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6 Set 2008

La guerra non porta via solo vite umane. La guerra porta via anche l’arte. Ora c’è una Red List, e un appello da seguire

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Nasce una Red List per contrastare l’illecito commercio dei beni culturali depredati dalle principali “zone a rischio”. 

Il  Generale Nistri del Nucleo Tutela Patrimonio lancia un appello a tutte le Associazioni Antiquarie.

FIMA risponde immediatamente e sul suo House Organ ne  diffondende la conoscenza presso tutti i suoi Sindacati e Associazioni. 

EosArte rilancia l’appello a tutti i siti d’arte, con una preghiera:  diffondetelo.

Red List:  http://icom.museum/redlist/index.html  .

Il link che precede va messo fra i preferiti. Questo, con grande sensibilità, suggerisce FIMA a tutti i suoi iscritti, per serietà e solidarietà da parte di antiquari e collezionisti, che non devono rischiare, senza rendersene conto, di acquistare pezzi di illecita provenienza depredati in queste zone.  EosArte che da sempre si batte per il rispetto della legalità, ben volentieri si unisce all’appello lanciato dal Generale Nistri e lo rilancia on line, sperando cha altri siti ancora lo riprendano e lo ripubblichino.

La potenzialità dell’on line è enorme e Internet può essere il veicolo principale di smercio di queste opere, anche se non il solo, ma anche veic olo di contrasto, se usato per dare la massima cassa di risonanza all’iniziativa, che è già un primo modo di collaborare alla mobilitazione internazionale in favore della ricostruzione dei patrimoni storici delle Nazioni maggiormente colpite dai saccheggi di beni culturali.

I più attenti si ricorderanno di quando, nel lontano aprile 2003, la Croce Rossa invitava gli anglo-americani a portare ordine in una Bagdad distrutta dalla bombe e nel caos più completo. Quei disordini  non hanno portato solo morte e distruzione, hanno anche facilitato i furti  e ruberie di ogni tipo - all’epoca si parlò di “furti su commissione” - dal museo archeologico di Bagdad. Lo constatò un giornalista della France Presse. Il museo, che conteneva pezzi inestimabili e unici di epoca sumera, assiro-babilonese, persiana, sassanide, partica e islamica, veniva razziato da uomini che, in tanti casi, rispondevano ad ordini arrivati dall’altra parte dell’oceano. Non sempre era così, è chiaro: tenere in ostaggio delle opere d’arte poteva servire a ben altro, lo capiamo tutti. E tuttavia in non pochi casi le abbiamo viste in vendita in internet.

Ebbene, nessuno si è dimenticato di quei furti. Anzi.

Questa estate ha portato giudizio e riunioni. Infatti “nel corso della 5^ Riunione del Gruppo di Esperti Interpol (IEG) sui beni culturali rubati, tenutasi a Lione (F)[…], sia nel corso del 7° Simposio Internazionale di Interpol sul furto e il traffico illecito di beni culturali e oggetti antichi - Lione (F) […] è stato posto ulteriormente l’accento sulla necessità di incrementare la consapevolezza pubblica relativamente alla protezione del patrimonio culturale in quanto bene comune dell’Umanità, riconoscendo un ruolo di primaria importanza al mercato dell’arte nella lotta al traffico illecito dei beni culturali e ponendo particolare attenzione all’esigenza di contrastare il commercio dei beni culturali depredati dalle principali “zone a rischio”, quali quelle medio-orientali, dell’America Latina e del continente africano.”

Così è nata la Red List, che dovrebbe limitare la vendita di alcuni manufatti rarissimi che provengono da Iraq, Afganistan, Perù, Africa (alcuni paesi), America Latina.

La Red List serve quindi ad antiquari, collezionisti, appassionati, giornalisti, perché segnala la presenza di opere “sospette”, cioè quelle da non comprare.  Anche questo - creare ostracismo nei confronti di certi acquisti, fare terra bruciata intorno agli illeciti, serve  a non uccidere il patrimonio culturale e con esso la memoria di Stati che già perdono molte vite umane. Aiutiamoli dunque a salvare la loro storia.  

Come utilizzare quindi la Red List?

Per esempio apponendo sul proprio sito internet il link alla pagina del sito ICOM, con banner per richiamare l’attenzione. Pubblicando il link su appositi “house organ” dei consociati, ad esempio riviste di federazioni, sindacati, del settore antiquario anche di più larga diffusione.

I Sindacati ed Associazioni FIMA sonno sollecitate fin da questo momento, e con loro tutte le Testate on line su cui possiamo avere influenza.

Per chiunque avesse voglia di guardare quali sono tutte le opere off-limits ecco il link: http://icom.museum/redlist/index.html

da FIMA Comunicazione/MP

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