­te essenzialmente sulla grande laboriosità degli addetti. L’impostazione delle bot­teghe rispecchia ancora in molti casi la stessa eterogeneità che si trova nella Fiera Antiquaria: mobili, dipinti e oggettistica, diversissimi fra loro, non solo per epo­ca ma anche per qualità, sono mescolati in modo disordinato, lasciando al visita­tore il piacere della scoperta: così che fra vecchie bottiglie e modestissimi dipinti è possibile magari trovare una bella poltrona dell’800 o una coppia di seggiole Thonet.

Non mancano però accanto a queste botteghe di ricercatori e raccoglitori, nume­rosi negozi con pezzi selezionati o altri che propongono più accentuate specializ­zazioni: libri antichi, strumenti scientifici, radio d’epoca, archeologia classica, vetrate liberty e affiches, oggetti art decò, modernariato, gioielli, orologi, argen­ti, dipinti antichi e dell’ottocento e novecento, oltre a mobili e oggettistica d’alta epoca.

Si sono anche sviluppate di recente due mostre antiquarie che portano, in coinci­denza con ogni Fiera, altri numerosi e qualificati espositori a proporre i loro pez­zi all’interno di due fra le maggiori gallerie della città.

L’offerta, come si vede, è molto varia e tale da soddisfare collezionisti e amatori d’arte fra i più esigenti: a questo scopo rimandiamo il lettore alle note esplicative del nostro indirizzario che potrà facilitare la ricerca di pezzi specifici, rammen­tando che i prezzi, come sempre accade in antiquariato, sono molto variabili, ma quasi sempre «al giusto», come si dice da noi. Possono confermarlo i commercianti di antichità che da ogni parte vengono periodicamente ad Arezzo: quanti pezzi passati da qui capita di rivedere nei negozi di ogni parte d’Italia!

Chi infine, anche senza essere un intenditore, voglia inserire nel suo percorso una visita ad Arezzo antiquaria, lo faccia con fiducia: troverà una grande scielta e anche chi con pazienza, saprà dare dei suoi pezzi, giuste spiegazioni e garanzie.

IL RESTAURO

Non è possibile capire cosa si  intende ad Arezzo per «ambiente antiquario» se non si tiene conto di ciò che  è cresciuto assieme ad esso, ossia il restauro, con le sue oltre 90 aziende che operano nella provincia. Rispetto ai problemi della conservazione e del recupero delle opere d’arte, l’evoluzione della ricerca, i nuovi materiali e i modelli metodologici di intervento, richiedono un costante impegno di aggiornamento da parte di restauratori, collezionisti, antiquari, artigiani e amatori d’arte. Il discorso è senza dubbio affascinate per il grande pubblico, ed ecco allora che di restauro si fa un gran parlare, anche se non sempre in modo accessibile. Fra tutte, è certamente la figura del restauratore di dipinti quella che finisce per assumere un particolare carisma, non solo per intrinseco merito, ma anche grazie ad un certo sensazionalismo editoriale che fa pensare - complici spesso gli stessi interessati - a veri e propri “miracoli”, ottica a cui non è estraneo il particolare linguaggio “da iniziati” ai più ovviamente oscuro.

Essendo questo il settore che da noi ha registrato la crescita più forte negli ultimi anni, esso meriterebbe una disamina più ampia, che tuttavia non può essere fatta in questa sede, per cui ci limiteremo a darne una breve descrizione.

RESTAURO PITTORICO

E’ il settore numericamente più cresciuto negli ultimi anni passando da tre soli restauratori nel 1983 agli almeno venti studi di restauro che abbiamo attualmente. Oltre a quelli diplomatisi in un apposito corso tenuto qui ad Arezzo da Carlo Guido, sotto il patrocinio del Comune, sono confluiti nella nostra città restauratori di dipinti formatisi a Roma e Firenze.

Una crescita che ha favorito, assieme a quella di storici dell’arte molto attivi, la formazione di un ambiente adatto a nuove iniziative non solo per la migliore sal­vaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico di proprietà pubblica, ma in definitiva dello stesso mercato antiquario.

Oggi è già un vantaggio per antiquari e collezionisti avere a disposizione nella provincia così numerosi studi di restauro pittorico e non essere costretti, come prima, a rivolgersi altrove. Il mercato dei dipinti ad Arezzo ne ha avuto un certo stimolo.

A questi studi, altri se ne potranno aggiungere essendo stato organizzato a Cor­tona un corso di restauro conservativo e pittorico di dipinti simile a quello già tenuto ad Arezzo.

La crescita di questo specifico settore, pur adeguandosi ad una tendenza nazio­nale, ha tuttavia insiti ovvi rischi di saturazione.

Mentre sono tanti i giovani che si specializzano nel restauro pittorico, vengono contemporaneamente trascurati altri settori (le cosidette «arti minori») rispetto ai quali non solo la nostra provincia è scoperta.

L’attività dei restauratori aretini di dipinti che già operano nel territorio è rivolta sia al settore privato che pubblico: su questo ultimo numerosi sono stati negli ultimi anni gli interventi effettuati, dando quindi un notevole contributo al recu­pero del patrimonio artistico locale.

A questo proposito va ricordato il fondamentale impulso dato dalla Soprinten­denza di Arezzo per il recupero del patrimonio artistico sia nel campo dei dipinti che in quello del restauro architettonico, che, solo per ricordare gli eventi più importanti, è confluito nelle grandi mostre del 1974, 1979 e 1984.

RESTAURO DEL MOBILE

È il settore che vanta senza dubbio la maggior tradizione, che risale ai primi del secolo. I restauratori di mobili della nostra provincia grazie alla loro grande esperienza, sono in grado di risolvere in maniera opportuna problemi anche difficili e complessi.

È uso generalizzato rispettare la patina dei legni e non intervenire su quei piccoli difetti che fanno parte della storia del mobile e che in definitiva ne aumentano il sapore: non accade, o perlomeno è raro, per esempio che un restauratore accet­ti di rasare il piano di un tavolo, per togliere graffi, macchie o altre imperfezioni e farlo apparire nuovo di zecca in ossequio ad un cattivo gusto purtroppo ancora diffuso.

L’intento è invece generalmente quello di riproporre il mobile nella sua giusta luce, senza alterazioni o fantasiose manomissioni.

I pezzi in conseguenza vengono «finiti» con il materiale più adatto alloro legno, cera nella maggior parte dei casi, mentre la finitura a gommalacca è usata solo per i pezzi cui essa è coerente.

In questa filosofia del restauro del mobile vanno ricordati i corsi specifici che si tengono all’Istituto d’Arte di Anghiari, da cui provengono gran parte dei buo­ni restauratori della provincia.

È anche possibile da alcuni restauratori farsi realizzare, dietro richiesta, dei mo­bili in stile, fatti con legni vecchi, per particolari esigenze di arredamento.

È bene infine tener presente che non è infrequente trovare presso i restauratori di mobili, pezzi lasciati in visione dai clienti che intendono disfarsene.

ALTRI TIPI DI RESTAURO

Per quanto riguarda gli altri tipi di restauro, forniamo nella Guida una serie di nominativi con relative specializzazioni.

Esse riguardano la doratura, il restauro di libri, stampe e materiale cartaceo in genere, gli strumenti musicali, gli intagli sia in legno che in avorio, per i quali abbiamo nella provincia abili restauratori. Va ricordato il corso tenuto nel 1985 presso l’Archivio di Stato per restauratori di materiale librario.

Un cenno a parte merita il Centro Diagnosi e Conservazione che si occupa essen­zialmente del restauro di edifici monumentali con una attività che si esplica a li­vello nazionale.

Pur con il grande sviluppo che il settore ha avuto, rimangono tuttora scoperti da noi alcuni settori che riguardano, ad esempio, i tessuti e parati antichi, trine e ricami, maioliche e porcellane, vetri, cuoi, smalti per i quali, per il momento, ci si deve rivolgere altrove.

CONSIGLI VARI

dagli antiquari:specialmente se sono un po’ decentrati, non guasta una telefona­ta prima di andarci: essendo ditte individuali può capitare che il titolare sia as­sente per acquisti.

certificato di garanzia: è un documento tecnico, senza riferimenti al valore mer­ceologico, in cui l’antiquario descrive l’oggetto in relazione all’epoca, qualità c suo stato di conservazione, talvolta corredato da fotografia o autenticato sulla fotografia stessa.

È da richiedersi solo per l’acquisto di pezzi importanti, mentre per altri di minor valore può essere sufficiente una nota scritta dall’antiquario sul suo biglietto da visita che vi servirà comunque per ricordarvi dove e quando avete effettuato l’acquisto.

stime e perizie generalmente chiamate «expertises»: sono prestazioni professio­nali molto delicate e specialistiche, che richiedono un attento lavoro di documen­tazione e talvolta tempi lunghi di ricerca. Vale pertanto il consiglio di rivolgervi di volta in voltà all’esperto di settore che il vostro antiquario di fiducia vi saprà indicare. Un buon antiquario è senz’altro in grado di dare delle valutazioni at­tendibili sia per iscritto che verbalmente, cosa che viene talvolta fatta anche a titolo di cortesia esaminando una semplice fotografia. Sarà lui stesso comunque a dirvi se è giustificata la spesa di una perizia effettuata dall’esperto.

nei negozi: senza timore entrare e chiedere prezzi e delucidazioni su quanto espo­sto. Se cercate qualcosa di particolare che non vedete, provate a chiederlo, maga­ri lasciando il vostro telefono.

con tutti i restauratori: sarà opportuno cercare d’intendersi chiaramente su tutti gli aspetti del lavoro da compiere: prezzo e tempo di consegna soprattutto.

con i restauratori di dipinti: il livello degli studi ne ha accresciuto l’affidabilità, ma si tratta pur sempre di materia tanto delicata che voci d’indubbia autorevo­lezza non si stancano di ammonire che può fare più danno un restauro impru­dente che le ingiurie dei secoli. Ai neofiti giova allora rammentare brevemente le regole dei vecchi collezionisti:

Una buona collezione si forma anche grazie ai consigli del restauratore: aver­ne uno di fiducia è senza dubbio importante.

Per parte sua il collezionista farà bene ad aggiornarsi il più possibile sulle at­tuali tecniche d’intervento: i problemi della conservazione e del restauro non mancheranno di appassionarlo.

Intervenire sui dipinti solo quando è necessario, senza correre rischi inutili, ma tuttavia senza aspettare che un danno, magari poco vistoso, diventi irre­parabile. Un restauratore serio non vi consiglierà mai di intervenire su di un dipinto che non ne abbia bisogno, o che non migliori con il restauro. Quanto alla spesa, tener presente che non tutti gli interventi sono costosi, come non tutto merita - valore affettivo a parte - costosi interventi: chiedere un preven­tivo non fa male. Fare indagini preliminari, in alcuni casi, può essere indi­spensabile.

Chiarire il tipo d’intervento che si farà al dipinto, senza aspettarsi «miracoli» ma solo correttezza e competenza. Seguirne poi le varie fasi; sarà interessante per il collezionista e farà piacere anche al restauratore. Alla fine è preferibile farsi rilasciare una buona documentazione fotografica e scheda relativa. Qual­che volta si sentiranno usare termini tecnici che possono essere di difficile comprensione, ma il restauratore può, se vuole, farsi capire anche dal profano senza sminuirsi, perchè la sua bravura non risiede certo nell’uso del linguaggio.

Per interventi su dipinti di grande rilevanza, è auspicabile richiedere anche i consigli di uno specifico conoscitore, che magari ne segua il restauro.

Si eviti infine di chiedere al restauratore ciò che non gli compete, come per esempio l’expertise o il valore del dipinto, cose che riguardano casomai lo sto­rico dell’arte o l’antiquario.

per fare lumi da basi antiche: in Arezzo due artigiani possono proporvi delle ele­ganti soluzioni (Toci, in Via Cesalpino e De Santis, Logge Vasari).

per i trasporti: pezzi anche di grandi dimensioni possono essere acquistati qui e recapitati ovunque a prezzi accessibili; gli stessi antiquari vi metteranno in con­tatto con il loro trasportatore di fiducia.

per pezzi da portare all’estero: è possibile fare dogana ad Arezzo; gli spedizionie­ri doganali vi chiariranno caso per caso le formalità da espletare.

per incorniciare stampe antiche: ad Arezzo ci si può rivolgere a Pecchi (Corso Italia) e Poggi (Via Garibaldi).

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